Se vuoi arrivare ai piani alti, devi anche avere il coraggio di affacciarti. Non dire dopo che soffri di vertigini e pretendi che si affaccino gli altri al tuo posto.
Composto mercoledì 25 ottobre 2017
Se vuoi arrivare ai piani alti, devi anche avere il coraggio di affacciarti. Non dire dopo che soffri di vertigini e pretendi che si affaccino gli altri al tuo posto.
Dicono che la vita è fatta di piccoli momenti di felicità, bene allora voglio tenerli stretti quei barlumi di speranza.
Ne ho visti di mondi e di personalità. Ho assistito a personalità costruite sul niente. Prive di valori, ma ricche di gioie alimentate solo dal dolore altrui. Ho sempre tenuto la distanza da queste personalità, ritenendomi "diverso". Perché diverso è colui che non odia, ma sa cosa gli piace e cosa no. Diverso è colui che non vuole salire su nessun trono perché gli basta avere i piedi ben saldi a terra. Diverso è colui che non calpesta la strada di nessuno, ma sceglie con certezza la sua.
Tra gli uccelli che migrano e quelli che qui svernano, continuamente noi camminiamo: facciamo e disfiamo troviamo e perdiamo amiamo e odiamo. Vien da dire ch'è la solita tiritera: però la vita è sintetica.
Non deludere chi decide di portarti nella sua vita, ma sprigiona il tuo animo e fanne tesoro vitale per il suo ricordo nel tempo verso di te.
Vorrei lambire il tuo cuore intriso di veleno che la fosca vita ti ha tediato, e le sue vicissitudini che ti hanno avviluppato l'anima, per stemperare il tuo essere melanconico, e donarti lindore dove in pace tu possa acchetarti l'essenza del tuo essere e mutar a nuova vita dove l'orizzonte è portatrice di speranze da raggiungere!
Oggi la realtà è densa e pesante. Penosa nel mostrare il suo vero volto. La leggerezza un vago ricordo, una cosa stupida e leggermente infantile, ogni illusione messa da parte. L'amore, la gioia, il cuore che batte più velocemente, lontani distanze siderali. Eppure non è cambiato niente. Non è successo niente. Eppure sei distante. Eppure sei lontano. Eppure non mi appartieni. E io non appartengo a te. Mi sento fuori dalla mia vita. Come se non fosse la mia. I ricordi e le fantasie, sporcati da un peccato originale che non si può cancellare. Non ci vediamo a casa. Non abbiamo una casa, il nostro posto è un parcheggio, un amore senza indirizzo e senza mura. Tutto è solo in prestito. Con interessi da usura. È tutto qui, in effetti.
Era quel tipo di persona che non demorde facilmente. Se vuole una cosa corre a prendersela, non si ferma per voltarsi indietro e vedere quanta strada ha già percorso, ma continua il suo cammino senza prendere fiato fino a quando non la raggiunge. Era quel tipo di persona che metteva il cuore davanti all'orgoglio. Quella che l'ultimo tentativo non era mai davvero l'ultimo. Quella che andava controcorrente, contro il vento e tutte le intemperie pur di ottenere quello che desiderava davvero. Lei correva, correva sempre. Si fermava solo quando sentiva lo schianto. Il suo. Ed anche allora, pur zoppicando, continuava in qualche modo per la sua strada. Continuava in qualche modo a farcela, in modo diverso certo, ma non si fermava mai, nemmeno allora.
Non seguo la massa, ho già la massa che mi segue... la mia ciccia è tutto quel che serve per sentirmi vivo!
Non ci si conosce mai abbastanza. Si può essere solidamente pratici, eppur profondamente sensibili, sognatori e poetici. Si può essere tante cose, in verità. Si può essere tutto e contemplarne l'esatto opposto, l'antitetico contrario.