Scritto da: FRANCO PATONICO

Migranti per forza o per amore


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...con il cuore che batteva fitto. Raccontavamo di noi, di come eravamo, dei progetti futuri e io discorrevo, discorrevo... già perché lei non si sbottonava più di tanto, mentre io ero anche troppo chiacchierone e spesso coloravo i discorsi con qualche bugia. Quando mi sono messo in casa, per me la vita è cambiata molto: andavo sempre più di rado al bar e anche con gli amici avevo perso la solita frequentazione. Qualche amico mi canzonava: "Oh, com'è che non ti fai più vedere?" – mi dicevano – "cos'hai trovato una che ti ha messo giudizio?"
Ma tra il lavoro e gli appuntamenti con l'amorosa, le occasioni di stare con loro erano sempre di meno.
La mia ragazza lavorava in una fabbrica di abbigliamento che quella volta era famosa in tutto il circondario perché confezionava vestiti per i bambini e li esportava anche all'estero. Per qualche anno è stato un lavoro sicuro, ma quelle povere operaie, tutte donne, faticavano come le negre, anzi direi di più, dato che in quegli anni non c'erano tanti neri in giro e, per vedere uno di colore, si doveva attendere la fiera.
Quando quelle povere donne andavano al gabinetto si accendeva la luce di fuori ... [segue »]
Composto giovedì 15 giugno 2017

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