Le migliori poesie inserite da Dario Pautasso

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Scritta da: Dario Pautasso

La tristezza

La tristezza è il fiore più bello
che non schiude mai,
è un passo incerto
dove tutto è luminoso,
è un sole primaverile
sempre velato da nubi sottili.

La tristezza è il canto di un uccello
dietro una finestra chiusa,
è un volto limpido
che non dice niente,
è un bacio dato a labbra strette
che non ricorderai.
La tristezza è un suono lontano
che più rincorri
più s'affievolisce.

la tristezza è un bimbo
dagli occhi meravigliosi
che corre
da solo.
Composta martedì 2 luglio 2013
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    Scritta da: Dario Pautasso

    E' l'angoscia

    Se guarderete tra la gente
    vedrete un uomo che non è un uomo.
    È un soffio di fiato che non è fiato.
    È un'ombra.
    Quest'uomo che non è un uomo
    porta il peso di tutte le incomprensioni
    di tutte le esistenze del mondo,
    da sempre:
    è l'angoscia.
    Ha due braccia che sono travi
    e un sorriso che è un pozzo
    dove cadono le espressioni degli altri
    senza lasciare traccia.
    Niente speranze, niente sogni,
    nessun segreto da proteggere;
    il sole è pallido anche a maggio:
    è l'angoscia.

    Quest'uomo stravolge il cosmo
    anche quando questo vuol starsene fermo,
    perché le cose non sono cose
    ma sono non-cose. E la vita non è vita,
    è non-vita.
    Così le stelle si confondono.

    Egli non appartiene alla terra,
    non rientra in nessuna categoria,
    è solo nella sua lotta.
    Non può non essere solo
    perché, solo, lotta contro il se stesso solitario.
    Questo fiato che non è un fiato
    vorrebbe gioire
    ma se lo fa tremano le labbra e smette subito
    e se vuole piangere
    non c'è lacrima che gli bagni la guancia:
    è l'angoscia.

    Quando quest'ombra comprende che è essenziale
    a questo mondo, quando ci crede davvero,
    quando accetta che non può esistere una forza oscura
    che gli stringe le membra e gli affanna la mente
    più forte di lei,
    se questa forza è la somma dei suoi stessi pensieri
    che sono il suo Io,
    quest'ombra smette d'essere ombra,
    smette d'essere fiato,
    smette d'essere uomo.
    È più di un uomo:
    è un uomo che piange
    che ride
    che ama.
    E il sole scalda la pelle.

    Anche le stelle si riorganizzano.
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      Scritta da: Dario Pautasso

      L'ultima volta

      L'ultima volta che ho baciato
      i tuoi occhi ero calmo
      come il suono di un ruscello
      lontano.
      Ero dolce quando già l'onda
      cresceva dentro un cuore
      riarso.
      Avrei voluto che le mani
      continuassero a non tremare
      per carezzarti i fianchi
      ma già il tuono rombava
      incalzante
      nella mia mente.

      L'ultima volta che ho baciato
      i tuoi occhi
      sapevo che il muro
      stava crollando
      eppure il sorriso ci rassicurava:
      piangevi di gioia
      prima del tuono
      prima che l'onda mi sommergesse,
      ancora.

      L'ultima volta che ho baciato
      i tuoi occhi
      ho sfiorato una lacrima
      che innaffiava la tua vita
      così genuina,
      forte: il fiore più bello.

      L'ultima volta
      già le foglie del mio albero
      si staccavano man mano
      lievi ed atroci
      tra il giallo accecante e il rosso dolente
      nella nera pozza
      degli addii.
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        Scritta da: Dario Pautasso

        Un duetto per uno soltanto

        Lasciai sollevare ogni emozione
        Come un volo di impavidi pulcini
        Ed esse, sicure, si appoggiarono ai miei soffitti
        Nude come semi di girasole
        Bianche come mani fredde.

        Per giorni non seppi che vedere con gli occhi
        Tutto era così oscuro e saggio

        Non provare più nulla - diceva la carogna in sogno
        E ci sarà solo un vulcano di sofferenza -

        Mi chinai a raccogliere un pensiero
        Tra i lacci aggrovigliati delle mie basse maree
        Ad uno ad uno si prestarono ancora tutti
        Ridiscendevano nell'incavo
        Come petali rossi, affocati...
        Chi alla bocca, chi alle mani
        I miei occhi li osservavano
        Le mie narici li fiutavano.

        Rinvenni ricco e tragicamente sconfitto
        Ogni cosa al suo posto
        Dio - urlai. Spegnate tutto questo
        Sollevate la mannaia! -

        Un sole, basso come una stella
        Mi chiamò dalla collina...
        Un secondo.
        E il mio stomaco tornò a torcersi.

        Come da millenni.
        Composta lunedì 21 dicembre 2015
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          Scritta da: Dario Pautasso

          Un uomo adulto

          Mi dissero che era tempo che "mettessi la testa a posto"
          Che "mi assumessi le mie responsabilità di uomo adulto";
          come se una persona sola ne avesse qualcuna.
          Non avevo scelto la loro strada
          Non ero attratto dal successo
          Non avevo donne che chiedessero un "amore maturo"
          Da onorare con mazzi di fiori e brillanti
          Ad una qualsiasi delle decine di feste che ricorrono nell'anno.
          Niente figli, nessun ruolo politico, amministrativo, nulla.
          C'ero io, e i miei quattro amici mezzi ubriaconi
          E quelle ragazze che non chiedono altro che un po' di compagnia
          Una volta al mese, un abbraccio forte, di una notte
          Che valga per molto più.
          Gente che ti vuole bene, davvero,
          Anche se non la vedrai mai girarti attorno tutto il giorno
          Con quell'eterno bisogno di dirti qualcosa, qualunque sia.

          Avevo un solo paio di scarpe e mi bastavano
          Nessun abito da cerimonia
          Non portavo un bell'orologio al polso
          Scintillante di benessere.
          Mi son sempre tagliato i capelli da solo
          Nemmeno poi tanto male,
          Niente cure di bellezza
          Niente sessioni di palestra per scaricare il nervoso.
          Avevo due cani e tre gatti, quelli sì, erano proprio miei.
          Ma ne ero innamorato, e quando si ama una responsabilità è un piacere.
          Ogni giorno stavo a guardarli scorrazzare
          li accarezzavo per ore e loro erano così gioiosi e appagati.
          Sì, avrei rinunciato alla pasta della miglior etichetta
          Per assicurargli ancora i loro bocconcini.

          Ma volevano che "mettessi la testa a posto"
          Per chi, a che scopo e cosa volesse dire davvero
          Non l'ho ancora capito.
          Mi dissero: "comprati una macchina, ti sarà di stimolo"
          E lo dissero ancora
          E poi ancora.
          Infine cedetti.
          Ne scelsi una nuova, lucida, abbastanza bella.
          Se dovevo essere responsabile
          Volevo esserlo con un po' di stile.

          Oh, sapeste, com'era bello avere la testa già più a posto
          Con una macchina
          E una rata da pagare tutti i mesi.
          Stavo crescendo, stavo diventando adulto.
          Comprai anche un paio di scarpe nuove
          E mi misi a lavorare un po'
          Perché una rata va pagata se si vuol essere responsabili.
          Scoprii che ogni cosa che facevo in più
          Ogni mio passo verso la maturità
          Richiedeva che io producessi di più
          Lavorassi di più
          Che più soldi passassero tra le mie mani.
          Cominciai a lavorare sodo
          Troppo sodo per uno che ha sempre avuto solo un paio di scarpe
          E così la sera rincasando, stanco, mi dicevo
          Ancora due giorni e mi son pagato la rata della macchina.
          Andavo a dormire pensando che ero ormai davvero maturo
          Civilizzato.

          Persi i miei quattro amici mezzi ubriaconi
          Non avevo più tempo per le nostre ampie chiacchierate
          E i nostri sogni immensi, eppure così semplici.
          Conobbi altra gente,
          di quella col desiderio di apparire sempre irreprensibile
          mi parlavano della cucina nuova
          e del tempo
          e della figlia di quel tale che si sposa
          e sorridevano sempre
          come chi si trascina in faccia una perenne menzogna.

          Persi le ragazze che dormivano con me
          quelle che amavo per una notte sola
          e molto più.
          Non avevo più la forza di stare una notte intera sveglio dentro un abbraccio.

          Conobbi altre donne, alcune molto serie,
          Sempre nervose,
          Sempre con qualcosa di urgentissimo da portare a termine
          Con un lamento sempre penzolante dalla lingua
          Come un bisogno fisiologico.
          E parlavano così tanto
          E dicevano così poco.

          Divenni solo
          Ma solo veramente
          Senza amore
          Con una personalità traballante
          Senza amici mezzi ubriachi con cui è bello parlare.

          Ero solo e responsabile
          Anche il mio conto in banca parlava di maturità
          E la gente che incontravo per la strada
          Mi sorrideva forte e diceva
          "come sei cambiato, che bell'aspetto,
          si vede che hai messo la testa a posto".

          Anche i miei animali divennero troppo impegnativi:
          Avevo così poco tempo!
          Mi parvero invecchiati di molto
          E più tristi, più lenti, molli.
          Gli vuotavo mezza scatola di umido in una ciotola
          E li lasciavo nella loro solitudine
          Mentre io mi rifugiavo nella mia.
          Divenni civilizzato.
          Così.

          Un giorno acquistai un bell'abito per un matrimonio
          Di un tale, non so bene chi fosse,
          E per tutto il tempo del pranzo parlai
          Conpersone eleganti e perfettamente mature
          Di quella gente che non ha voglia di far niente
          Che non si prende le sue responsabilità
          Di quelli eterni bambinoni che
          Finiscono sempre in qualche pasticcio
          E poi si aspettano che qualcuno li tiri fuori.
          Ah!...

          Tutti annuivano e ridevano fragorosamente.
          Io con loro.
          Eravamo tutti compiaciuti.

          Poi andai a casa
          Solo
          Io e il mio bel vestito.
          Vuotai mezza scatola di umido ai miei animali
          Invecchiati.
          E andai a dormire.
          Composta giovedì 28 marzo 2013
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