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Scritta da: IGNAZIO AMICO

Tic tac

Tic tac, voce incessante
del tempo scandito che
inesorabile scorre;
delle ultime luccicanti gocce
che scendono da una gronda,
residuo della cessata pioggia.

Tic tac, un ritmo obbligato,
una necessaria cadenza,
una misura per il tuo respiro,
per cogliere il pulsare dell'universo,
il fremito della vita,
per armonizzare con l'immenso.

Tic tac, il battito del cuore,
il palpitar della gioia, dell'amore,
sprazzi di accecante luce,
marcate note di melodie arcane.

Tic tac il tuo passo frettoloso verso di me,
desideroso di abbracciarti.
Ignazio Amico
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    Scritta da: IGNAZIO AMICO

    Natura violentata

    Che pena!

    Colonne di nero veleno
    sputate da mostruose ciminiere
    imbrattano il fulgido azzurro del cielo;
    tutto si tinge di grigior di morte,
    piovono acide piogge
    che contaminano i fertili campi
    e le pure sorgenti e le fresche falde.
    Dentro cappe funeste volan gli uccelli,
    mentre il mare sempre più povero
    discarica diventa e non profuma.

    Quanta violenza alla Natura
    che ci ha dato la vita e ci sostiene!
    Chi dà diritto a questo insano uomo
    di seminar rovina in ciò che suo non è,
    in un mondo in cui soltanto
    precaria ospitalità gli è concessa.

    Ed i nostri eredi cosa troveranno?
    Un retaggio di aggressivo cemento,
    di rifiuti, di scorie mortali,
    oceani boccheggianti, cieli violati
    da corpi spaziali vaganti
    come muti inquietanti fantasmi;
    non più profumi di natural freschezza
    ma l'appestato tanfo dei miasmi.
    Ignazio Amico
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      Scritta da: IGNAZIO AMICO

      Energia creatrice

      Per favore, tacete,
      non ho orecchie per angeli e demoni,
      soffro gli odori di incensi,
      il fumo di candele votive,
      prediche, sermoni, litanie.
      Non parlatemi di castighi eterni,
      di luminosi, accecanti futuri,
      non datemi gratuiti sensi di colpa:
      non sento alcun bisogno di espiare
      per esser venuto al mondo
      e vissuto sempre cercando il meglio.
      Son sereno così. Io l'assoluto
      non ho bisogno di cercarlo in cielo,
      in feticci trafitti da penose spade,
      in petti squarciati e sanguinanti.
      Pura energia, lo vedo attorno a me,
      nel sole, nella luna e nelle stelle,
      lo riconosco nella rigenerante primavera,
      nei colori dei fiori, nella fecondità dei campi,
      nella forza del mare e nel turbinar del vento,
      nell'ordinato alternarsi delle stagioni
      e nel costante rinnovarsi della vita;
      lo riconosco in te, madre natura,
      che dal tuo seno ci hai estratto
      e nel tuo seno ci disperderai.
      Ignazio Amico
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        Scritta da: IGNAZIO AMICO

        La forza di rialzarsi

        Contorti, sofferenti
        i miei pensieri ballano tetre danze
        nella mente sconvolta da antico dolore;
        gelido il sorriso sulle mie labbra,
        forzato, quasi un ghigno beffardo,
        mistificazione di gioia, paravento
        di un'amarezza che tutto mi pervade
        e che stroncarmi mi vuole.
        Arduo è vincere la voglia di cedere,
        di arrendersi senza un grido, un lamento,
        dicendo solo: basta... hai vinto!
        Poi l'abbandono cede alla speranza,
        alla rabbiosa riscossa, al sano orgoglio:
        rispetto mi devo, risorgere occorre,
        ridestarsi dal torpore!
        Ed anche se a denti stretti
        e nascondendo le lacrime,
        mi ridipingo un sorriso sulla faccia
        e riprendo a recitar la mia commedia.
        Ignazio Amico
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          Scritta da: IGNAZIO AMICO

          Appeso ad un aquilone

          Sto viaggiando appeso al lungo filo
          dell'aquilone della fantasia,
          mi libro in cielo, mentre pian piano
          la terra sotto me se ne va via.

          Diventato un puntino nell'immenso,
          in compagnia di bianche nuvolette,
          provo un'intensa gioia dentro al petto,
          che di gridar la voglia già mi mette.

          Vedo rimpicciolirsi uomini e cose,
          non mi arriva il brusio della vita,
          rimango a galleggiar dentro il silenzio,
          pago che ogni angoscia sia finita.

          Ma un suono alle mie spalle mi ridesta:
          davanti a me il semaforo è già verde,
          bisogna che riprenda la mia corsa
          e il sogno della mente già si perde.
          Ignazio Amico
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            Scritta da: IGNAZIO AMICO

            Sul treno della vita

            Corre il treno del mio lungo viaggio,
            adesso ha come fretta di arrivare,
            di scaricarmi all'ultima stazione.
            Vorrei che rallentasse un po' il suo passo
            per soffermar lo sguardo tutt'intorno,
            per affacciarmi e respirar la vita
            e captare sorrisi e ricambiarli,
            per riempir le mani di qualcosa.
            Quando salivo ero accompagnato
            da amorevole gente ch'è poi scesa,
            allora il treno avanzava lento
            e scalpitava il cuor per arrivare;
            nei miei bagagli sogni ad occhi aperti,
            dopo le ambizioni, poi gli impegni;
            ora solo ricordi porto appresso,
            di momenti felici, fortunati,
            di volti amici e tenerezze avute,
            ma anche delusioni ed amarezze.
            Ma domina su tutto l'incertezza
            di cosa troverò alla stazione,
            e la paura di abbracciare il nulla
            mi fa talvolta perder la ragione.
            Ignazio Amico
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              Scritta da: IGNAZIO AMICO

              Dove porta la mia strada?

              Per la deserta notte m'incammino
              lungo vicoli oscuri e senza vita,
              errando vado ma non so la meta,
              proseguo e non ho rotta definita.

              Un gatto sonnolento mi accompagna,
              mi segue col suo mesto miagolio,
              un ubriaco ciondolando passa,
              non s'accorge nemmen che ci son io.

              La fioca luce di qualche lampione
              ombre spettrali sull'asfalto traccia,
              ti basta il cigolio di una porta
              che trasalir ti fa e il sangue agghiaccia.

              L'assordante silenzio già t'opprime,
              non sai se ritornare o proseguire
              ma vuoi scoprire ancora senza posa
              dov'è che il tuo cammino va a finire.
              Ignazio Amico
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                Scritta da: IGNAZIO AMICO

                A mia figlia

                Ti cullo fra le mie braccia, bimba mia,
                e stringendoti al cuore mi rispecchio
                nei tuoi cerulei occhi ancora incerti,
                estasiato davanti al tuo sorriso.

                Lontani dalla gente, tu e io,
                i nostri cuori l'uno accanto all'altro,
                dimentico di esistere, mi assento,
                per vivere di te e sentirmi eterno,

                perché sempre sarò, finché una goccia
                del sangue nostro dentro le tue vene
                scorrer potrà e vincerò la morte
                per grazia tua, linfa della mia vita.
                Ignazio Amico
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                  Scritta da: IGNAZIO AMICO

                  Il fascino del mare

                  La spiaggia ormai è deserta;
                  a piedi nudi amo passeggiare
                  sulla battigia, là dove l'onda
                  increspandosi e con amorevole sussurro
                  viene a baciar la riva, lasciando in dono
                  qualche conchiglia, un gonfio legnetto,
                  delle alghe strappate chissà a quale scoglio.

                  Affonda il mio piede nel bagnato arenile,
                  un'onda s'affretta a richiuder la ferita,
                  in un baleno scompare la mia orma
                  ed il geloso mar torna a giocare.

                  Ora il sole già basso all'orizzonte,
                  il suo purpureo saluto manda al cielo
                  ed il mare sembra col suo perenne moto
                  voler essere culla al suo dormire
                  ed acquieta le onde e fa più dolce il canto.
                  Più tardi, l'abbraccio della candida luna
                  lo troverà già calmo e le stelle stupite
                  lo scintillio del pelago godranno.
                  Ignazio Amico
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                    Scritta da: IGNAZIO AMICO

                    La risacca

                    Seduto sul mio scoglio
                    a pochi passi dalla spiaggia,
                    la brezza fra i capelli,
                    respirando umida salsedine,
                    seguo le onde che una dopo l'altra,
                    in un ritmo costante quasi di musica arcana,
                    vengono a lambire il sasso,
                    inondandolo di candida schiuma,
                    per poi ritirarsi a riprender la rincorsa.

                    Cullato da quel suono cadenzato,
                    incurante degli spruzzi sul viso,
                    penso a quanti occhi prima dei miei
                    si sono posati su questa azzurra immensità,
                    a quanti come me hanno ascoltato
                    l'incessante fragorosa risacca,
                    hanno sentito questo profumo di alghe,
                    persone svanite ormai nel tempo,
                    senza più volto, né nome, né ritorno.

                    E lui sempre lì, immutabile,
                    col suo perpetuo spumeggiante moto,
                    con la sua perenne voglia
                    di giocare e carezzare il mio masso.
                    Ignazio Amico
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