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Scritta da: Rosa Coddura

Voglia di mare

Vincono i sentimenti liberi, migrano.
Onde s'infrangono
Gridando alle coste
Le esasperate tempeste a cui sono esposte
Isola bella, lascio alla tua terra ogni mia lacrima
Ancora levati, voglio navigare,
Diretta dal vento,
Inseguita solo dal tempo,
Miro ad uno sfuggente orizzonte,
Accarezzando l'aria salata e la fatica sulla fronte,
Remo contro le insidiose onde,
Ergendo le vele dell'anima.
Rosa Coddura
Composta mercoledì 6 marzo 2013
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    Scritta da: Rosa Coddura

    Perdersi di vista

    Sento che ci stiamo perdendo,
    come polvere nel vento ci stiamo disperdendo,
    sento che lentamente stai scomparendo
    e che dalla mia vita stai uscendo.

    Nei ricordi conservo le tue traccie,
    quello che ho ormai smesso di inseguire,
    perché ti devo lasciar vivere e fuggire
    a volte un saluto timido
    riaccende un ormai antico brivido,
    solo il tempo dei nostri racconti,
    e poi aspetto che ritorni, quei rintocchi,
    del tempo che ci separa,
    della nostra vita questa si impara.

    Ci si perde di vista,
    anche se la nostra fine
    non era ancora prevista,
    ma i ricordi saranno immortali,
    anche quando non avremo
    più le nostre ali.

    Potremmo sorriderci a distanza,
    anche se non saremo nella stessa stanza,
    ma so che sentirei comunque la tua mancanza,
    ma con i nostri pensieri,
    saremmo comunque sinceri.
    Rosa Coddura
    Composta lunedì 14 gennaio 2013
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      Scritta da: Rosa Coddura

      Il rumore del vento

      E sento pure il rumore del vento,
      ormai è già inverno,
      mi rendo conto di come passa in fretta il tempo.

      Soffia, trascina via,
      le foglie che cadono,
      gli aquiloni che volano.
      Ascolta!
      È il respiro del cielo,
      sembra parlare,
      sembra urlare.
      Soffia sugli alberi,
      scuote i rami che si sfiorano,
      che si afflosciano,
      agita le bandiere,
      i vestiti stesi,
      accarezza i miei capelli,
      rovescia gli ombrelli,
      attraversa pure il mare,
      alza le onde che si infrangono
      sulle coste
      trasporta le lettere e i messaggi
      portandoli lontani.

      Taci! Lascia che sia lui ad esprimersi,
      sa parlare, dire
      un linguaggio che non tutti sanno capire,
      lasciami qui, nel silenzio naturale
      di questo momento,
      nel vuoto interiore
      a contemplare ancora questo rumore.

      Il cielo adesso è ammantato
      foderato dalle nuvole,
      ora tutto sembra piangere.

      Tutto passa in un momento,
      il rumore che sento,
      quello che ho dentro,
      lacrime che scendono,
      eppure è solo pioggia che cade al suolo,
      provocando un suono,
      un tuono,
      un frastuono.

      Tutto il tormento di un momento,
      è solo pioggia è solo vento
      è una metafora che ho detto.

      È tutto un girotondo in fondo,
      un tunnel profondo,
      di pensieri e parole,
      di musica e canzoni,
      di tutte queste sensazioni
      di molte altre emozioni.

      Eppure è solo una giornata qualunque,
      mi va bene comunque.

      Forse c'è troppo freddo in queste parole,
      ci vorrebbe un po' di calore,
      le parole non vogliono più essere solo parole,
      forse anch'io sono stanca di tutto questo dolore,
      ho solo bisogno di un po' di sole.

      Sento ancora questo suono,
      dal cielo nasce,
      sulla terra muore,
      non è solo acqua,
      è una tempesta di suoni, colori, odori
      .
      Sai nel silenzio di questo nostro mondo chiassoso
      ci sono molte cose che potresti udire,
      capire che c'è tutto un mondo da scoprire,
      fermarsi ad osservare,
      quello che la natura ci può dare.

      È forse una giornata,
      di qualunque anno, di qualunque data.

      Se guardo fuori,
      capisco che non è tutto rose e fiori,
      d'altronde non è primavera,
      non è quello che la gente spera.

      Tutte queste parole
      sono così sole,
      tutti i miei pensieri
      sono così veri.
      Esprimo, scrivo di continuo,
      non mi ferma nessuno,
      non c'è più qualcuno.

      Vivo questo momento,
      il suono che sento,
      è come musica,
      scritta dalla natura,
      suonata dal cielo,
      cantata dalla pioggia,
      ballata dalla gente,
      che invece non si diverte.

      L'orologio ha già scoccato la sua ora,
      la campana della chiesa
      non ancora tanto compresa,
      le loro oscillazioni
      provocano ancora flebili e stanchi suoni.

      E queste antiche mura
      non mi fanno più paura,
      è soltanto il passar del tempo,
      capire che sto crescendo.

      La mia infanzia è già passata,
      per troppo tempo qui sono stata,
      quell'albero è ancora dove l'ho lasciato,
      so che mi mancherà tanto,
      so che le loro foglie
      faranno meraviglie,
      sono ancora mille scintille,
      sulla loro pelle
      goccie di rugiada vive,
      tra i suoi rami
      qualche cinguettìo non tace,
      tutta questa è serenità,
      è pace.

      Le campane suonano a festa,
      e tutta questa gioia si manifesta.

      Vorrei immaginare tutto con una canzone,
      somigliare ad un bravo pittore,
      rappresentare queste memorie,
      che diventan alla fine storie,
      attraverso questa commistione,
      ho come l'impressione,
      di avere nostalgia
      di questa vita mia.

      Vorrei fermare il tempo,
      vorrei che si fermarse adesso,
      anche se viene via
      come sabbia tra le dita,
      per le vie della mia vita,
      ogni granello mi ricorda
      il tempo che non torna,
      quello che ho perso,
      speso per futili motivi,
      sono fotografie di vita,
      in biano e nero ingiallite,
      custodiscono ricordi che restano tali,
      piccoli frammenti di vita buttati,
      e ora sono tutti andati.

      Compredere che questo paesaggio
      non è solo un miraggio,
      per chi mi incontrerà nel suo viaggio,
      sarò solo una qualsiasi sconosciuta di passaggio.

      Ed io stupida consapevole spettatrice
      della mia e dell'altrui vita,
      il mio sospiro offusca i vetri delle finestre,
      stende un velo sulle mie certezze.

      Sto aspettando qualcosa
      che più non tornerà,
      o che mai accadrà,
      la sto attendendo,
      mi sto illudendo,
      scoprire che non è mai esistita
      e che ho perso la partita,
      mi persuade,
      mi porta ad accettare,
      ad entrare,
      a potarmi via
      in quest'onda di utopia.

      Un grido rompe le barriere le silenzio,
      ora finalmente io comprendo,
      che solo alcune persone nel mio cuore,
      lasceranno un segno di quest'amore,
      d'altrone alcune persone sono come il vento,
      dall'aria vengono e poi se ne vanno,
      a questo mio cantar,
      solo questo io so, voglio e posso far,
      sono solo io protagonista della vita mia,
      darò alle parole nuove melodie,
      suonate proprie con tutte le mie energie,
      potendo osare fino alla fine.


      Sono ancora qui ad inventare
      parole per giocare,
      illusionista della fantasia,
      usando la magia,
      sono la massima esponente
      dell'arte di arrangiarsi,
      so come arrampicarsi,
      in questa fitta rete di ipocrisie,
      scoprire mille bugie.
      È tutto un gioco da scoprire,
      saper che ci vuole
      un bravo compositore,
      note sul pentagramma,
      sentimenti sulla carta.

      Finalmente il cielo si schiarisce,
      a questo punto tutto finisce,
      quest'odore di terra bagnata
      è stato il sottofondo di questa giornata,
      e mentre le nuvole si allontanano
      e prendono forma di qualunque immaginazione,
      ora tutto torna sereno,
      ci si mette pure l'arcobaleno,
      entra in scena anche il sole
      a narrar novelle buone.
      Rosa Coddura
      Composta venerdì 30 dicembre 2011
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