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Scritta da: Rosita Matera
in Poesie (Poesie d'Autore)

Meriggio

A mezzo il giorno
sul Mare etrusco
pallido verdicante
come il dissepolto
bronzo dagli ipogei, grava
la bonaccia. Non bava
di vento intorno
alita. Non trema canna
su la solitaria
spiaggia aspra di rusco,
di ginepri arsi. Non suona
voce, se acolto.
Riga di vele in panna
verso Livorno
biancica. Pel chiaro
silenzio il Capo Corvo
l'isola del Faro
scorgo; e più lontane,
forme d'aria nell'aria,
l'isole del tuo sdegno,
o padre Dante,
la Capraia e la Gorgona.
Marmorea corona
di minaccevoli punte,
le grandi Alpi Apuane
regnano il regno amaro,
dal loro orgoglio assunte.

La foce è come salso
stagno. Del marin colore,
per mezzo alle capanne,
per entro alle reti
che pendono dalla croce
degli staggi, si tace.
Come il bronzo sepolcrale
pallida verdica in pace
quella che sorridea.
Quasi letèa,
obliviosa, eguale,
segno non mostra
di corrente, non ruga
d'aura. La fuga
delle due rive
si chiude come in un cerchio
di canne, che circonscrive
l'oblío silente; e le canne
non han susurri. Più foschi
i boschi di San Rossore
fan di sé cupa chiostra;
ma i più lontani,
verso il Gombo, verso il Serchio,
son quasi azzurri.
Dormono i Monti Pisani
coperti da inerti
cumuli di vapore.

Bonaccia, calura,
per ovunque silenzio.
L'Estate si matura
sul mio capo come un pomo
che promesso mi sia,
che cogliere io debba
con la mia mano,
che suggere io debba
con le mie labbra solo.
Perduta è ogni traccia
dell'uomo. Voce non suona,
se ascolto. Ogni duolo
umano m'abbandona.
Non ho più nome.
E sento che il mio vólto
s'indora dell'oro
meridiano,
e che la mia bionda
barba riluce
come la paglia marina;
sento che il lido rigato
con sì delicato
lavoro dell'onda
e dal vento è come
il mio palato, è come
il cavo della mia mano
ove il tatto s'affina.

E la mia forza supina
si stampa nell'arena,
diffondesi nel mare;
e il fiume è la mia vena,
il monte è la mia fronte,
la selva è la mia pube,
la nube è il mio sudore.
E io sono nel fiore
della stiancia, nella scaglia
della pina, nella bacca,
del ginepro: io son nel fuco,
nella paglia marina,
in ogni cosa esigua,
in ogni cosa immane,
nella sabbia contigua,
nelle vette lontane.
Ardo, riluco.
E non ho più nome.
E l'alpi e l'isole e i golfi
e i capi e i fari e i boschi
e le foci ch'io nomai
non han più l'usato nome
che suona in labbra umane.
Non ho più nome né sorte
tra gli uomini; ma il mio nome
è Meriggio. In tutto io vivo
tacito come la Morte.

E la mia vita è divina.
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    Scritta da: Mariella Buscemi
    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Se Tu avessi scorto
    tutto il mio abisso, dentro,
    riccio di mare
    con gli aculei sulle sponde,
    il mio corpo indifeso
    sarebbe rimasto argine sulla battigia
    a placare la risacca delle tue mani.

    Sul pelo d'acqua, fuori
    mi sono eletta ninfea
    sul pacificare della corrente
    come fossi gomena ardita ancorata all'ormeggio.

    Sui tonfi dei sassi
    spirali e cerchi di vita
    sui click dei battiti.
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      Scritta da: Mariella Buscemi
      in Poesie (Poesie d'Autore)
      Sentirmi è comando
      per tutte le sorde promesse
      i tonfi degli eventi
      gli attutiti fatti
      i sommessi inganni
      il cuore taciuto
      È rimasto un urlo nel sonno
      e la voce che diceva
      e la gola che riscattava
      nessun nuovo dire
      se non l'eco
      come d'un mare antico
      di me, colorata di battigia
      una vecchia alga alla caviglia sinistra
      l'acqua che rinfresca
      se qualcosa d'arso fosse rimasto
      si posi un bruciore estinto
      Cenere
      rimane
      solo
      sui fondali.
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        Scritta da: Mariella Buscemi
        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Ho preferito il buio di mille profumi
        e mi sono portata dai fiori
        a riprova delle primavere estinte
        sull'inchino del solstizio
        di fronte al più lungo equinozio
        su un'alba fracassata di cento giorni d'assenza
        - tanti i petali sotto i piedi -
        Quali colori avessero le essenze
        lo ha detto il tempo
        che ancòra aspetto di mattino presto
        sotto l'umida rugiada e le ragnatele
        ché i fili mi fanno anelli tra le dita
        alla luce di mille profumi che ho preferito.
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          Scritta da: Mariella Buscemi
          in Poesie (Poesie d'Autore)
          Sapessi leggermi
          Questo mio tetro teatro
          Dipingeresti di terrore
          I sorrisi dei pagliacci
          E saliresti sulle altalene delle mie paure
          Dove le corde sono liane
          Nei boschi autunnali del mio cuore.
          Della pioggia di oggi
          Potresti ancora lavarti le mani
          Sull'umidità dei miei capelli
          E sederti al riparo del collo.
          Guardarsi sarebbe coraggioso infinito.
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