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Le migliori poesie di Mauro Paolocci

Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: Enea Paolocci

A V. per San Valentino

Depongo una rosa sul comodino
un piccolo fiore che dica ti amo
ti guardo dormire stretta al cuscino
senza destarti ti bacio piano.

Osservo le esili rughe sul viso
indizi di vita trascorsa d'un fiato
rivedo quel giovane ampio sorriso
m'accorgo che non l'ho mai scordato.

Rammenti? Ci siam detti un remoto mattino
che si poteva azzardar l'avventura
tu donna del nord, io invece latino
di andare insieme a un'età più matura.

E parmi un sogno di quelli più ameni
amarsi dopo più di vent'anni
malgrado tutto, concordi e sereni
nell'affrontare gli innumerevoli affanni.

Quali traguardi porrà l'avvenire
quante altre sfide vogliamo tentare
quante emozioni ancor da spartire
stretti per mano senza esitare?

Grazie mia cara, mia diletta amante
dei giorni spesi con grande voluttà
grazie di esser conforto costante
e per i due figli: nostra immortalità.
Mauro Paolocci
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    Scritta da: Enea Paolocci

    Ricordi?

    Lo vedi?
    Sono giunti i giorni dei ripensamenti.
    Ricordi?
    Ci chiedevamo: come sarà?
    E ora sappiamo.
    Del molo sul lago indugia un'ombra,
    quasi un dolore
    che dentro la notte ci interpella,
    chiama a raccolta gli amici di un tempo
    quelli che ieri erano per sempre
    e non sono più.
    Tornano a volte,
    inaspettati,
    a riaprire stagioni perdute
    e sorridono dal canto di strada
    ove s'apriva l'uscio di casa.

    Minuti ritagliati di nostre attese,
    ancora illese,
    che qualcuno
    saprà intuire sotto le pieghe
    che inesorabili
    si posano sui visi
    come le caligini
    sui campi di maggese.
    Mauro Paolocci
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      Scritta da: Mauro Paolocci

      Padre

      Ho cercato l'orma di mio padre
      a vent'anni, senza rughe,
      un fragile sorriso posto
      ai margini del viso.
      Dalla scatola di latta
      le foto bianco e nero sfrangiate
      portano miti buoi tra messi raggiate.
      Il sole a picco, la luce cruda
      le braccia tese nella sfida
      il grano, la vite, l'ulivo avito
      paesaggi schiusi sull'infinito.
      Schegge lunghe una vita
      - icone d'un istante -
      nelle pose già un gesto distante.
      Ora mi chiedo
      quali orizzonti scrutino
      le iridi grigie
      e se il giorno nascente,
      - rosa miniato -
      possa arrestarsi al fitto lauro
      che chiude il giardino.
      Mauro Paolocci
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        Scritta da: Enea Paolocci

        Verrà la sera

        Verrà la sera e ti somiglierà
        come l'armonia che non ritrovo.
        Verrà la sera e mi parlerà di te
        -compagna antica-
        con parole dilette.
        Sarà una sera innocente,
        stillante presagi scordati.
        Ci troverà novelli amanti
        allorché i figli saranno intorno
        e dalla panca
        vedremo leggiadra la luna
        sbiancare piano
        al limitare del nuovo giorno.
        Mauro Paolocci
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          Scritta da: Mauro Paolocci

          Amico

          Non so se ancora ti incontra il dolore,
          amico, quando vai tra la gente
          e degli anni t'assale la somma.
          L'ho scorto negli occhi vivi
          un lampo spietato che a tratti,
          attraversa lo sguardo,
          penetra le cose, gli affetti
          pretende rispetto
          e solo a volte si stempera.
          Non siamo più gli stessi
          ripeti
          ci rode un'ansia senza nome.
          Sarà che sembrava tutto il mondo
          e stiamo già a metà del passo,
          o che di quelle chimere poche
          sopravvivono incolumi.
          Bastano – nondimeno –
          pur se inconfessate
          o basta immaginarle ignote.
          Saranno un'eco lontana,
          una segreta cui nessuno acceda,
          saranno l'infelice anelito
          che ci accompagna ognora,
          mentre, dai vicoli angusti,
          compaiono le ombre
          alle quali un giorno, ignari,
          chiedemmo la via.
          Mauro Paolocci
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            Scritta da: Enea Paolocci

            Notte umbra

            Lungo le consuete vie
            d'evanescenti luci ornate
            soli, a lungo camminiamo.
            Silente è la cittadina
            che notte e tramontana
            han reso spoglia.
            Sfiliamo tra palazzi austeri,
            sotto indomiti architravi,
            coi fiati a divenire nuvolecondensa,
            muti e incerti, un passo dopo l'altro,
            chiedendo ai muri quelle conferme
            che rinnovano la nostra attitudine al mondo.
            Mauro Paolocci
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