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Poesie


Scritta da: Pippo54

La severità del mare

Se anche chiudessi le vele di questo
battello il vento mi porterebbe dove
vorrebbe, perché la paura dell'uomo
è lui stesso.

Pochi capiscono che c'è gente
che ha bisogno di darsi la mano,
di stringersi al petto chi trema,
di dargli calore.

Vorrei schioccare le dita per fare
magie, poi scrivere versi diversi,
fare un mezzo discorso che si capisca
quanto è forte l'amore.

Ci sono petali setosi che di sera mi
danno la forza, mi danno l'essenza
e in questa stanza ci sono ricordi.

A volte temo la severità del mare
perché le onde pur affascinanti fanno
paura e la bellezza arretra di un passo
quando trovo persone in prenda
all'angoscia.
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    Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
    Cavallo e toro in labirinto umano
    chiamano la morte nel cerchio dell'arena.
    Sono fantasmi in ritmo di colori
    i movimenti danzanti degli zoccoli
    sfidando gli occhi tinti di rosso.

    I minotauri spiano dietro le transenne
    il furore degli dei vestiti da toreri.
    L'aria è carica di allegria secolare
    correndo dietro musica iberica
    nata con i miti venuti dal mare.

    Cavallo e cavaliere rompono il silenzio
    schivando la nobiltà del toro bravo
    con banderillas di colori ardenti.
    La gente beve l'ultimo sorso di vino
    ammirando la lotta della propria vita.

    Cammina altero il torero di fuoco
    su trombe soffiate da desideri.
    Inicia la danza che chiama la morte
    in questa festa piena di miti e colombe
    disegnata con fili d'oro e sorrisi al vento.

    Suona la tromba, ricambio di spada,
    il minotauro scende nell'arena,
    il toro respira l'ultima immagine
    che scivola veloce nelle sue vene.
    Il grido della festa muore con il toro,
    il sangue uccide l'ultima favola
    scritta sul silenzio maturo dell'arena.
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      Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
      Sulle costole dell'Adamo di oggi
      sta scritto con parole d'argilla:
      "Rivoluzione senza sogni maturi
      con cuore di ferro in uomini nudi".

      Nascerà una nuova Eva
      madre dell'uomo futuro.
      Svegliamoci in fretta
      perché domani potrà essere
      tempo perduto.

      Nei rumori di città sommerse
      suona il flauto della vita nuova.
      Non c'è bimbo che ascolti contento
      un messaggio a luci spente.

      Cosa farà l'Adamo di domani
      con piedi di creta troppo antica
      e cuore un po' arrugginito?

      Sta nascendo la civiltà del grafeno.
      Le piccole cose di pessimo gusto
      saranno appese in musei di paglia.
      Apparirà una nuova donna
      legata all'uomo con la tanga!
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        Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
        In strade medioevali con archi e torri
        giocano i giorni di una fanciulla amica.
        Segue con lo sguardo il fumo della pipa
        posarsi su piatti feriti a fuoco
        per conservare geometrie moresche
        segni di voci che tacciono da secoli.

        In quella casa di pietre rosate
        vivono immagini mai cancellate
        con ali di lino ricamate a mano.
        Le favole del cuore nate nella sera
        riecheggiano nell'eco delle stanze
        con porte aperte spinte dal vento.

        Poi ruggì la guerra piena di odio:
        le pareti si tinsero di rosso sangue
        le favole diventarono tragedie
        con volti e cuori pieni di miserie.
        La fanciulla divenne presto madre
        con sogni infranti di bellezza.

        Vennero i figli e anche la loro partenza
        ritornarono le favole a riempire le ore
        ma presto il marito la lasciò vedova.
        Guardava le foto, costruiva castelli,
        suonava il piano con estrema dolcezza
        riempiendo le ore per morire contenta.
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          Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
          Il giorno e la notte hanno lo stesso sangue
          quando si fermano nella vecchia barca
          piena di fagotti con geroglifici strani.
          Seduto in un angolo di casa, ascolto
          una tenue voce della nonna inferma:
          "madre, che dolori nasconde questa carne
          vissuta con lo sguardo rivolto al cielo".
          Rintocca l'ultima mezzora nell'orologio
          regalatole all'ultimo compleanno.

          Il cagnolino ladra a un'ombra senza volto
          seduto sullo sdrucito sofà della nonna.
          I fiori emanano il loro soave profumo
          per addolcire l'aria secca di fantasmi.
          Non si muore con gli occhi chiusi
          in questi giorni pieni di speranza.
          La morte è fuoco per chi non la teme,
          brucia la corteccia di un tronco antico,
          salvando il seme per il nuovo bosco.

          Il giorno e la notte sono figli della stessa madre,
          allegra e triste che giace assorta su cenere bianca.
          Alla vecchiaia seduta accanto al caldo focolare
          la nonna sgrana il rosario della sua lunga vita
          sorridendo ai giorni trascorsi dei suoi vent'anni
          che legge negli occhi della foto di suo marito.
          Gli anni passano veloci come le nuvole del cielo
          in attesa di una pioggia feconda di misteri
          per regalarle il dono della pace nell'ultimo bacio.
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