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Poesie - Le ultime 100 poesie inserite

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Se penso a te non vedo paesaggi,
vedo i tuoi occhi che infondono il sereno
con quei colori che sembrano messaggi
e l'espressione bella, a tempo pieno.

Se penso a te non vorrei mai partire,
resterei a contemplarti come a veleggiare,
a proferir concetti che forse fan soffrire,
ma se tu ridi rammento ancora il mare.

Se penso a te che illumini i miei giorni,
alle tue labbra sapor di caffellatte,
a brucianti partenze pregustando ritorni,
osservo i miei trascorsi e li trasformo in arte.

Se penso a te ascolto nel silenzio della sera
i suoni della vita scuotere i miei pensieri,
girandole d'amori contrastati, fioriti a primavera,
in luoghi assai remoti, nel tempo irraggiungibile di ieri.

Se penso a te con l'amore che ho in cuore,
ti rivedo attraente, come il sogno rubato
dall'oscuro destino ad un ladro d'amore,
che non merita niente perché è innamorato.

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Autore: Anonimo
La bottega era in fondo alla via,
tutti quanti sapevano dove.
Fa Giuseppe: "Adorata Maria,
molto presto sarà il diciannove;

vola il tempo, a gran passi s'appresta.
Invitiamo qui a casa gli amici.
È il mio nome, lo sai; la mia festa.
Che ti pare, Marì? Che ne dici?"

Alza gli occhi Maria dal ricamo,
risplendenti di grazia divina.
"Peppe mio, tu lo sai quanto t'amo,
però sono un disastro, in cucina.

Ti ricordi dell'ultima volta?
Mi ci sono davvero impegnata,
ma mi venne uno schifo, la torta,
e alla fine l'abbiamo buttata.

Ma stavolta andrà meglio, lo sento,
lo vedrai: non ti dico di più.
Voglio farti davvero contento,
con il nostro figliolo Gesù!"

E così ci provò. Poveretta,
ben tre giorni passò a cucinare,
ma non era una cuoca provetta
(era molto più brava a pregare).

Questa volta riuscì! Nella stanza
in cui stava la Sacra Famiglia
si diffuse una dolce fragranza.
Che languore! Che gran meraviglia!

Su un vassoio fan mostra di sé
(beh, Maria, certe volte sei in vena!)
Zeppoloni di pasta bignè
ben guarniti di crema e amarena.

San Giuseppe però storce il naso.
"Moglie mia, chi può averti aiutato?
Non mi dire che è frutto del caso;
tu lo sai, la menzogna è peccato.

E non fare quel viso contrito!
Dai, sorridi, mia cara Maria:
l'aiutante, l'ho bell'e capito,
si nasconde costì, in casa mia.

Vieni qua, figlio mio, fatti avanti.
I miracoli son limitati,
vanno usati per cose importanti;
se li impieghi così, son sprecati!"

Ma Gesù, ch'era ancora un bambino
lo guardò con grandissimo amore,
e gli disse: "Mio caro papino,
stai facendo – perdona – un errore:

questa zeppola dolce, squisita
da gustare in un giorno di festa
rende un poco migliore la vita:
la magia quotidiana è anche questa.

È un miracolo lieve, leggero;
una semplice, morbida cosa,
che anche al giorno più cupo e nero
dà una piccola mano di rosa".

Il papà sentì in gola un magone.
"Caro figlio, non critico più.
Su'sti zeppole hai proprio ragione:
io sò Santo, ma tu sì Gesù!"
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Una corda che lentamente si sfalda,
sentire filo dopo filo che si spezza.
Cercare di ripararla con fili di lana
che danno una parvenza di forza.
Combattere con il tempo per salvarsi dalla caduta
o combattere con la gravità del peso dei sentimenti?
Speri che la tua forza si consolidi con la corda
che diventino un tutt'uno portandoti al traguardo.
Ma la lotta contro gli agenti esterni,
quelli che ti ostacolano con la loro violenza,
che ti sbattono per terra cercando di calpestarti
e di farti desistere dal tuo intento, è dura.
In questa notte insonne
la mia corda si sta lentamente sfaldando,
così come la mia volontà sta cedendo.
Eppure basterebbe solo un cenno da un pezzo di plastica che non suona.

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Ti muovi, canti e suoni
non sei strumento, non sei voce
ma armonia, suono e movenze sei
Tu parli, ridi, piangi
non sei gioia, non sei dolore
ma emozione, sensazione, passione sei
ti amo, ti odio, ti sento
ma non sei amore, non sei odio, non sei sentimento
ma tutto questo ed altro sei.

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Domani è festa
la gente si desta
al fuoco è la minestra
mi gira la testa
apro la finestra
saluto la maestra
richiudo la finestra
con la mano destra.
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