Fin sulle vette morali ergiamo altisonanti le nostre statue in un inno alla giustizia alla lealtà al senso di civiltà per poi dal basso vederle invecchiare in patinosa storia d'annata e decadere come ruggine di un sogno dannato stanco di riproporsi nel tentativo di volare arginato dal basso.
Una panchina del porto mi da le spalle, in quest'algida mattina novembrina, ma si intravedono marinai sputare sulle barche dei ricchi; mentre i primi si appellano alla carità del mare e lo venerano, quasi come un principale, gli altri lo insultano come uno sguattero e gli vomitano addosso, dopo il festino per la mastoplastica additiva della consorte. Batto le mani all'insolente marinaio dallo sputo nobile, ma il freddo congela anche i rumori.
Ognuno è libero di agire nel modo che ritiene più corretto, ma con pari correttezza deve abbassare lo sguardo a ogni conseguenza che ha scritto per sé. Ciò che rimane di ogni comportamento è un libro da leggere con cui crescere.
Assunta una propria felicità la cosa migliore è rendere felici gli altri, non solo rendendoli partecipi delle nostre gioie, ma accarezzando le loro tristezze per farle addormentare e fare rinascere di nuovo il sole anche in loro. Ricordiamoci di migliorare. Noi e gli altri, perché gli altri hanno sempre qualcosa di nostro. C'è la ricompensa: è il loro sorriso.