Poesie e Parole d'Autore


Scritta da: Andrea De Candia
in Poesie (Poesie d'Autore)

Una vita all'istante

Una vita all'istante.
Spettacolo senza prove.
Corpo senza modifiche.
Testa senza riflessione.

Non conosco la parte che recito.
So solo che è la mia, non mutabile.

Il soggetto della pièce
va indovinato direttamente in scena.

Mal preparata all'onore di vivere,
reggo a fatica il ritmo imposto dell'azione.
Improvviso, benché detesti improvvisare.
Inciampo a ogni passo nella mia ignoranza.
Il mio modo di fare sa di provinciale.
I miei istinti hanno del dilettante.
L'agitazione, che mi scusa, tanto più mi umilia.
Sento come crudeli le attenuanti.

Parole e impulsi non revocabili,
stelle non calcolate,
il carattere come un capotto abbandonato in corsa -
ecco gli esiti penosi di tale fulmineità.

Poter provare prima, almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta, almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco.
Mi chiedo se sia giusto
(con voce rauca,
perché neanche l'ho potuta schiarire tra le quinte).

Illusorio pensare che sia solo un esame superficiale,
fatto in un locale provvisorio. No.

Sto sulla scena e vedo quant'è solida.
Mi colpisce la precisione di ogni attrezzo.
Il girevole è già in funzione da tempo.
Anche le nebulose più lontane sono state accese.
Oh, non ho dubbi che questa sia la prima.
E qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto.
Composta martedì 17 marzo 2015
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    Scritta da: Andrea De Candia
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Stupore

    Perché mai a tal punto singolare?
    Questa e non quella? E qui che ci sto a fare?
    Di martedì? In una casa e non nel nido?
    Pelle e non squame? Non foglia, ma viso?
    Perché di persona una volta soltanto?
    E sulla terra? Con una stella accanto?
    Dopo tante ere di non presenza?
    Per tutti i tempi e tutti gli ioni?
    Per i vibrioni e le costellazioni?
    E proprio adesso? Fino all'essenza?
    Sola da me e con me? Perché mi chiedo,
    non a lato, né a miglia di distanza,
    non ieri, né cent'anni addietro, siedo
    e guardo un angolo buio della stanza
    come, rizzato il capo, sta a guardare
    la cosa ringhiante che chiamano cane?
    Composta martedì 17 marzo 2015
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      Scritta da: Andrea De Candia
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Fotografia della folla

      Nella foto della folla
      la mia testa è la quarta dal bordo
      o forse la settima da sinistra
      o la ventesima dal basso;

      la mia testa non so quale,
      non più una, non più unica,
      già simile alle simili,
      né femminile, né maschile;

      i segni che lei mi manda
      non sono affatto particolari;

      forse lo Spirito del Tempo
      la vede, però non la guarda;

      la mia testa statistica,
      che consuma acciaio e cavi
      tranquillamente, globalmente;

      è qualunque e non si vergogna,
      è scambiale, e non si dispera;

      è come se non l'avessi fatto
      a parte, a modo mio;

      è come se si scavasse un cimitero
      pieno di crani anonimi
      di buona conservabilità
      nonostante la mortalità;
      come se lei già fosse là,
      la mia testa d'altri, di chiunque -

      dove, se qualcosa ricorda,
      è il suo avvenire profondo.
      Composta martedì 17 marzo 2015
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        Scritta da: Andrea De Candia
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Nato

        Dunque è sua madre.
        Questa piccola donna.
        Artefice dagli occhi grigi.

        La barca su cui, anni fa,
        lui approdò alla riva.

        È da lei che si è tirato fuori
        nel mondo,
        nella non-eternità.

        Genitrice dell'uomo
        con cui salto attraverso il fuoco.

        È dunque lei, l'unica
        che non lo scelse
        pronto, compiuto.

        Da sola lo tirò
        dentro la pelle a me nota,
        lo attaccò alle ossa
        a me nascoste.

        Da sola egli cercò
        gli occhi grigi
        con cui mi ha guardato.

        Dunque è lei, la sua Alfa.
        Perché mai me l'ha mostrata?

        Nato.
        Così è nato, anche lui.
        Nato come tutti.
        Come me, che morirò.

        Figlio d'una donna reale.
        Uno giunto dalle profondità del corpo.
        In viaggio verso l'Omega.

        Esposto
        alla propria assenza
        da ogni dove,
        in ogni istante.

        E la sua testa
        è una testa contro un muro
        cedevole per ora.

        E le sue mosse
        sono tentativi di eludere
        il verdetto universale.

        Ho capito
        che è già a metà cammino.

        Ma questo a me non l'ha detto,
        no.

        "Questa è mia madre"
        mi ha detto soltanto.
        Composta martedì 17 marzo 2015
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          Scritta da: Andrea De Candia
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Epitaffio

          Qui giace come virgola antiquata
          l'autrice di qualche poesia. La terra l'ha degnata
          dell'eterno riposo, sebbene la defunta
          dai gruppi letterari stesse ben distante.
          E anche sulla tomba di meglio non c'è niente
          di queste poche rime, d'un gufo e la bardana.
          Estrai dalla borsa il tuo personal, passante,
          e sulla sorte di Szymborska medita un istante.
          Composta martedì 17 marzo 2015
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