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Scritta da: LUIGI VIVENZIO
Vorrei vivere il tuo spazio
occuparlo come una cupola
occupa il suo.
Vorrei farti occupare il mio spazio
come una cupola
occupa il suo.
Vorrei reggerti
come un pilastro,
farmi reggere da te
come unico pilastro
della mia vita.
Vorrei annusare
l'odore delle rose
come unico profumo
della mia vita
come te
quando cammini nel giardino.
Vorrei vivere il respiro
del tuo tempo
vorrei che tu
respirassi il mio tempo.
Vorrei vivere il tuo dolore
non farti vivere il mio.
Vorrei diventare erba neve brina
spiga di grano
al tuo passaggio,
sapore di fragola e ciliegia
al tuo palato.
Vorrei vivere con te
sotto un arco
senza meridiana
e senza bussola,
in una bolla
che il vento
allontana
all'orizzonte.
Luigi Vivenzio
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    Scritta da: LUIGI VIVENZIO
    M'innamoro del filo d'acqua
    che dalla cannella
    bagna l'asciutto
    del catino abbandonato
    e della ragnatela del mattino
    imperlata di rugiada,
    della nota alta
    che si strozza in gola,
    della debolezza dell'innamorato
    che bacia il respiro
    dell'amata addormentata,
    dello sbadiglio di chi non ha dormito,
    del tuono che romba,
    del lampo che ruba
    un attimo di luce,
    del bambino e della donna
    sfregiati
    che alla prepotenza della storia
    pagano il conto più salato,
    del cane che al mattino
    sotto la finestra mi saluta
    con l'abbaio,
    del gatto che per dispetto
    non mi fa le fusa,
    di una mano che s'allunga
    che ho voglia di stringere
    perché è nera,
    di un volto scuro
    pieno di paura,
    della parola usurata
    a volte male usata.
    M'innamoro
    di una lista
    che non è finita,
    perché s'allunga
    per quanto è immenso
    il dono di una vita.
    Luigi Vivenzio
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      Scritta da: LUIGI VIVENZIO

      Ti cerco ancora

      Tatuerò sulla mia pelle
      la mappa del tuo imperscrutabile mondo.
      Tu sei arrivata sull'alito di un vento furioso,
      hai creato vuoti.
      I vuoti non colmi son rimasti intatti,
      non scalfiti da grigi temporali.
      Ti cerco nell'urlo di Munch che mi scuote,
      nel nido custode di pensieri,
      nel canto di sirene che s'esala,
      nella nota che vibra sulla foglia,
      nei millantati echi dell'abisso,
      nello scalpo di barca abbandonata,
      nelle ossa di seppie scolorite,
      nella goccia che scava la sua roccia,
      nel salice che piange a mezza sera,
      nell'onda che cavalca la chimera.
      Ti cerco ancora nella notte:
      vigile è la luna.
      Ti cerco nelle vie tortuose della nebbia,
      nell'ombra del filo che rapisce il sole,
      nel sole che ripaga ogni incertezza.
      Ti cerco ancora.
      Luigi Vivenzio
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        Scritta da: LUIGI VIVENZIO

        30 gennaio 2013

        Zebrata la bianca neve
        sulle cime aguzze
        annuncia presagi che nel sogno
        vedono nuvole all'orizzonte
        vanificare il costante desiderio,
        in un'attesa
        che non ha recinti.
        Assente è la parola
        che tampona,
        a volte sanguina,
        non concede tregua
        a chi affannoso arranca,
        cerca il respiro.
        Squarcia urli,
        rompe il buio
        della notte
        il mio amore ferito,
        viòla è la pelle che l'avvolge.
        Tu non hai più lacrime,
        il mare
        presta lacrime ai tuoi occhi,
        l'intonaco del muro si sfarina,
        lieve una mano
        sfiora il tuo voto,
        s'impiglia nei capelli.
        Luigi Vivenzio
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          Scritta da: LUIGI VIVENZIO

          Dopo tante lune

          Dopo tante lune
          ricordati di me.
          I tuoi passi silenti
          albeggiano
          nell'eco dell'ombra,
          la mano tesa
          ricongiunge oblii.
          Ora che la terra
          nutre sentimenti,
          i fiori del mandorlo
          profumano l'aria
          e le labbra tremano,
          riposo nell'alveo
          dell'infinito pensiero
          dei tuoi desideri.
          Dopo tanti emisferi argentei
          mi ricorderò di te.
          Luigi Vivenzio
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