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Scritta da: Simona

Le Vampire

Toi qui, comme un coup de couteau,
Dans mon coeur plaintif es entrée;
Toi qui, forte comme un troupeau
De démons, vins, folle et parée,

De mon esprit humiliè
Faire ton lit et ton domaine;
- Infâme à qui je suis liè
Comme le forçat à la chaîne,

Comme au jeu le joueur têtu,
Comme à la bouteille l'ivrogne,
Comme aux vermines la charogne
- Maudite, maudite sois-tu!

J'ai priè le glaive rapide
De conquérir ma libertè,
Et j'ai dit au poison perfide
De secourir ma lâchetè.

Hélas! le poison et le glaive
M'ont pris en dédain et m'ont dit:
"Tu n'es pas digne qu'on t'enlève
À ton esclavage maudit,

Imbécile! - de son empire
Si nos efforts te délivraient,
Tes baisers ressusciteraient
Le cadavre de ton vampire!"
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    Scritta da: Edoardo Grimoldi

    Spleen

    Quando basso e pesante il cielo grava
    Come un coperchio al gemebondo spirito
    Preda di lunghe accidie, e a noi, abbracciando
    Tutto il cerchio dell'orizzonte, versa
    Un buio lume, più triste che notte;
    Quando la terra si trasforma in umido
    Carcere dove la Speranza, come
    Un pipistrello, se ne va sbattendo
    Contro i muri la sua timida ala,
    Urtando il capo a putridi soffitti;
    Quando la pioggia, stendendo le sue
    Immense strisce, imita le sbarre
    D'una vasta prigione, e un muto popolo
    Di ragni infami al fondo del cervello
    Viene a tenderci le sue reti, - a un tratto
    Campane erompono furiose e lanciano
    Verso il cielo uno spaventoso urlo,
    Come spiriti erranti e senza patria
    Che diano in gemiti, ostinatamente.
    E dei lunghi, funerei cortei
    Vanno sfilando nell'anima mia
    Senza tamburi né musica, lenti.
    È in lacrime, ormai vinta, la Speranza;
    L'atroce Angoscia mi pianta, dispotica,
    Sul cranio chino il suo vessillo nero.
    Charles Baudelaire
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Il Vampiro

      Tu che t'insinuasti come una lama
      Nel mio cuore gemente; tu che forte
      Come un branco di demoni venisti
      A fare folle e ornata, del mio spirito
      Umiliato il tuo letto e il regno-infame
      A cui, come il forzato alla catena,
      Sono legato: come alla bottiglia
      L'ubriacone; come alla carogna
      I vermi; come al gioco l'ostinato
      Giocatore - che sia maledetta.
      Ho chiesto alla fulminea spada, allora,
      Di conquistare la mia libertà;
      Ed il veleno perfido ho pregato
      Di soccorrer me vile. Ahimè, la spada
      Ed il veleno, pieni di disprezzo,
      M'han detto: "Non sei degno che alla tua
      Schiavitù maledetta ti si tolga,
      Imbecille! - una volta liberato
      Dal suo dominio, per i nostri sforzi,
      tu faresti rivivere il cadaver
      del tuo vampiro, con i baci tuoi!"
      Charles Baudelaire
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        Scritta da: Ombra Nella Notte

        De profundis clamavi

        Imploro pietà da Te, l'unica che io ami, dal fondo dell'anima in cui è caduto il mio cuore. È un universo tristissimo, dall'orizzonte plumbeo, e vi si muovono, la notte, l'orrore e la bestemmia;
        un sole privo di calore si libra sopra per sei mesi, gli altri se la notte copre la terra; è un paese più nudo della terra polare: né bestie, né ruscelli, né verde di boschi!
        Non v'è orrore al mondo che sorpassi la fredda crudeltà di questo sole di ghiaccio e di questa immensa notte simile al vecchio Caos;
        io invidio la sorte dei più vili animali, che possono inabissarsi in uno stupido sonno, tanto lentamente si dipana la matassa del tempo.
        Charles Baudelaire
        Composta lunedì 14 febbraio 2011
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          Scritta da: Ombra Nella Notte

          Il gatto

          Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
          trattieni le unghie della zampa,
          e lasciami sprofondare nei tuoi begli occhi striati
          di metallo e d'agata.
          Quando le dita indugiano ad accarezzare
          la tua testa e il dorso elastico
          e la mano s'inebria del piacere di palpare
          il tuo corpo elettrico,
          vedo la mia donna in spirito. Il suo sguardo
          come il tuo, amabile bestia,
          profondo e freddo, taglia e fende come un dardo,
          e, dai piedi fino alla testa,
          un'aria sottile, un minaccioso profumo
          circolano attorno al suo corpo bruno.
          Charles Baudelaire
          Composta martedì 15 febbraio 2011
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            Scritta da: Maresa Schembri

            La mort des amants / La morte degli amanti

            Nous aurons des lits pleins d'odeurs légères,
            des divans profonds comme des tombeaux,
            et d'étranges fleurs sur des étagères,
            écloses pour nous des cieux plus beaux.

            Usant à l'envi leurs chaleurs dernières,
            nos deux coeurs seront deux vastes flambeaux,
            qui réfléchiront leurs doubles lumières
            dans nos deux esprits, ces miroirs jumeaux.

            Une soir fait de rose et de bleu mystique,
            nous échangerons un éclair unique,
            comme un long sanglot, tout chargé d'adieux;

            et plus tard un Ange, entr'ouvrant les portes,
            viendra ranimer, fidèle et joyeux,
            les miroirs ternis et les flammes mortes.


            Avremo letti pieni d'odori leggeri,
            divani profondi come avelli
            e strani fiori sulle mensole,
            schiusi per noi soto cieli più belli.

            Consumando a gara i loro estremi ardori,
            i nostri due cuori saranno due grandi torce
            che rifletteranno i loro duplici splendori
            nelle due nostre anime, questi specchi gemelli.

            In una sera fatta di rosa e di mistico azzurro
            ci scambieremo un unico lampo
            come un lungo singhiozzo, tutto carico d'addii;

            e più tardi un angelo, aprendo le porte,
            verrà a rianimare, fedele e giocoso,
            gli offuscati specchi e le fiamme morte.
            Charles Baudelaire
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              Scritta da: Lorenzo Mariani

              Inno alla bellezza

              Vieni dal cielo profondo o esci dall'abisso,
              Bellezza? Il tuo sguardo, divino e infernale,
              dispensa alla rinfusa il sollievo e il crimine,
              ed in questo puoi essere paragonata al vino.

              Racchiudi nel tuo occhio il tramonto e l'aurora;
              profumi l'aria come una sera tempestosa;
              i tuoi baci sono un filtro e la tua bocca un'anfora
              che fanno vile l'eroe e il bimbo coraggioso.

              Esci dal nero baratro o discendi dagli astri?
              Il Destino irretito segue la tua gonna
              come un cane; semini a caso gioia e disastri,
              e governi ogni cosa e di nulla rispondi.

              Cammini sui cadaveri, o Bellezza, schernendoli,
              dei tuoi gioielli l'Orrore non è il meno attraente,
              l'Assassinio, in mezzo ai tuoi più cari ciondoli
              sul tuo ventre orgoglioso danza amorosamente.

              Verso di te, candela, la falena abbagliata
              crepita e arde dicendo: Benedetta la fiamma!
              L'innamorato ansante piegato sull'amata
              pare un moribondo che accarezza la tomba.

              Che tu venga dal cielo o dall'inferno, che importa,
              Bellezza! Mostro enorme, spaventoso, ingenuo!
              Se i tuoi occhi, il sorriso, il piede m'aprono la porta
              di un Infinito che amo e che non ho mai conosciuto?

              Da Satana o da Dio, che importa? Angelo o Sirena,
              tu ci rendi -fata dagli occhi di velluto,
              ritmo, profumo, luce, mia unica regina!
              L'universo meno odioso, meno pesante il minuto?
              Charles Baudelaire
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                Scritta da: Eclissi

                Inno alla Bellezza

                Tu vieni dal profondo cielo o sorgi
                dall'abisso, o Beltà? Versa il tuo sguardo
                infernale e divino, mescolati,
                il beneficio e il crimine, e per questo
                al vino ti potrei rassomigliare.
                Hai nell'occhio l'aurora ed il tramonto;
                come una sera tempestosa spandi
                profumi; ed i tuoi baci sono un filtro,
                e la tua bocca un'anfora, che fanno
                coraggioso il fanciullo, l'eroe vile.
                Sorgi dal nero abisso oppure scendi
                dalle stelle? Il Demonio, affascinato,
                come un cane è attaccato alle tue gonne;
                spargi a caso la gioia ed i disastri,
                e tutto reggi, e di nulla rispondi.
                Sopra i morti, o Beltà, di cui ti ridi,
                cammini. Non è il meno affascinante,
                l'Orrore, tra le tue gioie; amoroso
                sopra il tuo ventre orgoglioso danza
                l'Omicidio, fra i ciondoli il più caro.
                Vola abbagliata verso te l'effimera,
                o candela, fiammeggia stride e dice:
                "Benediciamo questa torcia! " Anela
                l'innamorato chino sulla bella,
                e ha l'aria d'un morente che accarezza
                la sua tomba. O Beltà, che cosa importa,
                o mostro spaventoso enorme ingenuo,
                che tu venga dal cielo o dall'inferno,
                se mi schiude la porta il tuo sorriso
                ed il tuo piede e l'occhio a un Infinito
                adorato ed ancora sconosciuto?
                Di Satana o di Dio, che importa? Angelo
                o Sirena, che importa se mi rendi,
                - fata dagli occhi di velluto, ritmo,
                profumo, luce, unica regina! -
                questo universo meno ripugnante
                e questi brevi istanti meno gravi?
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                  Scritta da: Federico

                  L'uomo e il mare

                  Sempre il mare, uomo libero, amerai!
                  Perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
                  nell'infinito svolgersi dell'onda
                  l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
                  non meno amaro. Godi nel tuffarti
                  in seno alla tua immagine; l'abbracci
                  con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
                  si distrae dal suo suono al suon di questo
                  selvaggio ed indomabile lamento.
                  Discreti e tenebrosi ambedue siete:
                  uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
                  dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
                  mare, le tue più intime ricchezze,
                  tanto gelosi siete d'ogni vostro
                  segreto. Ma da secoli infiniti
                  senza rimorso né pietà lottate
                  fra voi, talmente grande è il vostro amore
                  per la strage e la morte, o lottatori
                  eterni, o implacabili fratelli!
                  Charles Baudelaire
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