Questo sito contribuisce alla audience di

Scritta da: Rosa Coddura

Persone sorridenti

Ti accorgi delle persone
cordiali, umili e semplici,
i loro sguardi autentici,
animano l'emozione.

Sono già, pronte a distanza,
serene aprono le braccia,
si vede anche dalla faccia,
accolgono sorridenti,
a denti quasi lucenti,
mentre il loro cuore avanza.

Cosa ti pulisce il viso?
Una lacrima o un sorriso?
Donano tutte sé stesse,
crucci che la vita tesse,
sembrano adesso fragili,
per un'istante labili.

Le riconosci fra mille,
hanno negli occhi scintille,
luce entra nelle pupille,
dove nasce lo spirito,
ed io più non mi limito,
un accenno, una prima risata,
una carezza aspettata,
è sul mio cuore posata,
un'allegria appena nata,
finalmente l'ho trovata.

Viene un pianto commovente,
nel ricordo divertente,
che rivive nella mente,
pensando un sorrido sorge,
l'umore, un bagliore scorge.

Versione a versi liberi

Ti accorgi delle persone
umili, cordiali e semplici,
loro sono già pronte a distanza
ad accoglierti con un sorriso
che dona un certo senso d benessere spirituale.
Li riconosci fra mille,
quasi un accenno, trattieni una risata,
perché ricordi i divertenti momenti.
Quando le penso, sorge sul mio viso
un sorriso, un'accecante luce di serenità.
Rosa Coddura
Composta mercoledì 31 luglio 2013
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Rosa Coddura

    La mancanza

    La mancanza affonda gli artigli,
    lacera i rapporti, i ricordi,
    i nostri armoniosi accordi
    che da sempre più lontano origli.

    Mi spezza dentro
    la stupida abitudine,
    in un vuoto improvviso entro
    l'inquietudine
    data dall'assenza
    della tua presenza.

    Un furioso dolore,
    nel silenzio
    un pensante fragore
    ogni battito
    del mio cuore,
    che scandisce
    le arrese ore
    di chi mi tradisce.

    Io convalescente,
    torno a vivere
    anche se sei assente,
    mentre nell'amore
    torno a credere.
    Rosa Coddura
    Composta lunedì 11 marzo 2013
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Rosa Coddura

      Apatia

      Giornata un po' apatica,
      quasi statica,
      sdraiata al letto fissi il soffitto,
      come a cercare qualcosa di scritto,
      ma nel suo foglio bianco niente stimola,
      mentre la mente dal mondo si isola.

      Ogni giorno la stessa domanda,
      alla fine la tua vita comanda,
      "Cosa fare?",
      "Dove devo andare?",
      ha bisogno di una bussola la mia esistenza,
      si sta perdendo prima di una sperata partenza.
      Rosa Coddura
      Composta mercoledì 26 giugno 2013
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Rosa Coddura

        Empatia

        Ho messo per un attimo
        le mie mani a coprir gli occhi
        per saper cosa prova un cieco,
        non so com'è la sua vita
        ma so vedere solo l'oscurità,
        senza mai vedere la luce del sole,
        i colori,
        il sorriso delle persone,
        eclissato dai miei occhi.

        Ho tappato le mie orecchie
        per capire cosa prova un sordo
        quando non sente,
        neanche la musica
        non sentire nemmeno la voce di tua madre,
        non sentire il fruscio del vento,
        sentire niente
        è il suo tormento.

        Sono stata in silenzio
        molte volte per capire cosa prova un muto,
        senza esprimere mai la mia opinione,
        senza poter più cantare una canzone,
        senza chiedere mai aiuto,
        o dire "Ti amo"
        alla persona che amo.

        Ho persino tappato i mio
        naso per non odorare
        e non scoprir mai il profumo
        dei fiori.

        Ho provato, mi sono messa
        nelle vite di queste persone,
        e mi chiedo la fame che possa
        provare quella persone sdraiata sulle scale,
        per chiedere l'elemosina per mangiare,
        mi chiedo quanti sacrifici la gente fa per campare,
        e poi non capisco perché la gente li sorpassa
        con aria indifferente,
        non capisco perché nessuno tende la propria mano,
        a me i loro occhi sofferenti ma sorridenti, lavano il cuore
        togliendo le impurità del dolore.
        Rosa Coddura
        Composta giovedì 27 giugno 2013
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Rosa Coddura

          Un pianto sotto un malinconico tempo

          Un velo di malinconia ti prende,
          la spensieratezza del momento a lei s'arrende,
          un sorriso più non rende,
          le nuvole lentamente nascondono il sole
          dove è andato a finire ogni colore?

          Continui a passeggiare,
          nonostante questa atmosfera ferma, quasi spenta,
          ti minaccia il tempo mettendoti fretta,
          ma in fondo non ti interessa,
          se qualche goccia ti bagna la testa,
          la musica dentro resta,
          chissà quale videoclip ha la tua storia.
          Rimani impassibile con le cuffie,
          con le mani ormai zuppe
          le tieni aperte,
          quasi inerme
          per cercare di trattenere
          tra le pieghe,
          ogni goccia prima che il vento le asciughi.

          La melodia ti scivola addosso,
          come l'acqua della pioggia,
          molte note vanno già via,
          si disperdono,
          ma quei sol di basso
          ti restano incollati,
          come se non fossero mai arrivati,
          andrà via anche questa malinconia
          come tutto passa e passera,
          poco a poco anche quest'acqua evaporerà,
          in altra pioggia sai che muterà
          questo ciclo sai che si ripresenterà.

          Osserva adesso questo arcobaleno,
          ha un suono più leggero,
          ora che tutto torna sereno.
          Rosa Coddura
          Composta mercoledì 24 luglio 2013
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Rosa Coddura

            Echi di vita, echi di cuori

            Mani che si stringono,
            che stringono
            sensazioni,
            come pezzi di ferro freddi
            ma che s'ascoltano tiepidi suoni.

            Sentono le pulsazioni,
            s'agitano,
            si incastrano
            in un pugno che stringe emozioni,
            due cuori attraverso
            lo spazio angusto di arterie,
            il cuore che urla,
            come un'alpinista in cima al monte,
            per dire "Ci sono arrivato e lo voglio urlare forte!",
            echi di battiti
            che si espandono rapidi,
            rapiti da fugaci attimi.

            E sento stretta la vita,
            che mi avverte della sua esistenza,
            attraverso le pulsazioni,
            un metronomo di sensazioni,
            lei si manifesta.

            Stringo le mani
            per rabbia,
            quando nel petto s'agita un tormento,
            le stringo per sentire
            il formicolio che mi crea la sabbia.

            Incastro di mani
            quando concedi i tuoi battiti
            alla persona che ami,
            echi di vita,
            echi di cuori,
            all'unisono
            si esauriscono.
            Rosa Coddura
            Composta martedì 30 luglio 2013
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Rosa Coddura

              Dialogo con la notte

              Che hai da dirmi adesso notte?
              Ti ho aspettata,
              tu puntuale sei arrivata.
              Dimmi in quale parte del mondo
              tu sei stata?
              Dove la luna ti ha accompagnata?
              Mi perdo a contare le stelle
              tue luminose sorelle,
              eppure lontane anni luci da me,
              loro già si saranno spente,
              quando ancora sotto il tuo cielo ero inesistente
              ora un flash, un ricordo,
              sta nella scia di chi li ha ancora intorno
              Pazienza! risplenderanno
              i desideri anche quelli non espressi,
              per affermarsi anche ai buchi neri,
              con la speranza che anche di fronte alle difficoltà
              possano diventare veri

              Sono qui adesso,
              ad ammirare del sole il riflesso
              sul lembo della luna,
              ora hai un giorno nuovo
              nel tuo grembo,
              aspetta di rinascere all'alba,
              ma sarà un sole nuovo,
              un giorno diverso
              un giorno che avrà
              la gestazione di poche ore,
              ma che la terra aspetta con amore.

              Poche volte avrò l'occasione
              di assistere al tuo parto,
              ma so già che per chi lo guarderà
              avrà una vista mozzafiato.
              Rosa Coddura
              Composta giovedì 13 giugno 2013
              Vota la poesia: Commenta
                Scritta da: Rosa Coddura

                Poker contro la malinconia

                Quel giorno il mio risveglio
                era cominciato
                con uno "Sto meglio",
                alzandomi sulle note
                del sole ho anche danzato,
                successivamente un caffè
                e un bicchiere di latte,
                hanno lenito la mia fame.
                Getto d'acqua
                sulla faccia,
                un po' di fourd sulla guancia,
                ombretto sulle palbebre,
                e un leggero rosetto
                sulle mie labbra,
                ma leggeri,
                per non far sembrare
                il mio volto
                come maschere.

                Scesa, sentivo
                che miei passi
                si muovevano in modo instintivo,
                si sentivano grandi,
                invicibili,
                credevano di poter dominare,
                ma percorsi pochi chilometri
                la loro velocità
                cominciò a scemare.

                Non so cosa mi sia preso,
                improvvisamente
                il vigore di quella mattina
                al pomeriggio si è arreso,
                si è perso,
                poi ramificazioni
                malinconiche mi invadevano
                si estendevano
                lentamente dentro,
                eppure avevo tutte le carte
                in regola per sentirmi felice,
                ma al banco avevo azzardato
                avevo perso tanto,
                eppure avevo puntato
                tutto sulle novità
                ma perché
                ho perso la mia felicità?

                Una partita a poker
                avevo scommesso
                ma ci ho rimesso,
                la malinconia
                è stata pagata
                mentre io mi son indebita,
                avevo puntato molte fiches,
                ma che azzardo,
                ora pover di sorriso mi riguardo.

                Tornata sconfitta
                dal casinò della vita
                ho ricercato nelle mie mosse l'errore,
                il furore, l'umore.
                Poi in dissolvenza il sole,
                segnava la fine
                di una giornata
                che mi vedeva perdere
                e perderla.

                Arrivata la sera,
                si accese nel buio un sorriso.
                Avevo di nuovo vinto!
                Era il tuo.
                Rosa Coddura
                Composta lunedì 10 giugno 2013
                Vota la poesia: Commenta
                  Scritta da: Rosa Coddura

                  Gli affranti di me stessa

                  Oscurità che conosco,
                  accoglimi tra le tue braccia
                  ho bisogno del tuo silenzio
                  della pace
                  perché il dolore
                  che mi porto addosso non tace.
                  Come sacchi di zolfo in miniera
                  lo trasporto dalla mattina alla sera,
                  un peso parassita,
                  di cui mi voglio liberare,
                  Cacciagallina che mi impone di restare,
                  sono stanca, ma non mi posso ribellare.
                  Ecco, il compagno Zi Scarda,
                  non gli importa se l'ora tarda
                  ed io Ciàula mi sento, impaurita
                  dalla notte sconosciuta,
                  non mi sono mai in te riconosciuta,
                  ho sempre preferito evitarti,
                  rifuggiandomi negli anfratti,
                  di me stessa
                  che solo io conosco,
                  sola, mi son forse persa,
                  ma ho scoperto una luce diversa.
                  Fuori vi è la luna.
                  Tu come una madre,
                  cullami,
                  troppe volte
                  mi perdo nell'ade,
                  assolvi l'anima,
                  ora che finalmente evade,
                  fuori scorge
                  un sorriso materno,
                  sul suo volto splendente
                  un rifugio,
                  come una bambina piango,
                  ma son lacrime di stupore,
                  affascinate dinanzi
                  a tanta bellezza protagonista
                  del cielo buio,
                  dopo tutto non spaventa,
                  non violenta,
                  non si muore.
                  Nella sua luce,
                  da essa colpita.
                  eppur ora non ha più paura,
                  ora al sicuro
                  tra le sue braccia
                  s'è assopita.
                  Rosa Coddura
                  Composta martedì 4 giugno 2013
                  Vota la poesia: Commenta
                    Scritta da: Rosa Coddura

                    Poesie che non so scrivere

                    Vero, ci sono poesie che nego
                    anche a me stessa,
                    non riesco a scriverle,
                    anche se le parole
                    sono già nella mia mente.

                    Sono state fecondate dall'ispirazione.

                    Somigliano un po' a me
                    quando stentavo a venire al mondo,
                    l'unico rimedio possibile
                    erano le flebo che dovevano stimolare
                    le doglie.
                    Chissà forse non ero pronta,
                    come non lo sono per scrivere.

                    Quando sarà la loro nascita?
                    Quando si sentiranno pronte per il mio foglio?

                    Forse ci vuole un forte stimolo
                    esercitato anche dal coraggio
                    affinché possano uscire.

                    Giacciono ancora nell'utero delle parole inespresse,
                    protette dal liquido delle azzardate promesse.

                    Aspettano la luce attraverso le labbra,
                    o attraverso la penna,
                    per depositarsi nelle amorevoli braccia,
                    a cui sono state indirizzate
                    e per chi le aspetta sono già desiderate.
                    Rosa Coddura
                    Composta venerdì 14 giugno 2013
                    Vota la poesia: Commenta