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Scritta da: seilion

Due gradini

Due gradini, ricordo d'infanzia, sono nella mia mente,
della chiesa sconsacrata, facevano parte,
costruita attaccata, ad una colonna del maestoso ponte.
Posta di fronte, al mitico bar Vergi, ci si vedeva,
in quella nostra strada, su quegli scalini ci si sedeva.

Con gli amici, organizzavamo le giornate,
prendersi in giro, quante allegre serate,
quante confidenze, raccontate,
col cuore infranto, passavamo le nottate,
quanti baci si son dati, all'innamorate.
Chissà, nel tempo, quanta gente se seduta,
quante storie, quanti amori, sono nati.

Hanno demolito il quartiere, la chiesa se salvata,
hanno costruito d'avanti, strade a rapido scorrimento,
polvere e degrado, ricoprono l'entrata,
che tristezza, non siede più nessuno,
su quei due gradini, fuori la navata.
G.b. Sileoni
Composta sabato 10 novembre 2012
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    Scritta da: seilion

    Nicolò Paganini

    I natali, ebbe a Genova, città matrigna, il figlio non ha saputo onorare,
    in passo Gatta Mora, papà Antonio, il mandolino insegnò a suonare,
    la chitarra sapeva intonare, ma col violino, che i cuori, faceva vibrare.

    Parma, lo conobbe adolescente, importante per la sua maturazione,
    non ancora uomo fatto, Firenze, Milano, crescevano la sua affermazione,
    le capitali Europee, decretarono la giusta incoronazione.

    Quando in teatro si esibiva, gli spettatori, le melodie, seguivano incantati,
    col suo splendido "cannone", ha reso spettacolari, i suoi staccati,
    se voleva mandare in delirio, faceva vibrare le corde, coi pizzicati.

    Quante volte, suonando sul palco, quei suoni melodiosi, improvvisava,
    la gente entusiasta, di riascoltare quelle note, gli implorava,
    ma Paganini, mai replicava.

    Di salute cagionevole, nell'Italica Nizza, la sua vita volse alla fine,
    la Parma riconoscente, di quel grande violinista, le spoglie volle,
    a Genova rimase in dono, il "cannone" lo Stradivari sublime.
    G.b. Sileoni
    Composta venerdì 7 settembre 2012
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      Scritta da: seilion

      Antonio Vescina

      Tempo fa, quasi per caso, ho visto una mostra,
      di un'amico mio carissimo, Vescina "Nino", in un museo,
      le sue opere esponeva, rosso in viso per l'emozione,
      spiegava con calore, ogni singola creazione.

      Pionieri con gli indiani, nel nuovo continente,
      Wild Bill Hicok, con la colt in pugno, prende la mira,
      il busto, del pirata, la fatale Cleopatra,
      l'eroe, dei due mondi, all'assalto col tricolore,
      zanna bianca, che assale il cacciatore.

      Statuette in piombo, non più alte, di una spanna,
      che, con passione, dalla materia lui creava,
      con lo stampo, la figura abbozzava,
      con colpi rapidi, sicuri, cesellava,
      per mostrare al pubblico, l'opera infine colorava,
      gloria e fama, in giro per il mondo, conquistava.

      Una nuova mostra, sto guardando,
      non più statuette, ma dipinti, sto osservando,
      pittura, dai toni caldi, che disegnano, luoghi conosciuti,
      crose da salire, vicoli da visitare, tetti, marine d'ammirare,

      porte che vorresti aprire, per scoprire cosa c'è dentro,
      l'animo, di questo poliedrico artista, che se pur nella fama,
      rimane il semplice ragazzo, che il tempo, non ha mutato...
      G.b. Sileoni
      Composta sabato 25 agosto 2012
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        Scritta da: seilion

        Bar latteria Bavari

        Genova, Tommaseo, è quasi l'alba, l'aria fresca,
        nel silenzio della piazza, si alza una saracinesca,
        il Bavari bar latteria, che per prima le luci accende.
        Fervono preparativi, cornetti, brioches, krapfen, da infornare,
        ombrelloni, sedie, tavolini, all'aperto da sistemare,
        un'altra giornata di lavoro, sta per iniziare.

        Ecco arrivare, i primi avventori,
        chi di notte ha lavorato, chi da casa esce presto,
        la colazione al bar, un rito, con sempre più sostenitori,
        veloce, due chiacchere, due battute, un ambiente ospitale.
        l'odore, la fragranza, delle paste ancora calde, la focaccia col bianchino,
        per non parlare, del profumo inebriante, del caffè o del cappuccino.

        La mattina è passata, la pausa pranzo e arrivata,
        si preparano, piatti appetitosi o semplici foglie d'insalata,
        a finire la frugale libagione, l'immancabile caffè:
        Ci si ferma al pomeriggio, c'è il krapfen con la panna,
        se non ti vuoi fermare, col gelato puoi camminare,
        Il locale lavora sino sera, quando il sole va a tramontare.

        Il bar, è gestito da tre simpatiche canaglie,
        il modo socievole, cordiale, ti avvinghia nelle loro maglie,
        i loro nomi sono, Flavio, Maurizio, Roberto,
        se il bar frequenti, ti conquistano di certo,
        soddisfano i clienti più esigenti, i più golosi,
        una cosa, di loro mal sopporto, che del Grifo son tifosi.
        G.b. Sileoni
        Composta lunedì 16 luglio 2012
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          Scritta da: seilion

          Fede

          Tante volte mi chiedo, cosa sia la fede,
          Difficile risposta, senza capire, in quello a cui si crede.
          Certo, chi ha questo sentimento, accetta tutto.
          Quello che c'è di bello, quello che c'è di brutto.

          Fin dai tempi più antichi, si a fede nella religione.
          Ci si sottomette al potere divino, per evitare la sua punizione.
          Ogni chiesa, ogni culto, insegna amore per gli altri.
          Guerre, massacri, sempre s'è fatto, in nome del divino.

          Ci sono sempre stati, capi popolo, re, faraoni.
          Per loro, abbiamo combattuto, siamo caduti, subito umiliazioni.
          Lo si faceva, credendo di avere protezione,
          Loro accumulavano ricchezze, noi solo frustrazione.

          Infine s'è creduto nella politica, nella democrazia, nei partiti.
          Ogni uno, ha il suo rappresentante, eletti in pubblici dibattiti.
          Sono al parlamento, fanno leggi, emanano decreti, fanno i nostri interessi.
          Che umana delusione, nel vedere quanto siamo fessi.

          Adesso a chi, per cosa, dobbiamo aver fede, credere,
          Nella religione, nella monarchia, nella politica, tutti centri di potere.
          Organizzazioni, che giocano sull'ignoranza,
          Dobbiamo uscire da questo giogo, usando, un po' d'intelligenza.
          G.b. Sileoni
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            Scritta da: seilion

            Violenza sulle donne

            Spesso, quando un uomo, una donna incontra,
            il suo cuore, è felice, al settimo cielo,
            ma nella sua mente, forse debole e malata,
            crede che diventi, di sua proprietà, esclusiva.

            Sembra buono, generoso, ti coccola, ti copre d'oro,
            vuole conquistare, il tuo cuore, il tuo amore,
            poi basta uno screzio, un po' di insana gelosia,
            per mostrar, la sua natura, instabile, possessiva.

            Se, per diverse e oscure ragioni,
            la donna, più di quel rapporto, non vuol saperne,
            scattano, le prime minacce, le prime intimidazioni,
            non accetta di perdere, le sue perverse, emozioni.

            In un impeto, di rabbia e d'ira, può toglierti la vita.
            So, che sto per dire un'eresia, si vive una volta sola,
            ma è meglio, perdere la vita,
            che la dignità, di esser donna.
            G.b. Sileoni
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              Scritta da: seilion

              la gatta di casa

              Micetti appena nati, per levarseli regalavano,
              nostra figlia, lì, t'ha visto, miagolavi a perdifiato,
              a casa t'ha portato, con amore t'ha curato,
              eri così piccina, che ci stavi in una mano,
              grigio chiaro, tutta striata, col nome "Luna" t'ha chiamato.

              Subito, della famiglia hai fatto parte,
              sei cresciuta libera e prepotente,
              della casa, ben presto la padrona, sei diventata,
              tanti anni, sono passati e con noi tu sei rimasta,
              anche quando, nostra figlia, di casa se n'è andata.

              Tu gironzoli per casa, con incedere elegante,
              salti su mobili e divani, scruti tutto, con la testa, fai capolino,
              poi ci sali sulle ginocchia, per schiacciare un pisolino,
              se siam tristi, pensierosi, con la zampetta, ci tocchi il viso,
              vuoi una carezza, trasformi, la nostra maschera, in un sorriso.

              È tardi, andiamo in camera a dormire,
              quatta quatta, poco dopo, ti sentiamo saltar sul letto,
              fai un giro d'ispezione, poi le unghie affondi per
              ammorbidir il tuo giaciglio, fino che ti sdrai, qui sul petto,
              ti lasci dondolare, dal respiro regolare.

              Or si dice, gli animali non capiscono,
              quando viene nostra figlia, i suoi avi, a trovare,
              per la gatta, non esistiamo, la segue come un cagnolino,
              di staccarsi da lei non vuole, il ricordo
              di quand'era piccolina, la prima ad amare.

              seilion1.
              G.b. Sileoni
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                Scritta da: seilion

                Il sig. Dino

                Il ricordo, di un mitico personaggio, che la mia
                giovinezza, ha avuto, la fortuna di conoscere,
                un'uomo eccezzionale, straordinario, per la sua
                cultura, la sua gentilezza, il suo sapere.

                Lo si vedeva, tutti i giorni, dall'una alle tre,
                da "Vergi", vecchio bar, di una spendida via,
                prendeva sempre, un cicchettino e il caffè,
                e come al solito, nei primi tavoli si sedeva.

                Aveva sempre, un libbro in mano,
                lo divorava, come farebbe con la preda, un caimano,
                diceva, allontana la pazzia di torno,
                per questo io ne leggo, uno al giorno.

                Noi giovani, a Lui ci rivolgevamo,
                i nostri problemi di cuore, raccontavamo,
                in silenzio, ci ascoltava, senza sgarbo, ci consolava,
                senza nessuna presunzione, i suoi consigli, ci regalava.

                Non abitava nel quartiere, di lui poco si sapeva,
                vendeva pesci, ma aveva un sapere sopraffino,
                di te, son rimasti solo, bei, ricordi,
                mio carissimo, "Signor Dino".

                seilion1.
                G.b. Sileoni
                Composta lunedì 30 aprile 2012
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                  Scritta da: seilion

                  Maenn-a (marina)

                  Due alte colline, come a sorvegliare il mare,
                  un immenso ponte, dalle enormi arcate,
                  ad unir le due cime sale,
                  dalla città vecchia in Sarzano,
                  fino a giunger la chiesa in Carignano.

                  Sulle due sponde, che scendono a valle,
                  in un pullular di alte case,
                  inframezzate da strette crose,
                  da caruggi, piazzette, e ripide scalinate,
                  era un labirinto, per voi che inoltravate...

                  Nel fondo ad unir, una strada, che
                  serpeggiando, da Ponticello
                  scivolava lenta, arrivando al mare,
                  tutta lastricata da pietre squadrate,
                  a coprir il ruscello, che sotto solea passare.

                  Una rumorosa via abitata da gente laboriosa,
                  dalle lavandaie che nei trogoli cantavan,
                  ai bottegai, fabbri, falegnami, bottai, ostaie,
                  frotte di ragazzini, che correndo gridavan,
                  tutto all'ombra del ponte, che in alto stava.

                  Per lungo tempo così è stato, fino a che,
                  in un giorno di guerra, gravemente t'han ferita,
                  governanti stolti, t'han finita, adesso noi
                  ragazzi dai capelli grigi, ci armiam di penna,
                  per raccontar, la nostra... Maenn-a.
                  G.b. Sileoni
                  Composta domenica 15 aprile 2012
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                    Scritta da: seilion

                    la pioggia

                    Cade, da nubi,
                    dense e nere cade,
                    bagna ogni cosa,
                    i prati, i tetti, le strade.

                    Senti il suo ticchettio
                    nel colpire l'ombrello,
                    un rumore sordo
                    come il batter del martello

                    La gente corre e s'affanna
                    in cerca di un riparo, un capanno
                    crei pozzanghere, rivoli d'acqua
                    ingrossi fiumi, puoi fare danno.

                    Cade, fino che appare il sole cade.
                    Ma per questo noi ti ringraziamo,
                    rigeneri la vita,
                    senza di te, noi non viviamo.
                    G.b. Sileoni
                    Composta martedì 3 aprile 2012
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