Poesie inserite da Silvana Stremiz

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Scritta da: Silvana Stremiz

Dimmi donna

Dimmi donna dove nascondi il tuo mistero
donna acqua pesante volume trasparente
più segreta quanto più ti spogli
quale è la forza del tuo splendore inerme
la tua abbagliante armatura di bellezza
dimmi non posso più con tante armi
donna seduta sdraiata abbandonata
insegnami il riposo il sonno e l'oblio
insegnami la lentezza del tempo
donna tu che convivi con la tua carne ignominiosa
come accanto ad un animale buono e calmo
donna nuda di fronte all'uomo armato
togli dalla mia testa questo casco d'ira
calmami guariscimi stendimi sulla fresca terra
toglimi questi vestiti di febbre che mi asfissiano
sommergimi indeboliscimi avvelena il mio pigro sangue
donna roccia della tribù sbandata
discingimi queste maglie e cinture di rigidezza e paura
con cui mi atterrisco e ti atterrisco e ci separo
donna oscura e umida pantano edenico
voglio la tua larga fragrante robusta sapienza,
voglio tornare alla terra e ai suoi succhi nutritivi
che corrono sul tuo ventre e i tuoi seni e irrigano la tua carne
voglio recuperare il peso e la completezza
voglio che tu m'inumidisca, m'ammolli, m'effemini
per capire la femminilità, la morbidezza umida del mondo
voglio appoggiata la fronte nel tuo grembo materno
tradire il ferreo esercito degli uomini
donna complice unica terribile sorella
dammi la mano torniamo ad inventare il mondo noi due soli

voglio non distaccare mai gli occhi da te
donna statua fatta di frutta colomba cresciuta
lasciami sempre vedere la tua misteriosa presenza
il tuo sguardo di ala e seta e lago nero
il tuo corpo tenebroso e raggiante plasmato di slancio senza incertezze
il tuo corpo infinitamente più tuo che per me quello mio
e che dai di slancio senza incertezze senza tenerti niente
il tuo corpo pieno e uno illuminato tutto di generosità
donna mendicante prodiga porto del pazzo Ulisse
non permettere che io dimentichi mai la tua voce di uccello memorioso
la parola calamitata che nel tuo intimo pronunci sempre nuda
la parola sempre giusta di folgorante ignoranza
la selvaggia purezza del tuo amore insensato
delirante senza freno abbrutito inviziato
il gemito nettissimo della tenerezza
lo sguardo pensieroso della prostituzione
la cruda chiara verità
dell'amore che assorbe e divora e si alimenta
l'invisibile zampata della divinazione
l'accettazione la comprensione la sapienza senza strade
la spugnosa maternità terreno di radici
donna casa del doloroso vagabondo
dammi da mordere la frutta della vita
la stabile frutta di luce del tuo corpo abitato
lasciami reclinare la mia fronte funesta
sul tuo grave grembo di paradiso boscoso
spogliami acquietami guariscimi di questa colpa acre
di non essere sempre armato ma soltanto io stesso.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Scelte

    Scegliere una porta significa non aprirne altre.
    Un piacere presuppone che molti piaceri non verranno
    vissuti, così come ogni tristezza dispensa da tante tristezze.
    L'amante che porti a letto è uno tra tutti quelli possibili.
    La parola per cui opti impedisce l'uso di un numero
    indefinito di parole.
    Visiti un luogo perché altri luoghi restino ad aspettarti.
    Solo il giorno che sorge per la tua morte è un giorno
    qualsiasi, una casualità.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Per un bimbo

      Nevicò su la casa di tua madre,
      Ed essa ancora non sapeva nulla
      Di te, nulla, nemmeno con quali occhi
      la guarderesti.

      Sovente lungo il giorno ella moveva
      Timorosa così come se un male
      Da te la minacciasse, eppur tendeva
      La sua debole mano sul tuo sangue,
      Per tua difesa.

      Come il torbo mattino adduce il sole,
      Ella trasse dal buio la tua sorte.
      Ancora tu non eri su la terra,
      E dovunque già eri.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Mi batteva il cuore; svelto, a cavallo!

        Mi batteva il cuore; svelto, a cavallo!
        E via! Con l'impeto dell'eroe in battaglia.
        La sera cullava già la terra,
        e sui monti si posava la notte;
        se ne stava vestita di nebbia la quercia,
        gigantesca guardiana, là
        dove la tenebre dai cespugli
        con cento occhi neri guardava.

        Da un cumulo di nubi la luna
        sbucava assonnata tra le nebbie;
        i venti agitavano le ali sommesse,
        sibilavano orridi al mio orecchio;
        la notte generava migliaia di mostri,
        ma io mille volte più coraggio avevo;
        il mio spirito era un fuoco ardente,
        il mio cuore intero una brace.

        Ti vidi, e una mite gioia
        passò dal tuo dolce sguardo su di me;
        fu tutto per te il mio cuore,
        fu tuo ogni mio respiro.
        Una rosea primavera
        colorava l'adorabile volto,
        e tenerezza per me, o numi,
        m'attendevo, ma meriti non avevo.

        L'addio, invece, mesto e penoso.
        Dai tuoi occhi parlava il cuore;
        nei tuoi baci quanto amore,
        oh che delizia, e che dolore!
        Partisti, e io restai, guardando a terra,
        guardando te che andavi, con umido sguardo;
        eppure, che gioia essere amati,
        e amare, o numi, che gioia!
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Poeti venturi

          Poeti venturi! Oratori, cantori, musicisti venturi!
          Non l'oggi può giustificarmi e chiarire chi sono,
          ma voi, nuova stirpe americana, atletica, continentale, la più grande mai conosciuta,
          destatevi! Spetta a voi giustificarmi.

          Io scriverò solo una o due parole per indicare il futuro,
          non potrò avanzare che per un attimo, per poi voltarmi e tornare in fretta nel buio.

          Io sono un vagabondo che non si ferma mai, che lascia cadere su voi, per caso,
          uno sguardo e subito volge la faccia,
          lasciandovi il compito di analizzarlo e definirlo,
          aspettando da voi le cose più importanti.
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            A una semplice prostituta

            Non scomporti - sii a tuo agio con me - sono Walt Whitman, liberale e forte come la Natura,
            e finché il sole non ti eviterà, non sarò io ad evitarti,
            finché le acque non si rifiuteranno di brillare per te, né le foglie di frusciare per te,
            le mie parole non si rifiuteranno di brillare e stormire per te.

            Piccola mia, fisso con te un appuntamento, e ti chiedo di prepararti per essere degna
            di questo incontro,
            ti chiedo anche di essere paziente e pura finché io giunga.

            Per ora ti saluto con uno sguardo eloquente affinché tu non possa dimenticarmi.
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Poeti estinti, filosofi, preti

              Poeti estinti, filosofi, preti,
              martiri, artisti, inventori, governi d'un tempo,
              forgiatori di lingue su altre rive,
              nazioni un tempo potenti e ora indebolite, contratte o desolate,
              io non oso procedere finché non v'abbia rispettosamente dato credito
              di quanto avete lasciato sparso quaggiù,
              io l'ho esaminato, riconosco che è ammirevole, (essendovi passato in mezzo, )
              penso che mai nulla potrà essere più grande, nulla potrà mai meritare più di quanto
              esso meriti,
              mentre lo contemplo con attenzione, a lungo, e poi lo congedo,
              io sto al mio posto coi miei giorni qui.

              Qui terre femminili e maschie,
              qui eredi e ereditiere del mondo, qui la fiamma della materia,
              qui la spiritualità mediatrice, apertamente riconosciuta,
              sempre protesa, il risultato delle forme visibili,
              colei che soddisfa ed ora avanza dopo la debita attesa,
              sì, ecco avanzare la mia signora, l'anima.
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