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Poesie


Scritta da: Andrea Sergi

Il canto del cigno

Guardai il cielo
di nuvole stanche scolpito
in attesa
che un vento borioso
e deciso
le soffiasse più in la.

Che s'aprisse d'immenso
tingendo quel telo
sfumando quei nembi d'azzurro
esplodendo di sole
e di luce.

Ma non venne
e le nuvole si strinsero
a branco, come lupi famelici,
minacciose
e scacciarono via
anche il poco chiarore
rimasto

mentre apparivano
come lame taglienti
dei riflessi di luce
che saettando
sembravano affettassero
il cielo scomparendo
per incanto

lasciando

come un urlo un boato
che scuoteva il silenzio
in un vibrare crescente
nel tintinnare dei vetri.

Arrivò l'acqua, gocce come
acini d'uva trasparenti
che man mano ingrossando
disegnavano cerchi rimbalzando
nel vuoto.

Addio estate.
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    Scritta da: Gabriele Bozzi

    Luna

    Oh Luna come sei bella quando appari magnificamente alla terra. Ti mostri con tutto il tuo splendore per poi celarti dietro un leggero tappeto di delicate nuvole. Splendente ti specchi nel tenebroso mare, stregando i malinconici cuori. Delicata come una piuma ti rendi protagonista della nera notte, facendo danzare tutti gli astri del ciel attorno al tuo candido volto, svanendo improvvisamente nel chiarore del mattino.
    Composta giovedì 9 febbraio 2017
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      Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
      Un bimbo muore poggiato solo sulle ossa
      con occhi spalancati dalla fame.
      La madre senza lacrime lo piange
      ricordando quando lo partorì sognando.

      Il suo seno secco si riempie di dolore
      respingendo il sole che la consola.
      Il silenzio circonda questo gruppo umano
      in un'ora che spaventa il sole tropicale.

      Le ombre hanno paura di fermarsi
      accanto a un morto con madre senza pane.
      Non ci sono speranze al sud dell'equatore
      quando il nord getta nei suoi rifiuti
      ciò che altri guadagnano col sudore.

      È stato distrutto l'equilibrio del mondo,
      la povertà si arricchisce di tristezza,
      la ricchezza s'ingrassa di negligenza
      mentre anche oggi muore un sogno.

      Il sud rifiuta le briciole delle ricche mense
      dei tanti epuloni vestiti di magnificenza.
      È meglio morire con la dignità negli occhi
      che essere schiavi di un gioco sporco.

      Domani ritornerà il vero figlio dell'uomo
      farà risorgere i poveri morti dalla fame,
      li guiderà in un antico deserto fiorito
      moltiplicando il loro cibo all'infinito.
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        Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO

        Il primo Venerdì santo

        Giunsero i Cavalieri dell'Apocalisse
        in un pomeriggio di tempesta
        mentre un vecchio cantava la vita
        guardando un bimbo dalla finestra.

        I cavalli non avevano briglie
        su strade con statue di bronzo
        nitrivano con raffiche di nebbia
        incontro all'uomo pieno di silenzio.

        Per la folla fu un giorno come tanti,
        per alcuni fu un giorno di rimpianti.
        Un velo si squarciò nel tempio
        cadendo trenta monete d'argento.

        Il governo di turno si lavò le mani
        scartando una verità che scottava.
        Gli amici si rintanarono dispersi
        in angoli oscuri pieni di spavento.

        Si udì un grido, un tuono, un lamento:
        morì l'Uomo e il mondo pianse contento.
        Fu questo il nostro primo Venerdì Santo
        quando noi accendemmo una fiaccola.

        Il nuovo calendario iniziò da zero
        la sua marcia di virtù e mistero.
        Aspettiamo i Cavalieri dell'Apocalisse
        cavalcare su nuovi cieli senza eclisse.
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          Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO

          Domenica delle palme a Saragozza

          Gli uomini incappucciati sfilano maestosi
          guardando il mondo da dentro le caverne
          dove pitture rupestri conservano il mistero
          di animali trafitti da religiose leggende.

          Avanzano rami di palme cadenzando il tempo
          ferito da rullio di tamburi pieni di pentimento.
          Il padre e il figlio vestono gli stessi indumenti
          carichi di secoli, orgoglio e umana penitenza.

          Le strade sono mute in pieno mezzogiorno:
          passa il Cristo su un'asinello bianco.
          Lo precede la samaritana con i suoi vent'anni
          in una brocca di creta piena di rimpianti.

          Così si celebra la domenica delle palme
          in questa terra piena di tradizioni e danze.
          Qui, forse, Cristo ha sostituito Ercole
          cambiando le fatiche in pane e gentilezza.

          Inizia con questi suoni la settimana santa
          in questa Aragona piena di tradizioni e vento
          scavando nella voce del tradizionale tamburo
          il nuovo volto di uomini lanciati al futuro.
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