Da Carmelo Bene, abbiamo appreso l'arte del disapprendere,
dello sperpero dell'arte, della generosità autentica di chi è uscito dalla catena di montaggio. Dobbiamo a questo genio la lezione
di un arte che non consola, che non si arruffiana con il potere,
che considera l'individuo non come facente parte di un sociale
catalogato e omologato. Quando lo ascolti non sai cosa vogliano
dire quei testi. Il fatto è che nell'istante in cui Carmelo Bene
pronuncia una parola, in quell'istante, tu sai cosa vuol dire,
un istante dopo: non lo sai più. Così il significato del testo
è una cosa che percepisci, si, ma nella forma aerea
di una sparizione. Lui diventa quelle parole e quelle parole
non sono più parole, ma voce. E suono che accade
diventa ciò che accade, e dunque tutto... e il resto non è più niente.
Anonimo
Composta domenica 22 agosto 2010
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    Scritta da: roxafiore
    Carico il mio animo d'amore per te... non potrei fare altrimenti, sei la mia spada, la mia intesa, il mio pudore, quanta strada ancora dovrò percorrere contro il tempo.! cuore, amore, vita che onore averti qua. Mi inchino a tee, ti ammiro. Sgorga lentamente, il sapore del presente, io di te son fiera, io di te son tua ninfa, t'amo!
    Anonimo
    Composta martedì 24 agosto 2010
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