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Scritta da: Cristina Obber
Mi consumo.
Ho freddo.
Mi consumo.
Ho caldo.
Mi consumo, e urlo
e grido
Ma il vento è forte,
la voce si impiglia
mi dimeno
forse
ma gli autobus sbuffano
e il passante non se ne accorge.
Giustificazione
Alibi
Paura.
Invecchio.
Gli uccelli al di sopra
volano,
rumorosamente.
Mentre io mi consumo.
Come l'asfalto,
come lo smalto
su queste unghie
sempre più fragili.
Sempre più forti.
Cristina Obber
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    Scritta da: Cristina Obber

    Lo squarcio

    Divampa nel cielo
    la scelleratezza.
    Tutto è rosso.
    Brucia le carni il fuoco,
    avido di grida,
    avido di corpi.
    Arrivano i reporter,
    e l'impudenza.
    Si spendono parole,
    e bei discorsi,
    bla, bla, bla.
    Si spengono in silenzio
    i flebili respiri,
    uno dopo l'altro,
    17, 18, 19.
    Reclama il suo ruolo il destino
    e con lui un mediocre
    in calo di ascolti.
    Non vi è spazio per loro,
    né gloria.
    Mentre scorrono lente
    le bare
    trionfa senza pari
    la vergogna.
    Cristina Obber
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      Scritta da: Cristina Obber

      Atterro a Beirut

      I tuoi occhi guardano lontano,
      ed io mi guardo dentro
      e il sole si offusca
      oltre il mio universo
      saturo di oggetti
      saturo di sogni.
      Un sogno nei tuoi occhi è l'unico spiraglio,
      incerto.
      Opaco è il tuo destino,
      come il mio, del resto.
      Come il pianto che sgorga da questa terra,
      infranta,
      come il sangue che scorre tra queste pietre.
      Il sole tenta di seccarle,
      mi abbaglia la speranza.
      Non c'è disperazione nella tua forza,
      nella tua infanzia,
      che evoca ben altro.
      Promessa di gioia,
      che nel tuo sguardo
      arranca.
      Cristina Obber
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        Scritta da: Cristina Obber

        Speranza

        Di lei mi nutro
        Aggrappata ad un respiro
        Ad uno sguardo,
        a volte.
        Non barare dottore,
        sono malata,
        non stupida.
        Poi ci ripenso
        e mi aggrappo a un tuo sorriso
        Supplicandoti di mentire.
        Menti dottore,
        menti!
        Bugie! E ancora bugie!
        Sui miei occhi scavati,
        sulle mie piaghe.
        Consola mia madre
        Non ha più forze,
        non ha più fede
        ma senza la sua speranza
        io ho paura.
        Cristina Obber
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          Speranza

          Di lei mi nutro
          Aggrappata ad un respiro
          Ad uno sguardo,
          a volte.
          Non barare dottore,
          sono malata,
          non stupida.
          Poi ci ripenso
          e mi aggrappo a un tuo sorriso
          Supplicandoti di mentire.
          Menti dottore,
          menti!
          Bugie! E ancora bugie!
          Sui miei occhi scavati,
          sulle mie piaghe.
          Consola mia madre
          Non ha più forze,
          non ha più fede
          ma senza la sua speranza
          io ho paura.
          Cristina Obber
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