Poesie


Se l'idrovora non svuota la sentina

Un sole tiepido da fori di nubi emerge
lieve uno spirar le scardina silente
oltre piccole bave e rughe
remote scie solcano l'azzurro glauco
dal fronte di frangiflutti semi sommersi
gabbiani reali atterrano o decollano.

In un meriggio al termine
immoto sulla riva il cuore elabora
lungo un orizzonte torbido
che non ha segni chiari
aspetta il pescatore che a una lenza
un pesce abbocchi prima o poi.

S'abbruna a poco a poco l'aria
il cielo a mesto poi muta colore
una moltitudine di pensieri salpa
disegna spirali e cerchi concentrici
a istanti di tristezza si cerca scampo
mentre crolla su memorie il ricordo.

Dov'è lo svincolo che evita
una strada che non ha uscite
e rimette in viaggio l'anima confusa
la forza che sospinge l'uomo avvilito
fuori del recinto chiuso
dove stanno croci di eventi seppelliti?

Domani ancora più ingorghi di disaggio
più strapiombi deserti e inciampi
altri fili si sfilacceranno dalla trama
solchi più profondi scaverà l'aratro tempo
che col coltro taglia e col versoio rovescia
lungo il versante della vita che scoscende.

Affonderemo quanto prima se l'idrovora non svuota
la sentina che per stillicidio di tristezze si riempie!
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    Scritta da: Gianni Marcantoni

    Noi e gli altri

    Devi pagare tutto,
    tutto-tutto-tutto,
    e sono poi gli altri a chiederti il conto.
    Cioè i peggiori,
    i più gelosi,
    i più incapaci,
    quelli che sono in maggioranza,
    che sanno coalizzarsi, gli ignoranti,
    quelli che non possono guardarsi
    allo specchio e sorridere,
    e dire sono contento.

    Beh sarà tutta questa gente
    che dal basso cercherà inutilmente di risalire,
    ma senza dimenticare
    che la natura ha scelto così per chiunque,
    in un equilibrio perverso.

    Una forma di ribellione alla vita
    il non accettare
    di non poter essere come qualcun altro.
    E guardare sempre a questo altro
    per cercare di fare lo stesso,
    senza però riuscirci.

    Sprecare così la vita
    in una umanità che lacera
    sé stessa, senza lasciare
    nessuna via d'uscita,
    scrivere lentamente da soli
    la propria sentenza di condanna.
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