Esperienze


Scritto da: Martina Boselli
in Diario (Esperienze)
Ho imparato a non darmi fretta quando il dubbio mi attanaglia. Ho imparato ad aspettare il momento migliore per poter agire, ho affinato il mio sesto senso con gli sbagli, mi sono messa in panchina per poi scendere in campo e giocare le partite più belle, alcune delle quali mi hanno portato alla vittoria. Ho imparato ad accarezzarmi e a non essere troppo ingiusta quando ero troppo fragile. Ho imparato anche a rimproverarmi severamente quando era chiaro che avrei dovuto mollare ed invece mi ripetevo "la prossima volta vaffanculo. Non muoverò più un dito" e a fanculo poi, ci sono andata da sola. Ho imparato a lasciarmi stare nei periodi no, e a non cercarmi troppo nei periodi decisamente no. Ho imparato ad apprezzarmi di più, a darmi una chance, perché forse sai, non sono così malaccio. Ho imparato a tollerarmi e ad apprezzare ciò che sono, d'altronde questa sarà una lunga convivenza da trascorrere. Ho imparato che se avrò sempre bisogno di qualcuno, di una mano, addirittura di un abbraccio, mi troverò sempre. Ho imparato che non devo sottovalutarmi troppo, non devo sminuirmi che tanto ci penseranno gli altri a farlo. Mi sono diventata amica, con i rispettivi alti e bassi tipici di un legame vero e forte. Oggi mi voglio bene un po' più di ieri. Dovreste volervene anche voi.
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    Scritto da: Martina Boselli
    in Diario (Esperienze)
    Nella vita di ognuno di noi, ad un certo punto, ci ritroviamo a dover fare alcune scelte. È inevitabile, fa parte del gioco. Uno psicologo che frequentavo non molto tempo fa mi ripeteva spesso una frase "estirpa il male dalla radice". Per quanto sia duro accettarlo, ci sono delle persone che con la loro presenza ci fanno del male psicologico. Con i loro comportamenti ambigui sono letteralmente nocive, non che siano cattive di natura, ma sono cattive per noi, esattamente come alcune piante che al solo contatto ti creano prurito e reazioni avverse anche più gravi se ci resti vicino troppo a lungo. Sono bellissime ed è un peccato doverle evitare, ma non farlo ne va della nostra salute. Bisogna accettare quindi, che per quanto desideriamo avere una persona nella nostra vita, non averla è invece la cosa migliore. Fa male. Molto male. Ma poco dopo ci renderemo conto che persistere, sarebbe stato peggio per noi. A volte bisogna fare delle scelte, pur dure che siano, perché se le persone meritano una seconda chance, noi meritiamo molto molto di più.
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      Scritto da: F. FIUMARELLA
      in Diario (Esperienze)
      Molti attori durante i casting sono obbligati a seguire brevi copioni, imparare a memoria piccole frasi, sono osservati durante la recitazione dai casting director o aiuto casting, sono rari i casi che il regista sia presente nella scelta dei ruoli, quindi secondo il loro punto di vista e le loro "competenze" per essere definiti dei bravi attori e passare il casting basterebbero due espressioni, quattro parole, la poca conoscenza del personaggio e del soggetto e il l tutto si conclude con un le faremo sapere. Il più delle volte molti sogni vengono distrutti per colpa di una scelta soggettiva e gusto personale o perché effettivamente non esiste talento? Io ho conosciuto molti casting director e posso dire che sono veramente pochi coloro che riescono a cogliere e percepire il potenziale di un Attore. Io darei la possibilità agli attori di esprimere la propria arte e talento con più naturalezza senza basarni su un copione imparato a memoria recitato per pochi minuti, quelli che trasmettono ansia. Non mi baserei solo sulle apparenze, ma cercherei di capire le potenzialità dell attore anche in più incontri! Durante i casting farei scegliere direttamente al Regista! Colui che ha la vera idea del personaggio! Molti anni fa gli attori venivano scelti nelle strade, osservati dai registi e produttori, il vero occhio del cinema è sempre quello neorealista. Poi ci lamentiamo perché girano sempre gli stessi volti!
      Composto giovedì 22 giugno 2017
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        in Diario (Esperienze)
        Di fronte casa mia c'è una signora anziana. La vedo spesso la mattina presto sul balcone quando tirò su la tapparella, lei con il suo cuscino sul davanzale a prendere aria, con le lenzuola appoggiate sul balcone. A volte ci incrociamo lo sguardo e, buon giorno. Le rispondo buon giorno anch'io. La nonnina avrà sulla ottantina d'anni, mai un bambino sul balcone, un nipote un figlio. A volte penso che la solitudine non te la scegli come stile di vita. A me è capitato invece di volermene stare da solo. Di cercare un mio spazio, ascoltare il silenzio, come una sorta di rilassamento. Oppure quando mi andava stretto un rapporto. Mi piace anche camminare da solo, la notte, quando finisco di lavorare, quando le strade sono vuote, dove prima c'era il mondo, quando il silenzio è spezzato solo dal rumore dei miei passi. Chissà se un giorno questi pezzi di solitudine mi verranno contro. Perché la solitudine ha diverse fasi. Quando la cerchi da giovane ha sempre un desiderio interno. Quando sei giovane vuoi farti i cazzi tuoi. Vuoi stare da solo per le tue opportunità. Poi cominci a crescere, e la voglia di solitudine si affaccia nei vari momenti di una vita frenetica, cerchi quello spazio per stare con te stesso. Come le mamme che dopo aver lavorato tutto il giorno preparata la cena lavato i piatti, messo a letto i figli si cercano quei dieci minuti di solitudine sul balcone, come quel cuscino della signora di fronte casa mia. E quel momento è oro colato dal cielo. Poi invece si invecchia, come se di colpo la vita ci gira le spalle, si rimane soli senza più volerlo, come la nonnina di fronte casa mia, e allora si mette fuori il cuscino come se volessimo fare andare via la solitudine accumulata di notte. Alle otto di sera tiri giù tutte le tapparelle, solo qualche foto a farti compagnia. Una volta una signora disse: per me la mia solitudine è sentire le voci dagli altri appartamenti. E quando in casa si sente solo il rumore del televisore, la solitudine diventa vecchia e pesante. E allora, quanti anni ha la solitudine?
        Composto martedì 20 giugno 2017
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          Scritto da: Raffaella Frese
          in Diario (Esperienze)
          C'è stato un tempo che le parole erano troppo pesanti, un tempo che dagli altri dipendevano le mie scelte. Oggi orgogliosa di quella che sono diventata, posso urlare al mondo che certe parole ora mi scivolano addosso e le mie scelte dipendono solo dalla mia volontà. Ho capito che il sapore della dignità porta solo un nome; fiducia in se stessi, perché nulla, nessuna parola vuota ed insignificante può toccarci più delle nostre convinzioni e certezze.
          Composto mercoledì 18 aprile 2007
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            in Diario (Esperienze)
            All'indomani dalla realizzazione, scivola via anche la rabbia, rimane il resoconto di ciò che abbiamo dato e non abbiamo saputo dare. Abbiamo raccontato storie, le abbiamo vissute, ci siamo immersi dentro la polvere dei giorni andati male e ci siamo rivestiti dei granelli d'oro di quelli andati bene. Abbiamo nutrito speranze, ci siamo presi per mano, abbiamo fatto l'amore da vicino e da lontano. Abbiamo bussato alle nostre anime dolenti, abbiamo svuotato segreti che solo noi sappiamo, li abbiamo colmati di lacrime, e ci siamo dati forza con un sorriso. Abbiamo imbastito sogni. Abbiamo ricucito la speranza. Abbiamo tessuto la felicità. Ci siamo guardati allo specchio e ci siamo amati. E oggi, chi siamo noi se non il ricordo di una fotografia perfetta strappata dagli occhi della paura? Chi siamo noi in questo presente senza lieto fine? E chi sono io che avrei voluto accarezzare i capelli alla vita e dirle "finalmente, sei arrivata!"?
            Composto venerdì 10 giugno 2016
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              in Diario (Esperienze)
              La peggiore categoria umana è quella degli indifferenti, di chi fa finta di niente, di chi "non vede, non sente, non parla". Si sa, è difficile tenere testa a chi ha qualcosa da raccontare, un cervello per pensare e un cuore che freme dentro al petto. La sensibilità non è un vestito che tutti possono indossare e l'intelligenza non è il gentil cappello che tutti sanno riverire sul palmo della mano. Chi fa silenzio, chi tace pacatamente e ad un tratto urla il suo dolore al mondo intero, vive di emozioni, di vibranti passioni, e talvolta è un buono che, giunto al limite, esplode. Non esistono modelli standard di buoni o cattivi, esistono momenti in cui il tuo umore è variabile e tu puoi essere "tutto", puoi essere "tutti". Oggi principessa o principe e domani strega o stregone. Tuttavia ciò che conta è essere, buttare fuori parole e non tacite omertà. E preferire l'odio all'indifferenza, sapendo che tra i due vincerà sempre l'amore.
              Composto domenica 19 giugno 2016
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                Scritto da: Cristallina
                in Diario (Esperienze)
                Strana la vita! Negli ultimi mesi, mi ha dato una lezione di vita inaspettata, sopratutto direi nemmeno immaginata... per anni ho vissuto una realtà difficile da gestire, dalla quale volevo fuggire perché non volevo accettarla. Ho trascorso giorni, mesi, ed anni credendo di vivere il peggio della mia vita. Ho lottato contro me stessa e anche contro a persone nemiche. In questa lotta, sofferta, è nato in me, senza che me ne rendessi conto una forte stima di me stessa e una capacità d'amare che non avrei mai pensato, per me, possibile. Solo ora me ne rendo conto. A rivelarmelo è un'altra situazione più recente dove tutto sembrava essere facile e gradevole. Tutto e tutti a mio favore. Risultato? "Amaro in bocca" era tutto finto! Morale: "ciò che sembrava male, in realtà era bene, e viceversa, ciò che sembrava bene era male. Bella lezione!
                Composto sabato 17 giugno 2017
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                  Scritto da: Silvia Nelli
                  in Diario (Esperienze)
                  Amo la notte in modo smisurato. La amo perché la sento amica e fedele. È stata proprio lei la mia più grande complice, nei momenti più difficili e più importanti della mia vita. Seduta sul mio terrazzo, nel buio e nel silenzio ho assaporato chiudendo gli occhi quella sensazione che l'aria fresca mi dava. È quello il momento in cui comincia il mio viaggio interiore... tante le cose che non vanno, tante le cose che ti riempiono gli occhi di lacrime se ci pensi, ma grazie a queste cose ho imparato a guardare anche l'altro lato della vita, ossia quello che ho, quello che sono e credetemi non sono poi così sfortunata. È un po come scuotermi dentro, permettere alle cose belle di tornare in superficie e a quelle negative di adagiarsi sul fondo perché non prendano il sopravvento. Amo la notte perché è l'unica cosa che ancora riesce a farmi assaporare un po di quella magia perduta. Se molti anni fa mi avessero fatto vedere ciò che sono oggi, credetemi avrei detto: "no, io non diventerò mai così... quella non sono io"! Ed invece sono proprio così... sono quella che davanti ad un testo d'amore o a delle frasi piene di grandi propositi sentimentali, sorride... e quel sorriso è accompagnato da un leggero senso di nausea alla bocca dello stomaco. Non credo più, è chiaro, semplice e non posso negarlo. Sono quella che l'amore lo lascia agli altri perché ha imparato a bastare a se stessa e quella serenità, quell'equilibrio gli è costato così caro che non serve un altro coglione qualunque per scalfirlo. Sono quella che da un valore inestimabile all'amicizia, perché i passi più difficili li ho percorsi mano nella mano con un amico e niente e nessuno dovrà mai intaccare quei rapporti, quei legami che io chiamo "intoccabili"! Sono quella che spesso sta volentieri da sola, nel suo mondo, tra le sue mura a godersi se stessa, le sue passioni e suo figlio mentre lo fa non sente la solitudine o la tristezza... ma sono anche quella che ha i suoi momenti di fragilità, dove si sente come persa in chissà quale mondo e non sa come tornare a casa, quella che avrebbe disperatamente bisogno di un abbraccio vero e sincero, non lo ha e magari piange. Amo la notte perché mi viene di guardare il cielo e sentirlo vicino a me per quel suo colore scuro, ma poi capisci che anche il cielo di notte, malgrado sia scuro, ha le sue notti stellate e quelle oscurate dalle nuvole... un po come me in fondo no!? Ecco forse perché la notte ha quell'aria così familiare da permettermi di ritrovarmi, di guardarmi dentro, poter conoscere i miei limiti e assaporare quella sensazione magica di chi, anche se non lo dice, ogni tanto ritrova la capacità di sognare.
                  Composto sabato 17 giugno 2017
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