Le migliori poesie inserite da Dario Pautasso

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Scritta da: Dario Pautasso

Melodramma notturno

Con i tuoi occhi che sembrano mutare
di colore ad ogni tua espressione
e quelle mani che io immagino
sempre tese a cogliere un fiore,
chissà se dentro soffri un po',
ogni tanto.

Con quel tuo incedere incantato
viziata dai colori delle stagioni:
mentre parlo ti scopro persa
ad ammirare una nuvola veloce;
ti scuoti, poi mi dici: va bene così.
Chissà se piangi certe notti
quando il cerchio stringe anche l'anima
quando la lancetta segna un tempo
indefinito.

Con le tue labbra di fragole mature
e il corpo già teso ad un orizzonte
che io non riesco a cogliere,
chissà se talvolta ti senti sola
se hai paura di quel che non si vede.
Chissà.

Un giorno forse me lo dirai
e sarà più bello sapere
che non sono troppo lontano,
che quasi quasi, se allargo le mani,
posso abbracciarti.
Composta martedì 25 settembre 2012
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    Scritta da: Dario Pautasso

    Come si fa?

    Spiegamelo tu: come si fa a dirsi addio
    quando si era così prossimi da sfiorarsi l'animo?
    Come si fa?
    Come si fa a sciogliere questo nodo
    di fune grande come un braccio?
    Come si fa?
    Quando nel sonno le tue mani mi toccavano la schiena
    in un sogno che non dovevo permettermi
    e che per questo era il più bello?
    Dimmi come!
    Come si fa a gettare a mare
    un pensiero che riflette sempre il tuo sole enorme
    nei miei occhi troppo scuri?
    Io non lo so. Non lo so.

    Come faccio se quando penso,
    è la tua immagine
    che mi solleva o mi abbassa?
    Come si fa?
    Come si fa se mentre inseguo un sogno
    ti incontro lungo una strada comune... così
    caparbia, sensibile, giocosa.
    Una mano sotto il mento e l'occhio glauco
    rivolto oltre i soliti spazi?

    Come si fa a chiamare tutto illusione
    se quello che vivo è così reale.
    Perché se anche non sarò presente
    quando ti guarderai nuda davanti allo specchio
    alla ricerca di un passaggio di vita
    e sentirai un soffio di vento oltre le spalle,
    sarà il fiato della mia anima
    che in te riposa.

    Ora non temermi. No!
    Non temere che possa gravare sulla tua bellezza:
    perché la tua vita è la vita Tua,
    sacra la sua indipendenza,
    infinita la sua libertà.

    Eppure ricorda,
    quando cammini veloce
    presa dai tuoi pensieri
    quando ti fermi esausta
    quando ti sollevi
    quando ti riadagi
    quando danzi
    quando ridi e quando piangi.
    Quando ami...
    ... io silenzioso
    sono in te.
    Composta giovedì 22 gennaio 2015
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      Scritta da: Dario Pautasso

      La paura

      S'insinua attraverso spiragli
      d'insospettabile leggerezza
      omicida del genio,
      della fantasia
      del sorriso
      Omicida, la paura.
      Ci sono vecchi morti di paura
      da una vita
      bambini che muoiono di paura
      tutti i giorni.
      Il premio di questa nostra società
      il premio della nostra cristianità
      la nostra ultima raccomandazione:
      è la paura.

      Aggrovigliata alle radici della vita
      essa sta allerta,
      insensibile al sole della meraviglia.
      Aspetta.
      Silente.
      Perfetta.
      Come una lama di coltello
      come un serpente
      come una cascata;
      come la sabbia rovente
      aspetta miope l'alta marea
      e spegne gli ardori giocosi
      spegne le nostre risa
      spegne le nostre nudità
      ci copre del manto mesto della follia:
      è la paura.

      Ci sono milioni di padri
      milioni di madri
      già addestrati ad impugnare
      il manico del terrore al tuo primo passo,
      quando ti guardano con gli occhi
      gravidi di insicurezza
      quando ti uccidono il primo sorriso
      per un loro cruccio
      che non puoi conoscere.
      E non conoscerai mai.
      Nuvole scure sull'oceano della libertà.
      Quando regolano le tue prime avventure
      con mano ferma
      e la mente rigida di un vigile urbano.

      Non sono i padri
      Non sono le madri
      loro sono lo strumento, incolpevole.

      Cercate tra le abitudini
      cercate nella morale quotidiana
      cercate dove le labbra scoprono sorrisi
      di plastica
      cercate nella Regola.

      La fonte della paura
      sta dove non ce n'è traccia.
      Dove tutto è sepolto
      sotto metri di impietosa gentilezza.

      Vogliono figli spaventati
      e spaventano chi li genera.

      Così camminiamo tutti i giorni
      paranoici del niente
      dimentichi della fiducia
      dimentichi del respiro caldo
      dell'affetto
      dimentichi della giovinezza.

      Nessun uomo ha scordato
      la sua sbagliata giovinezza.
      Tutti gli altri
      i soldati perfetti
      li puoi ascoltare piangere
      solitari
      tra le mura di una stanza
      la sera
      quando il sole cade:
      è la loro musica di redenzione.
      Composta venerdì 15 marzo 2013
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        Scritta da: Dario Pautasso

        Non adesso

        Ti dicono alzati
        Ti dicono di sorridere
        Ti dicono la vita è bella!
        Ti dicono un seme muore per ridare vita...
        Hanno gran voce e non fanno nulla, nulla.
        Portano via ratti ratti i loro bambini
        Che guardano un uomo che soffre:
        "non è bene che vedano piangere, capisci"
        S'arrabbiano, "smettila di piagnucolare!"
        Ti dicono, "ehi anche io sono a pezzi"... sai:
        Le tasse da pagare, il mutuo, la cucina nuova
        Mentre tu hai la morte nel petto
        Ed infinite ghirlande d'universo si sfilacciano
        Al suono troppo forte della vita che ti circonda
        e ruota sulle strade infinite del mondo.

        Ti dicono alzati
        Ti dicono di sorridere
        Ti dicono la vita è bella
        Poi ti lasciano solo, disteso, sfinito, morto
        Come una corteccia avviluppata dal tempo
        Come un fiore di gelido vento
        Come uno squarcio di luce verde in un tempio,
        Hanno adempiuto al loro dovere:
        hanno gettato le loro frasi circostanziali.
        Amico, se non capisci, non ti biasimo
        Non è facile. Ma risparmiami tutto questo.
        Leggimi un libro che parli leggero
        Di spazi comprensibili e finiti
        Di visi normali, di sorrisi corretti.
        Suonami la tua vecchia chitarra
        Sposta quest'aria di malattia con note
        Più gentili. Non a me l'Ipocrisia.
        Non adesso.
        Composta venerdì 18 giugno 2010
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          Scritta da: Dario Pautasso

          Temporale estivo

          Da lontano s'insinua
          con piede veloce;
          soltanto più giace, sull'orizzonte,
          ancor
          un abbaglio di luce,

          un tumulto!
          poi delle foglie
          un frusciare,
          un fremer di fronde.
          Dall'alto risponde
          una coltre di scuri colori:
          si scuote la sera.

          Con piede veloce s'insinua:
          in un attimo non c'era,
          poi c'è,
          ansimando forte,
          poi subito quieto,
          fremendo piano
          riparte.
          Sfrega le corde del cielo
          il rigido vento
          con suono di tetro
          lamento.

          S'è spento l'ultimo baglior.

          Una goccia improvvisa
          ne annuncia altre cento:
          s'annacquan i campi
          e le vie
          tra i lampi
          s'incendian fugaci:
          verdi rovi di luce rovente;
          qui uno schianto
          violento,
          là un tonfo più fioco
          altrove spaventa.

          Il pianto si sfoga
          s'accende
          cade
          riprende...

          Poi già è un bruire
          più lieve,
          l'aria greve s'assesta
          si placa la sferza,
          la forza
          del cielo s'appiana.

          La pioggia è lontana:
          schiarisce il penisero,
          ma tutt'attono, più sordo,
          un fremer leggero
          al di là della piana
          n'è il fiero
          ricordo.
          Composta venerdì 15 febbraio 2013
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