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Di fronte alla sieve

Seduto sul greto di questo fiume torto
che scorre anonimo e perso, sono solo,
senza i miei amati denti da latte attorno,
unico senso, ingombrante aspettativa;
e l'eco non giunge di temerarie madri,
né il silenzio di fedeli compagne.

Sono solo come un cactus e da questo rigo
d'acqua piango la sorte di sponde separate.

Verità vecchie e nuove, come pesci, tra le mani
mi scivolano, filando, non le ripescherò più.

Fiume dannato!

Questo incessante andare, moto
castrante ti vorrei gelare, tanto
da unire questo mio margine:
ingannevole solidità tra di noi.

Natura spoglia perché non mi doni il volto noto?

Una bigia prende il volo tremato momento.

Sono solo e certo su questo greto che l'alveo temuto
non tenterai intraprendere per giungermi accanto.
Antonio Colaianni
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    Il masso ed il mare

    Cosa sono se non il testimone di una
    inane abulia che riduce, assecondata,
    le forze, alitando sui tizzoni che nel
    braciere cullano il dono fumante del
    calore che annebbia il ricordo di te
    restituendo audace l'accosto lì, ove
    sentinelle silenti, di grigio rivestite,
    altro non riposano che indossate
    vesti e certo, non scoraggiano, nella
    loro fissità il leggero muoversi della
    foglia decidua affidata all'aria.

    Tempo imprecisato fino all'atteso contatto:
    adagiarsi sopra un morbido ciuffo d'erba
    umida.

    Trovare nel suo paziente abbraccio: cura.
    Nel suo essere prossima altra ragione che
    l'accoglienza.

    Sperimentare in quel preciso istante la modestia
    del rumore del mare contenuto nella conchiglia.

    Un semplice, naturale, leggero, incontro. Incapace
    di purificare le acque. Ma capace…di raggiungere
    la profondità. Come un masso consegnato al mare.
    Antonio Colaianni
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      Le strade al mattino

      Lo stanco fluire
      delle cose mutare
      con la salda forza
      della pietra levigata.

      Non si può!
      Lo noto in queste
      strade incrudelite
      ridotte a mera assenza.

      Avverto la mancanza
      di un segreto coltivato
      che mi affidi alla notte
      carico di tenerezza.

      E udire meno acuto
      il fischiare del vento
      autunnale, che si frange,
      sulle finestre sempre
      chiuse della solitudine.
      Antonio Colaianni
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        Ama il prossimo tuo

        Come allora, considerare, coloro
        col sorriso disinvolto ed il vangelo
        nella tasca, poveri di rimorso,
        ti consegnano al rogo
        dell'infamia e del discredito.

        Diffida di quel buonismo da sorelle,
        tutte innamorate del prete,
        come segnalibro hanno la
        lama della loro lingua.

        I veri buoni sono quelli che pagano!

        Quelli che restano soli.

        Quelli con le pezze al culo.

        Quelli che la sera, ormai
        senza neanche una parola
        asciutti e provati come un albero
        potato, raccolte le poche cose,
        nel presagio che è il loro letto,
        hanno la stessa dignità di Dio.
        Antonio Colaianni
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          Il naufragio

          Finalmente inerte ora galleggio
          naufrago nel mio mare di sogni

          L'isola è svanita con il plof
          impercettibile della bolla di sapone

          Ma basterà attendere
          il tempo di una farfalla

          E sarà ancora terra in vista
          e gran movimento a bordo

          Sole negli occhi nutrimento sadico
          a un impenitente marinaio bambino.
          Antonio Colaianni
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            Il segreto

            Ti tengo con me ormai da tempo,
            come si tengono i sogni, che emergono
            nel nostro certo, urgenti, e fioriscono
            dentro, tuo malgrado.

            Ti tengo con me,
            come si tiene quel poco d'acqua nel deserto
            coscienti che non soddisferà tutta la sete.

            Ti tengo con me,
            come l'albero tiene il suo frutto,
            gradendolo e nutrendolo.

            Ti tengo con me,
            ormai da mesi e non so
            come farci incontrare,
            come farci sopportare,
            i miei occhi, i tuoi occhi,
            (la mia anima, la tua anima).

            Tacendo quest'acquitrino di sogni
            marci, anni inceneriti, vita inquinata.

            Tu potresti visitarmi, lo sento, portare ristoro.
            Ma a quale fatica?

            Non esiste niente che sia più misero
            di chi non vuole soffrire e ogni giorno,
            nel profondo,
            non si dimentica di piangere.
            Antonio Colaianni
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              Il miraggio

              Distinguo il corpo ignudo, carponi
              su un'asparagiaia, venirmi incontro
              a celare il viso gli scandalizzati capelli
              che nulla possono quando la lingua
              si erge come un aspide a lambire
              velenosa la punta del naso.

              La bocca, ghiacciaio in fiamme
              non trattiene lo sciogliersi profumato
              sull'esile mento; ormai gonfio
              come un lombrico indietreggio
              a sostenermi un pioppo, socchiudo
              gli occhi un istante, respiro profondo
              dissolta è l'asparagiaia.

              Smarrito e affranto mi muovo
              tastoni verso l'epicentro del desiderio
              e unica sottile vestigia:
              uno scuro ondulato capello.
              Antonio Colaianni
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                Due uomini

                Adesso, le aspettative erano scambiate:
                Lui… come un bimbo impaurito… attende
                la seggiola minuta ed insolente, non tiene
                conto dell'intatta mole, le lacrime, precoci
                scivolano ignare tra le crepe del tempo.

                Lui… adesso… è chino… chino e mite
                come non lo avevo mai scoperto
                interrogano, del suo andato, circostanze.

                Singolare destino, mi balenano del nemico
                mentre lui… candido… continua a sciogliersi.

                Dovessero, animo contrito, giudicarti adesso
                chi di te fiuterebbe l'uomo incomprensibile
                che non sapeva amare, l'uomo che nel dissipare
                esibiva vocazione e per non perderla di vista,
                la sofferenza la andava suonando porta a porta.

                Adesso sei lì, ad un passo, inerte come un bonzo
                e io qui, indissolubilmente intrappolati, inumata
                rete di dolore tessuta da fendere, urlando, esausti:
                esisto, reagisco, sopravvivo, palpito.

                …Lui… adesso… è un uomo malato
                devo aiutarlo, devo amarlo.

                …Lui… adesso… è mio Padre.
                Antonio Colaianni
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