Sfogatoio


in Diario (Sfogatoio)
Adoro Don Matteo, perché è il Prete che vorrei vivere davvero.
Il Prete virtuoso conserva intatto il sorriso sulle labbra e negli occhi; ha un animo gentile verso il prossimo, un carattere generoso, onesto, altruista, umile, di poche parole e di molti fatti (fatti per bene...).
Il Prete virtuoso vive l'insegnamento di Dio intensamente, non solo con la mente o le parole, e fa vivere tale insegnamento a chiunque possa incontrare sul suo cammino.
Il Prete valoroso, non è affatto presuntuoso, non ti guarda con disprezzo, ma ti serve con amore e ti tratta con rispetto;
di vero cuore!
Il Prete dignitoso non guarda alle sue tasche, non vive di danaro, ma di Misericordia ed autentica carità.
Carità che tutto muove, che tutto risana.
Un Prete d'amore, non ama esser servito per poi dare il ben servito, ma serve la sua comunità con affetto e tanta stima, senza pretese, senza servilismi da parte dei parrocchiani, ma servendo (ripeto) con rispetto e stima, non già con superiorità, alterigia, scorrettezza, presunzione, cattiveria vera e propria (nel caso qualcuno dovesse osare contraddire), scostumatezza e nervosismo alle stelle.
Quando un Prete parla di umiltà, di carità, di gratuità, di amore e rispetto reciproco, per poi dimenticare ciò che ha detto una volta sceso dal pulpito (comportandosi totalmente all'opposto), mi fa urtare.
Non credo più in determinati "Preti". (Tanto rispetto per loro che sono comunque esseri umani).
Credo solo in Dio.
Composto lunedì 5 gennaio 2015
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    Scritto da: Lina Viglione
    in Diario (Sfogatoio)
    La rabbia e il rancore fanno parte dell'essere umano. Sono emozioni impossibili da evitare. La rabbia a volte aiuta a reagire, il rancore è meno nobile, ma a volte inevitabile. L'importante è che sia di breve durata. Il rancore portato a lungo non conduce a nulla di buono. La rabbia non è un'emozione. È il segnale che siamo intensamente insoddisfatti e, difficile a idearci tristi. La rabbia è la conseguenza dell'essersi comportati da brave persone a lungo, facendo rinunce e recidendosi fuori da se stessi. Non è con le rappresaglie, con le pretese, con i giudizi e con la violenza che si concorre a "colmare" la rabbia, ma convertirla in energia che ci aiuti a fare scelte concrete. Alla base della rabbia c'è un pensiero, una calcolo approssimativo che noi formuliamo verso qualcuno o verso di noi stessi. La rabbia è un certo modo di pensare che valuta ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, chi merita e chi no, chi è sciagurato e non lo è. Quando l'avremmo notato da qual momento avremmo la possibilità di capire quali sono le ragioni che lo reggono e avremo più probabilità di avviare azioni che ci aiutano a provare sollievo ancor prima che ci venga in mente di sfogarti. Sfogare la rabbia recano danno gli altri e compromette alla lunga la tenuta del nostro sistema apparato circolatorio. Due buoni motivi per modificarla... a vantaggio di tutti.
    Composto martedì 1 gennaio 2002
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