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Scritta da: Rosa Coddura

Gli ingredienti della mia personalità

Ci sono giorni che sanno di passato
e di ripensare a tutto ciò che ho fatto,
l'aria a volte profuma di odori di un tempo,
le strade che ho percorso,
i luoghi dove ho vissuto,
sono testimoni di quello che sono io
di quel che sarò
semmai cambierò.

I ricordi riaffiorano
e alcuni mi implorano
di non essere dimenticati,
non vogliono essere ripudiati,
anche se alcuni sanno di non essere graditi,
alcuni ricordi vorrei dimenticarli,
altri conservarli al lungo
per poterli rivivere
anche solo con la mente,
d'altronde non si può ritornare indietro,
non voglio stare nel retro della mia vita!

Le decisioni che ho preso, le scelte,
gli errori che ho commesso,
i pessimi momenti che ho passato e sopportato,
le vittorie e le sconfitte,
sono stati e saranno tutti gli ingredienti
per preparare la ricetta della mia personalità.

Tutte le mie esperienze,
sono servite a fornirmi conoscenze,
mi hanno formata, forgiata,
sono orgogliosa di essere così come sono,
e se mi guardo allo specchio,
non piango se invecchio!

In qualche modo, so,
ho la consapevolezza
che hanno contribuito a formarmi,
a crescere,
a non essere debole,
a maturare,
e a seconda delle circostanze,
non abbandono le speranze,
ma comprendo, maturo e cresco!
Rosa Coddura
Composta giovedì 2 agosto 2012
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    Scritta da: Rosa Coddura

    Ad un ieri a cui ora appartieni

    Che ne sarà della tua voce?
    Che ne sarà del tuo viso?
    Apparterranno solo ai miei ricordi.

    Risa spezzate dalla lontananza,
    voci immaginarie
    mi verranno a trovare,
    fotogrammi appariranno sfocati,
    sfuggiti al primo richiamo
    di realtà: svelati.

    La mia mente
    trasmetterà film in dissolvenza,
    in dissolvenza ormai già sei,
    stai abbandonando anche
    i miei pensieri,
    li hai lasciati anche ieri,
    lasciandomi nella mia
    solitudine.

    Giorno dopo giorno
    neanche ricordo più il tuo volto,
    non ascolto più il suono
    della tua voce,
    già quella voce,
    che non potevo confondere,
    che sapevo riconoscere.

    E adesso dove sei?
    Come sei?
    Cosa sei?
    Chi sei?

    Hai passeggiato un po'
    sulle mie strade,
    ma hai scelto un'altra strada
    e ad un bivio
    mi hai lasciata.

    Siamo come
    identità anonime,
    ubicate in
    anonimi pensieri,
    nutrendomi di essi
    ormai già sei,
    ne hai preso
    lentamente forma,
    rimasto
    e più non torna,
    animo conforme
    alle più misere risorse,
    delle più sciocche storie.

    Ci spiana la strada
    che ha sfiorato
    il nostro destino,
    le hai accolte,
    si accarezzano,
    si cercano,
    si intrecciano,
    si osservano
    e infine si perdono,
    come infiniti
    ricordi fragili,
    si recidono dalla memoria
    ormai indifferente,
    sofferente,
    evadono, ci lasciano.

    La distanza
    comincia ad esserci
    indifferente, perpetua,
    le parole si esiliano
    alla pronuncia,
    voci sempre più rauche
    e rimango inerte,
    non mi resta più niente.

    I nostri saluti appena accennati,
    scambiati per niente,
    diventano estranei,
    sconosciuti
    anche alla gente,
    silenziosi,
    dimenticati,
    ci lasciano
    indisturbati,
    sguardi
    scambiati per puro caso,
    sguardi che si rendono
    estranei,
    infedeli,
    stranieri.

    E poi in fondo cosa siamo?
    Siamo anime sbagliate,
    che per puro caso si sono incontrate.

    Non rimangono solo
    che stupidi sguardi innocenti,
    che tagliano a metà
    i nostri lamenti.

    Solo una foto o forse
    neanche,
    ci sarà solo la tua
    immagine,
    ma niente sa raccontare.

    Solo un ricordo,
    niente più,
    ho sorvolato il cielo,
    del mio ieri,
    si riempivano di
    orizzonti veri,
    ho perso pure
    la cognizione del tempo,
    il resto mi sembrava fermo.

    Ieri mi sembrava
    qualche minuto fa,
    adesso è un'eternità,
    qualcosa che trova
    rifugio in quello che
    più non sei,
    ad un ieri
    a cui ora appartieni.
    Rosa Coddura
    Composta sabato 10 marzo 2012
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      Scritta da: Rosa Coddura

      Il rumore del vento

      E sento pure il rumore del vento,
      ormai è già inverno,
      mi rendo conto di come passa in fretta il tempo.

      Soffia, trascina via,
      le foglie che cadono,
      gli aquiloni che volano.
      Ascolta!
      È il respiro del cielo,
      sembra parlare,
      sembra urlare.
      Soffia sugli alberi,
      scuote i rami che si sfiorano,
      che si afflosciano,
      agita le bandiere,
      i vestiti stesi,
      accarezza i miei capelli,
      rovescia gli ombrelli,
      attraversa pure il mare,
      alza le onde che si infrangono
      sulle coste
      trasporta le lettere e i messaggi
      portandoli lontani.

      Taci! Lascia che sia lui ad esprimersi,
      sa parlare, dire
      un linguaggio che non tutti sanno capire,
      lasciami qui, nel silenzio naturale
      di questo momento,
      nel vuoto interiore
      a contemplare ancora questo rumore.

      Il cielo adesso è ammantato
      foderato dalle nuvole,
      ora tutto sembra piangere.

      Tutto passa in un momento,
      il rumore che sento,
      quello che ho dentro,
      lacrime che scendono,
      eppure è solo pioggia che cade al suolo,
      provocando un suono,
      un tuono,
      un frastuono.

      Tutto il tormento di un momento,
      è solo pioggia è solo vento
      è una metafora che ho detto.

      È tutto un girotondo in fondo,
      un tunnel profondo,
      di pensieri e parole,
      di musica e canzoni,
      di tutte queste sensazioni
      di molte altre emozioni.

      Eppure è solo una giornata qualunque,
      mi va bene comunque.

      Forse c'è troppo freddo in queste parole,
      ci vorrebbe un po' di calore,
      le parole non vogliono più essere solo parole,
      forse anch'io sono stanca di tutto questo dolore,
      ho solo bisogno di un po' di sole.

      Sento ancora questo suono,
      dal cielo nasce,
      sulla terra muore,
      non è solo acqua,
      è una tempesta di suoni, colori, odori
      .
      Sai nel silenzio di questo nostro mondo chiassoso
      ci sono molte cose che potresti udire,
      capire che c'è tutto un mondo da scoprire,
      fermarsi ad osservare,
      quello che la natura ci può dare.

      È forse una giornata,
      di qualunque anno, di qualunque data.

      Se guardo fuori,
      capisco che non è tutto rose e fiori,
      d'altronde non è primavera,
      non è quello che la gente spera.

      Tutte queste parole
      sono così sole,
      tutti i miei pensieri
      sono così veri.
      Esprimo, scrivo di continuo,
      non mi ferma nessuno,
      non c'è più qualcuno.

      Vivo questo momento,
      il suono che sento,
      è come musica,
      scritta dalla natura,
      suonata dal cielo,
      cantata dalla pioggia,
      ballata dalla gente,
      che invece non si diverte.

      L'orologio ha già scoccato la sua ora,
      la campana della chiesa
      non ancora tanto compresa,
      le loro oscillazioni
      provocano ancora flebili e stanchi suoni.

      E queste antiche mura
      non mi fanno più paura,
      è soltanto il passar del tempo,
      capire che sto crescendo.

      La mia infanzia è già passata,
      per troppo tempo qui sono stata,
      quell'albero è ancora dove l'ho lasciato,
      so che mi mancherà tanto,
      so che le loro foglie
      faranno meraviglie,
      sono ancora mille scintille,
      sulla loro pelle
      goccie di rugiada vive,
      tra i suoi rami
      qualche cinguettìo non tace,
      tutta questa è serenità,
      è pace.

      Le campane suonano a festa,
      e tutta questa gioia si manifesta.

      Vorrei immaginare tutto con una canzone,
      somigliare ad un bravo pittore,
      rappresentare queste memorie,
      che diventan alla fine storie,
      attraverso questa commistione,
      ho come l'impressione,
      di avere nostalgia
      di questa vita mia.

      Vorrei fermare il tempo,
      vorrei che si fermarse adesso,
      anche se viene via
      come sabbia tra le dita,
      per le vie della mia vita,
      ogni granello mi ricorda
      il tempo che non torna,
      quello che ho perso,
      speso per futili motivi,
      sono fotografie di vita,
      in biano e nero ingiallite,
      custodiscono ricordi che restano tali,
      piccoli frammenti di vita buttati,
      e ora sono tutti andati.

      Compredere che questo paesaggio
      non è solo un miraggio,
      per chi mi incontrerà nel suo viaggio,
      sarò solo una qualsiasi sconosciuta di passaggio.

      Ed io stupida consapevole spettatrice
      della mia e dell'altrui vita,
      il mio sospiro offusca i vetri delle finestre,
      stende un velo sulle mie certezze.

      Sto aspettando qualcosa
      che più non tornerà,
      o che mai accadrà,
      la sto attendendo,
      mi sto illudendo,
      scoprire che non è mai esistita
      e che ho perso la partita,
      mi persuade,
      mi porta ad accettare,
      ad entrare,
      a potarmi via
      in quest'onda di utopia.

      Un grido rompe le barriere le silenzio,
      ora finalmente io comprendo,
      che solo alcune persone nel mio cuore,
      lasceranno un segno di quest'amore,
      d'altrone alcune persone sono come il vento,
      dall'aria vengono e poi se ne vanno,
      a questo mio cantar,
      solo questo io so, voglio e posso far,
      sono solo io protagonista della vita mia,
      darò alle parole nuove melodie,
      suonate proprie con tutte le mie energie,
      potendo osare fino alla fine.


      Sono ancora qui ad inventare
      parole per giocare,
      illusionista della fantasia,
      usando la magia,
      sono la massima esponente
      dell'arte di arrangiarsi,
      so come arrampicarsi,
      in questa fitta rete di ipocrisie,
      scoprire mille bugie.
      È tutto un gioco da scoprire,
      saper che ci vuole
      un bravo compositore,
      note sul pentagramma,
      sentimenti sulla carta.

      Finalmente il cielo si schiarisce,
      a questo punto tutto finisce,
      quest'odore di terra bagnata
      è stato il sottofondo di questa giornata,
      e mentre le nuvole si allontanano
      e prendono forma di qualunque immaginazione,
      ora tutto torna sereno,
      ci si mette pure l'arcobaleno,
      entra in scena anche il sole
      a narrar novelle buone.
      Rosa Coddura
      Composta venerdì 30 dicembre 2011
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        Scritta da: Rosa Coddura

        Il sorriso incantato della luna

        Il sorriso incantato della luna
        ha rapito il mio sguardo,
        mi rivolgo a te. Ti sto parlando!
        Sdraiata su questa distesa bruna.

        Da lassù già te ne stai andando,
        mi ha sussurrato leggera la sua voce,
        ardente, sognante, ode
        la mia vita un boato.

        Quiete della notte buia,
        non ha rumore,
        ha soltanto premura
        che il giorno sorge.

        Neanche ti svegli e già pensi,
        il suo chiarore non lo accarezzi,
        hai smarrito così il suo percorso,
        ora è rimasto solo un rimorso.

        Mi ha forse parlato della pace
        l'ho trovata anche nei miei sogni,
        c'eri anche tu capace
        di farmi vedere questi sogni.

        Spegne le sofferenze
        nell'effimero momento,
        riaccende le speranze
        che erano ormai volate al vento.

        Mi perdo nell'ormai cieca notte,
        i miei occhi ti vedranno
        solo con la mente,
        il mio pensiero vola a te,
        in una piccola luce di una fiamma,
        solo una piccola fiamma,
        che poi brucia, infiamma
        tutta una calma.
        Rosa Coddura
        Composta venerdì 20 gennaio 2012
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          Scritta da: Rosa Coddura
          Sei ancora avvolta dalla paura,
          l'ansia ti ferma,
          prigioniera di una follia pura,
          accompagnata dal nervosismo di conferma.

          L'ansia che provi non è diversa,
          è sempre la stessa,
          incorporata su di te,
          come fosse compressa.

          Pessimista di natura,
          non hai fermato questa paura,
          vive a spese tue,
          prendi solo fregature.

          Non comprende la ragione
          di tale comportamento,
          tutta questa impressione
          di un mutamento.

          Ti fai sollevare
          da questa paura
          che non puoi controllare.
          Che ne sarà allora della tua vita futura?

          Lasciati dire che
          tutti qualcosa temiamo,
          non c'è un perché
          e non lo comprendiamo.

          Troveremo forse almeno qualcuno,
          capace di confortarci in modo sicuro,
          ci darà nuove certezze,
          in queste insensate amarezze.

          Sarò sempre presente nelle tue
          insicurezze,
          pronta a darti la mano,
          per uscire da queste fortezze
          e portati lontano.

          Spero tutto il bene e il meglio...
          Rosa Coddura
          Composta venerdì 20 gennaio 2012
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            Scritta da: Rosa Coddura
            È solo un sogno,
            è tutto nella mia testa
            e forse solo nella fantasia resta.

            Il mio sogno è un bisogno,
            solo un sogno,
            uno come tanti
            ma terribilmente splendido
            fatto di armoniosi canti,
            uno di quello che ritieni importanti,
            di quello che faresti i salti mortali,
            per vederli reali,
            che vorresti fossero realizzati,
            di quelle ambizioni che non ti stancherai mai,
            di quelle che non abbandonerai mai,
            impregnate di salite
            quasi infinite,
            da molte fatiche patite,
            quasi come se fossero partite
            di vita con se stessi,
            uno di quei sogni che nella mente sono impressi,
            di quelli che sembrano impossibili,
            che al cuore sono visibili e possibili,
            anche contro lo scetticismo della gente
            che sembra non aiutarti per niente,
            anche con tutto il mondo controcorrente.

            Un sogno fatto di speranze,
            che a volte tieni rinchiuso nelle tue stanze
            tra quelle mura
            perché ad esprimerti a volte provi paura.

            Un mondo costituito da occasioni,
            condito dalle soddisfazioni,
            a volte ostacolato dalle delusioni,
            da porte sbattute in faccia,
            tra l'imbarazzo della figuraccia,
            dove la resa ti minaccia,
            a lasciar il tuo sogno senza seguire una traccia.

            Un mondo che deve essere costruito con la perseveranza
            dove sembra che non si lotta abbastanza,
            per quello in cui si crede,
            perché alla resa si cede,
            di quello che almeno mettersi alla prova
            perché alla fine addosso non ci piova,
            un sogno che se anche non è facile,
            non voglio sentirmi fragile,
            perché è già una sconfitta abbattersi
            e vedere i miei sogni infrangersi.

            Quello che per me conta
            è almeno provarci,
            per lasciare anche la mia impronta.
            Rosa Coddura
            Composta mercoledì 27 giugno 2012
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              Scritta da: Rosa Coddura

              Una foglia

              Una foglia è caduta da un albero,
              secca e ingiallita dall'autunno,
              è caduta così: senza sapere dove andare.

              Da ogni parte sospinta in un momento,
              se ne andrà via col vento.

              Va, vola via nell'aria fluttuante,
              può andare da qualunque parte,
              in ogni angolo della terra,
              il vento la porterà lontana
              da una persona all'altra.

              Ma tanto se ne andrà leggera,
              per essere sospinta,
              ma ora così lontana da me,
              che la porterà in quella parte del mondo,
              dove non la rivedrò più.
              Rosa Coddura
              Composta martedì 11 marzo 2008
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                Scritta da: Rosa Coddura
                I giorni passano come niente,
                si scoprono ingenui,
                a volte sereni,
                si reprimono,
                ostentano,
                tentano anche il suicidio
                e a volte è come un martirio.

                Ma ogni giorno è vissuto: esiste
                è penso che svegliarsi
                è ancora molto meglio,
                confrontarsi così con se stesso,
                con il mondo esterno.

                Nascere, sorgere come il sole
                di questo mondo,
                che è già una gran soddisfazione,
                una grande ovazione: ed esisto, vivo.

                Posso sempre imparare dai miei sbagli,
                far sì che lo stesso errore non passi,
                vivo nell'imperfezione,
                e se anche sto male,
                ho sempre qualcosa per cui lottare:
                per ogni giorno, per la vita,
                per il bene che provo, così come sono,
                per le avversità che trovo.

                Ma resisto, non mi affliggo
                davanti alle mie difficoltà,
                ma almeno
                anche se non è tutto come spero,
                sto vivendo, vivo
                e di questo non mi privo.
                Rosa Coddura
                Composta giovedì 22 marzo 2012
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