Vale anche per le donne

Mentre mi avvicino
al primo bicchiere di stasera
ripenso a quanto è triste
l'arrivare a casa
e rivederti,
col grembiule a macchie
e la gonna da "lavoro"
e sentirti dire
le cose dette ieri,
e l'altro ieri,
e l'altro giorno ancora.

Mentre sorseggio un altro bicchiere
mi guardo intorno
e vedo tanti come me,
che mi addormento
dopo il telegiornale,
e lascio a te il resto da guardare.

Mentre si avvicina a me
il mio terzo bicchiere
ti vedo meglio di come pensavo,
in fondo in fondo
se c'è una partita
sei pronta al compromesso,
alla trattativa.
Il film poi,
quando vieni a letto
me lo racconti tutto intero,
tanto tu sai
che anche se dormo
lo intercetto col pensiero.

Ed al mio quarto,
quello della staffa
già vedo la mia vita
messa molto meglio
di tutti quelli
che mi stanno intorno.
Pensa che pena
dico un po' a me stesso,
anche loro fanno sosta per far tardi
per non dover apparecchiare
o fare due parole,
o magari a casa non hanno nessuno
oppure chi li aspetta è fatto col tuo
stesso stampo.
Ma in fondo in fondo
a casa,
da te,
non si sta poi così male.
Il cibo è quasi buono
come quello della mensa,
e poi non hai più voglie
e quindi non mi tenti,
non mi costringi
ad abbracciarti
a starti addosso il tempo necessario,
mentre con l'immaginazione
sono con la modella
vista distesa e sorridente
dentro un cartellone.
Ma intanto
eccomi di ritorno,
sulla via di casa,
come ogni sera,
magari
barcollando un po'.
Ma fin che
al primo tentativo
la chiave gira nella serratura
e non devo cercare il campanello
vuol dire che i miei pensieri
li ho pisciati via tutti
nel bagno del locale
oppure al muro fuori
se è emergenza,
ed anche per stasera
sono pronto a sopportare.
Alexandre Cuissardes
Composta domenica 27 gennaio 2013
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    L'orologio di paura

    sono passate da molto tempo
    le una di mattina,
    sono appena scoccate
    le quattro di mattina.
    Mi fa pena il mio corpo
    che non riesce a riposare,
    e la mia mente
    che non riesce a pensare,
    mi fa pena il mio cuore
    che non riesce ad amare.
    È proprio finito
    il mio me stesso migliore.
    Alexandre Cuissardes
    Composta domenica 27 gennaio 2013
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      È lì da un po'

      Fumo
      o pasticca,
      delusione d'amore
      o l'errore di esistere.
      Un ago
      come un chiodo da croce
      conficcato nel braccio.
      Finalmente sei fermo
      la tua guerra è finita
      hai sconfitto te stesso,
      hai sconfitto la vita.
      Sei fermo per sempre
      con la schiena appoggiata
      alla parete dei graffi.
      Nomi e frasi
      o quei cuori trafitti,
      incisi
      con i ferri
      o i mattoni,
      con i vetri spaccati.
      I ti amo,
      ti odio,
      e quelle stupide date
      del siamo stati qui
      scritte con i carboni.
      C'è uno squarcio nel muro,
      nella parete di fronte,
      antica via di fuga
      forse breccia
      fatta per entrare,
      o semplice crollo,
      passo di luce
      e di freddo.
      Un solo buco nel muro
      tanti buchi nel piccolo braccio.
      C'è uno squarcio nel cuore,
      una storia e finita.
      C'è un graffio sul muro,
      una bestemmia alla vita.
      Alexandre Cuissardes
      Composta sabato 26 gennaio 2013
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        Assonnato in poltrona, poco prima del terremoto

        Passa la luce
        da finestre chiuse.
        Le tende si muovono
        è un vento che non sento.
        Sul soffitto un aquilone
        con le firme degli angeli.
        Uccelli di carta
        appesi a fili da pesca
        fingono di volare,
        sono arrivati dell'Africa
        con l'ultimo treno possibile.
        Il fratello dell'uccisa
        mi ronza intorno,
        è persona sguaiata,
        si è montato la testa,
        la sua testa rasata.
        Ha il cappellino all'indietro,
        per lui è l'ultima moda
        una stupida moda,
        che in realtà è sorpassata
        e si è fermata da lui proprio a fine carriera.
        Si è appollaiato sul mio ginocchio
        con le braccia si tiene le gambe
        e mi guarda ridendo,
        con la bocca stretta.
        Me lo scrollo di dosso,
        ma mi cade la gamba,
        il dolore mi sveglia.
        Ecco la casa si vuota,
        tutto al miglior offrente,
        ed io vedo non visto.
        Assisto.
        Alexandre Cuissardes
        Composta sabato 26 gennaio 2013
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          La spazzatura di oggi, l'immondizia di domani

          Si preparano le stanze
          per i poteri cambiati
          con libere elezioni
          da cittadini prigionieri.
          La mia mansione
          è rovesciare i cassetti
          e gettare i segreti
          della passata gestione,
          aprire gli armadi,
          far uscire gli scheletri,
          metterli in fila,
          tutti pronti all'appello,
          per i nuovi padroni,
          poi preparare gli armadi
          per gli scheletri da domani in poi.
          Il mio compito è anche
          catalogare
          pezzi di matita,
          carte e riviste
          testimoni dei vizi di ognuno,
          potranno servire per futuri ricatti.
          Anch'io metto in tasca qualcosa
          mi potrebbe servire
          per avere un futuro migliore
          o per non farmi ammazzare.
          Alexandre Cuissardes
          Composta sabato 26 gennaio 2013
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