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Scritta da: Nello Maruca

Il rimorso

Ogni mattina allo spuntare del giorno,
all'apparire dell'attesa aurora
sorgesse il sole o spirasse bora *
o ch'estate fosse o piovoso inverno

senz'alcun'indugio al campicello
sperando mettere qualcosa nel paniere
t'incamminavi per la ricerca giornaliera,
con chissà qual'altri pensieri nel cervello:

Quante volte, però' fu la ricerca vana,
quante volte il ritorno fu triste e deluso
che vuota fu la cerca quotidiana
e altro giorno in fame s'è concluso.

Nel desolato teterrimo abituro,
sfumata la speranza del mattino
tutt'intorno t'appariva ancor più scuro
ma la speranza non avea confino.

In quegl'anni di epidemica carestia
puranco d'affetti, nonna, fosti scarsa.
Povera in tutto, o nonna, io nol capia
perciò lo cuore me lo stringe morsa.

Grande, se solo poco avessi riflettuto
t'avrei qualche sospiro, forse, lenito.
nol feci, più nulla or posso, t'ho perduto!
Il rimorso mi rode all'infinito.
Nello Maruca
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    Scritta da: Nello Maruca

    Pensiero

    Se maggiore serenità avessi avuto
    tant'altre idee avrei su carta impresso.
    Ma lo star quieto, disteso e spensierato
    non son cose che l'io detiene in dote:
    sono gli altri, se sensibili e veraci,
    rendere l'uomo in posizion di quiete.
    Ma se caparbi, capricciosi e infidi
    la mente di color che stanno a tiro
    triste la fanno e di pensiero priva.
    Nello Maruca
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      Scritta da: Nello Maruca

      Nonna e il tugurio

      Vivevi sola con le tue galline
      In un locale buio e fatiscente
      Indegno posto a ospitar la gente
      Ma miglior loco sol per gente fine. *

      Eri scarsa di soldi e d'ogni bene,
      non possedevi il becco d'un quattrino,
      di tanto in tanto due uova nel cestino
      ma non per te, per lenire le tue pene

      ma per meglio nutrire i nipotini
      ch'erano tanti e, tutti piccolini.
      Ti sei involata in Ciel da quarant'anni
      E tristi ripensiamo ai tuoi malanni.

      Ora rivediamo la faccia tua patita
      E la mente ci riporta a quel tugurio.
      Se potessimo, nonna, ridonarti vita
      ti doteremmo d'una reggia qual tugurio.
      Nello Maruca
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        Scritta da: Nello Maruca

        La stoltezza

        Sol d'amarezza abbonda l'esistenza
        giacché ogni dì travalica in sconvenienza,
        il tuo distacco, la tua alterigia
        dogliosa rendemi l'alma e molto bigia.
        Io ti perdono per le offese avute
        E tante, tante n, ho dimenticate
        Ma l'alma in duolo tutta, tutta brucia
        E pace non si dà per la persa fiducia.
        Soltanto il tempo ch'è maestro in tutto
        Cancellare può del male il nato frutto
        All'anima donando la perduta pace
        E facendo sì che finalmente tace.
        La mente si domanda e non risponde,
        si sforza, si contorce e non comprende
        qual è il motivo di tale noncuranza
        allo troncare della gran buon'usanza.
        Il filo che ci unisce resta sottile
        Forte, però, dello stesso ovile
        Ove restammo cellule viventi,
        embrioni e, indi, feti palpitanti.
        Mai zuffa fu, mai paroloni furo,
        affetti ci avvolgeva vero e puro
        quando raccolti accanto al focolare
        le fiabe si restava ad ascoltare.
        Di botto, al male forte t'aggrappasti
        E dal bene con furia ti scostasti
        Donando all'infestante erba ristoro
        Preferendola al sempre verde alloro.

        L'esempio di Giuda a fondo seguitasti
        Svendendomi come fece egli di Cristo.
        Fu vile egli per pochi sporchi denari
        Tu, corrosa dal verme degl'avari.
        Se alcuno ti domanda di tale scenario
        Rispondi che regista sei di tal calvario
        E ribadisci essere causa prima
        e degl'intrighi e della persa stima.
        Se, poi, tincalza per la stolidezza
        Rispondi: Causa ricamo è su una pezza.
        Nello Maruca
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          Scritta da: Nello Maruca

          Lo scoramento

          Solo mi sento e desolato pure
          dacché a mancare mi vennero le cure
          di quanti nutro affetto e amore puro
          e dall'or lo tempo m'è amaro e duro.

          I vecchi affetti tutti in cor li tengo,
          spiritualmente tutti a me li stringo
          che se puranco, son fuggiti via
          parte son sempre della carne mia

          Di mamma l'immago tengo avanti
          che mi consola per i tanti assenti;
          papà mi dice col sorriso mesto
          sii negl'affetti ognora vigile e lesto.

          Ma anche stamane mi fui ancor deluso
          notando al fratel mio lo cuore chiuso
          giacché incontrato accennai un sorriso
          ma lui restassi fermo e tetro in viso.

          Allor bruciommi il petto tutto quanto
          e mesto restommi e deluso alquanto
          poiché l'alma si ravvivò al tormento
          ed ogni speme persi in quel momento.

          La voce mi venne dell'amata Mamma
          che muta sussurrommi flemma, flemma:
          non dare peso a quanto capitato,
          sia il fratello ch'ai da sempre amato.
          Nello Maruca
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            Scritta da: Nello Maruca

            L'asilo

            Quante volte passando in vicinanza
            Nel cuore s'appressava la speranza
            Di riveder quel loco * a vecchia usanza
            E di Dio invocavo, così, l'onnipossenza

            Avanzando, però, nel mio andare
            Cominciava a scemar il lucernare **
            E l'alma ritornava a rabbuiare
            Mentre lo core prendeva a lacrimare.

            Iva il pensiero al Nobile Fondatore ***
            Uomo d'ingegno, grande facitore
            Che con l'ausilio di fratelli e Suore
            Da sacerdote è insigne costruttore.

            Tanti furono, invero, uomini rei
            Che piacque imitar Sansone e i filistei
            Così lo sacrificio del grand'Uomo
            Sfalda e tramuta in lacrimoso fumo.

            Però l'Onnipotente Dio che mai delude
            Le preci nostre in Suo Seno racchiude
            E giungere fa da lontano loco
            Suora Giovanna a attizzar lo foco.

            Innesca perspicacia e perseveranza
            E con l'aiuto della Provvidenza
            Riacquista l'uso di quel loco andato
            E lo ridona a noi bello e lustrato.
            Nello Maruca
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              Scritta da: Nello Maruca

              L'augurio

              Per quanto la vita è dono divino
              Pur tuttavia cosparsa è di periglio,
              trova nel corso guai e scompiglio
              e spesso è trafitta da pungente spino.

              Colpa spesso del crudel destino,
              A volte anche per umano sbaglio
              che non capisce quando dare taglio
              E spesso la linea varca del confino.

              Non sia la bellezza, indi, d'affanno
              Né la sincerità mai sia d'inciampo
              E non sia di vita il percorso invano.

              Sia la sincerità immenso campo
              Ove esistenza scorra sempre a piano
              E la bellezza non ti sia d'inganno

              Quest'oggi per volere del Somm'Iddio
              Varchi la soglia degl'anni diciotto,
              l'augurio che ti fò: Varca i centotto
              in salute, pace e nel timor di Dio

              Godi l'amore e il patern'affetto
              E al bisogno sii al materno petto,
              allato l'amore dei vetusti nonni
              senza sdegnare quello dei bisnonni.

              Sii serena nei pur certi affanni
              E nei travagli che la vita dona
              Ch'essa, giammai, a nessun condona
              Pene, sospiri e puranco inganni.
              Nello Maruca
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                Scritta da: Nello Maruca

                Piccola stella

                Fulgido fiore al pari di violetta
                Candida più del candor di giglio,
                profumatissima qual fiore di tiglio;
                e tant'altre qualità hai pargoletta.

                Quanto profumo e qual da giovinetta
                Custodirai nel tuo diletto petto?
                Quanti steli piegheranno al tuo cospetto
                Se già cotanta ricchezza hai piccoletta!?

                Se in terra ubertosa è allignato
                Querciolo che sviluppa dritto e robusto
                Qual in altro terreno può dirsi arbusto
                Meglio o al par di quello là maturato?

                In fronte a esso ognun s'affloscia
                E reggere non può al suo cospetto
                Chè se un arbusto già splendido nasce
                Già tutte qualità racchiude in petto.

                Scarso è lo mio dir per te, o bella
                Ilenia, perché dire di splendida Stella
                Non può chiunque a tavolo s'accosta
                Ma chi ha cervello assai e niente crosta.
                Nello Maruca
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                  Scritta da: Nello Maruca

                  L'insatanassato

                  Di Preziosissime pietre adorni, due gioielli
                  di platino con arte di divin mano forgiati,
                  che mai ad umano concesso fu far sì belli
                  ad altro, di men preziosità, furo affiancati.
                  Alfin che in scrigno, come in corpo anima,
                  li custodisse al par di reliquie di beati
                  essi, cui alto valore dato non è far stima,
                  ad orafo in cura furono affidati.

                  Fu l'orafo, ahimè, turbato dal Maligno
                  che con fare suasivo quanto loquace dire
                  a distruggere i preziosi del pregiato scrigno
                  lo spinge e la ricchezza nel fango fa finire.
                  Come voce umana sotto palazzi sgretolati
                  miste a pianto e suppliche infinite
                  due voci s'alzano a lamenti tormentati,
                  per l'azione ricevuta, inorridite.

                  Sono le voci di due rondinini ch'assistono
                  dolenti al frantumarsi del lor caldo nido
                  di Dio, la sua pietà, piangendo implorano:
                  Non trasportarci, no! in altro estraneo lido.
                  All'esile filo della speranza appesi
                  col cuore in gola, con la voce spenta, sconfitti,
                  feriti, stressati, offesi e vilipesi
                  pietà, oh Dio, pietà! Perché ci vuoi trafitti?

                  In un angolo remoto sono due stanche latte
                  che il satanasso a calci e appulsi precipita
                  in un fosso i cuori infranti, le costole rotte;
                  mortificata ognuna, sì, ma non stizzita
                  a sera lo guardo triste volgono al Ciel beato
                  col pianto in cuore, col perdono in mente
                  pregano alfin che l'orafo nel baratro calato
                  al nido piagnucolante torni, serenamente.
                  Nello Maruca
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