Poesie di Simone Sabbatini

Research Fellow, nato martedì 11 agosto 1981 a Sinalunga (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Simone Sabbatini

Padre nostro

Padre nostro,
Dio d'Amore e di bontà infinita,
Dio d'eterna misericordia,
che permetti anche a noi peccatori
di chiamarti Padre.
Tu che sei Re, nell'alto dei Cieli,
sia santificato il tuo nome
nelle nostre piccole vite;
venga il tuo Regno, ad insegnarci la pace e il perdono
- visto che i nostri regni
sembrano conoscere soltanto odio, violenza, vendetta, guerra...
e chiamarli col nome di Pace.
Sia fatta la tua volontà, come in Cielo così qui, sulla terra,
anche quando noi non la capiamo,
perché essa è amore, giustizia e salvezza.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e perdona i nostri peccati, nella misura in cui noi
li perdoniamo a chi ci è debitore
- insegnaci quindi a perdonare,
e a non serbare rancore nel nostro cuore.
Salva la nostra anima da tutte le tentazioni,
da tutto ciò che può avvelenarla,
e liberaci dal male,
da quel male che ci impedisce di darti amore,
e di darne ai nostri fratelli e alle nostre sorelle.
Insegnaci l'Amore da donare gli uni agli altri,
l'amore giusto, santo, e puro, da donare al prossimo.
AMEN.
Simone Sabbatini
Composta giovedì 1 luglio 2004
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    Scritta da: Simone Sabbatini

    Occhio malocchio

    Il ragazzo che corre vestito di giallo
    lo sguardo sicuro, aggredisce l'asfalto
    stilla il sudore ed ha gli occhi cobalto
    non si vede però nella tasca ha un corallo.

    Il vecchio professore che sputa nel liceo
    non è superstizioso, ma evita le scale
    scansare i gatti neri è per lui cosa normale
    di certo non gli serve, però che bel cammeo!

    Hai messo la tua croce? Qual è la decisione?
    La sfiga o la sfortuna? Non hai alternative!
    Fuma pure, mangia e bevi, vivi quello che si vive:
    puoi davvero riconoscere cattive scelte e buone?
    Simone Sabbatini
    Composta lunedì 10 gennaio 2011
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      Scritta da: Simone Sabbatini

      Dolce signora bionda

      T'ho incontrata che avevi ottant'anni
      e negli occhi un riflesso un po' stanco.
      Ma se tu non mi avessi fermato
      t'avrei visto? Avrei fatto in tempo?
      Tempo che temo, Tempo che corro
      che voglio far mio e mi diventa nemico.
      E si corre la vita, e si vedono vite
      sfumarci alla coda degli occhi.
      Un'ora di spesa passata alla coop
      bastoncini congelati di pesce
      nelle buste. Un sabato fuggente
      da riempire con altro nel sole
      a novembre che obliquamente muore.
      E quant'altro e cos'altro, e il mio passo
      normale, e le tue strane parole
      che graffiano intorno e feriscono il cuore,
      poi nascono dentro e lo fanno fiorire.
      Ma forse è soltanto che avevi ragione
      e comunque la cosa più grave
      è stata fermarmi soltanto un momento
      e riandare. E non chiederti niente
      sapere che cosa hai rincorso
      conoscere il tuo grande rimorso.
      Non chiederti e non ascoltare.
      Simone Sabbatini
      Composta domenica 13 novembre 2005
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        Scritta da: Simone Sabbatini

        Che c'è?

        C'è di più:
        di quello che faccio e non devo,
        di quel che non fo e che dovrei,
        c'è di più;
        di tanti pensieri sbagliati,
        di tanti peccati nascosti,
        di più:
        perfino dei miei sentimenti,
        perfino di grandi emozioni,
        di più:
        di più della gioia, di più della vita,
        di più di lavoro e fatica.
        Simone Sabbatini
        Composta sabato 10 giugno 2000
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