Scritto da: Antonio Papi
in Diario (Sfogatoio)
Essere sinceri è un bellissimo dono di Dio. Beato chi lo possiede e ne fa uso.
Composto lunedì 15 agosto 2016
Essere sinceri è un bellissimo dono di Dio. Beato chi lo possiede e ne fa uso.
Ammettiamolo: prima dell'avvento del virtuale eravamo tutti più buoni, i panni sporchi li lavavamo in casa, le foto le mettevamo nell'album, nessuno sapeva dove eravamo e cosa mangiavamo, non ci sentivamo superstar, e il filtro era quello della caffettiera e non quello di bellezza. Quando incontravamo un amico ci si scambiava un saluto e non un mi piace e un tvb, e non chiamavamo tesoro, gioia e amore ogni sconosciuto incontrato. Ammettiamolo: siamo tutti un po' attori di un copione chiamato virtuale.
Alla fine ti stanchi di spiegare, di giustificarti, di scusarti dei tuoi problemi, ti stanchi perché già la vita non è che ti sorrida, la vuoi vedere tu sorridente perché ci credi ancora, perché la tua fede è grande, ma ti stanchi ugualmente e così alla fine scegli il silenzio. E in silenzio ti incammini verso quello che verrà.
La testa ce l'ho, ma non capisco perché a volte non funzioni.
Odio i falsi e gli ipocriti... quelli che davanti ti ricoprono di sorrisini e belle parole e dietro solo di maldicenza e pugnalate! Rimango sempre dell'idea che chi ha le palle le cose te le dice in faccia.
Non piangere sul latte versato... quel che è stato è stato! Grazie alla vita ho imparato ad essere una guerriera, e nessuno più mi farà del male!
Che cos'è la normalità? La normalità nel mio vocabolario non esiste!
Una donna deve stimolare a livello celebrale, ai maschietti rampanti lasciamo quelle sculettanti.
Apprezzo la franchezza, le persone che non si nascondono dietro a un personaggio, che non seguono un copione, ma si mostrano sempre per quello che sono.
Io ci ho provato a guardarti come avresti voluto tu, ma mi sono resa conto che nel farlo non vedevo più me stessa. Ho provato a spostare leggermente il mio sguardo oltre quello in cui credo, ma ho capito che fuori da quel limite non ero più io. Ho tentato in ogni modo di trasformare i tuoi "errori" in "non volutamente commessi", ma era solo il modo più semplice di giustificarmi di fronte alla mia coscienza. Una coscienza che continuava a chiedermi: "ma dove sei finita"! Io non posso dimenticare chi sono per ricordarmi di te. Non posso cancellare strade percorse, esperienze assimilate, insegnamenti ricevuti e modi di vivere per qualcuno che ha sempre seguito solo una strada: la sua. Ci sono tanti modi di pronunciare un "addio". Ognuno ha il suo perché e la sua motivazione, ma forse fino a quando lo pronunci in realtà vuoi solo cercare il modo migliore di ferire chi hai di fronte e convincere te stesso che non guarderai mai più indietro. Io invece ho continuato a guardare indietro per molto tempo. Nel mio "guardare", a volte lungo e silenzioso, altre volte veloce e tormentato ho ritrovato "me e te". Ho rivissuto a tratti ciò che avevo dimenticato, ho raccolto pezzi e costruito nuove risposte. Oggi non pronuncerò quell'addio, non serve più. Sono già oltre, sono così tremendamente lontana che anche voltandomi la fine della nostra "strada" non riesco più nemmeno ad intravederla. In quel "tratto di strada" lascio ricordi, sogni, emozioni e un pezzo di vita. Lascio una parte di me che forse non mi mancherà mai e soprattutto... finalmente, lascio "te".