Poesie inserite da Mariella Buscemi

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Scritta da: Mariella Buscemi
Furore e torpore.
Sintetizzazione e overdose.
Mi bolle dentro questa chimica che segna, ogni volta, la disfatta.
Mi disfo.
In mille pezzi.
Non si capirebbe la mia forma iniziale
(meglio)
Quando sto così, non sto,
non ci sono,
non esisto,
mi frantumo,
mi piango,
mi nauseo,
mi castigo,
mi evito,
mi fustigo,
mi inginocchio,
mi ammalo (di più).
Mi elimino,
mi tradisco,
mi lacero,
mi strappo,
mi dilanio,
non mi perdono,
non mi assolvo,
mi danno.
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    Scritta da: Mariella Buscemi
    Chè il cielo lo guardano anche ad occhi chiusi.
    Le Donne, il cielo lo hanno dentro,
    con l'elevazione dell'anima feconda,
    spiga tra i capelli,
    a suggellare abbondanza.
    Con il cuore che forma un arco a sesto acuto,
    i sentimenti barocchi,
    lo sguardo naif.
    La memoria vintage,
    strette nel cappottino piedipulle,
    gli occhiali neri a coprire le occhiate furtive
    o una lacrima di troppo.
    Pronte a contenere e straripare.
    Pronte a sorridere nel pianto
    ed a ridere fino alle lacrime,
    un ossimoro bizzarro fino alle ossa.
    Chè basse, son sempre all'altezza.
    E non si piacciono mai per via di quel riverbero distorto fatto di aspettative e di non sentirsi mai abbastanza, solo per il fatto di essere sature.
    Non addomesticabili.
    È ora di ricordarsene.
    Fiere, dritte,
    a suffragio di nulla e men che meno quote,
    ché non sono numeri, ma dignità piena!
    Chè la pelle è fatta per essere carezzata,
    non scuoiata, ché qui, non siamo al macello!
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      Scritta da: Mariella Buscemi
      Alla fine della via,
      rotta,
      come la non-vita,
      spezzata,
      anche l'ombra
      mi è infedele,
      mi anticipa il pensiero,
      mi stride sul respiro,
      porgendomi il cappio,
      come fiocco fiacco,
      fiotto di sangue,
      rosso su nero pece,
      si squaglia,
      squarcia,
      sconquassa,
      in lento disfacimento,
      decompongo carne
      - tremula e mortale -
      per ritrovare ossa,
      nero dentro al nero
      con tutto il buio che posso,
      ché la penombra
      inorridisce,
      sbilanciata sul precipizio,
      traghettata all'Ade
      - Caronte e boia -
      Espio sul mio Golgota
      e
      branchi d'anime pascenti
      sfilare in marcia,
      coppia di nibbi ad unirsi in volo,
      balenare in burrasca
      per sprofondare
      nel cavo della mano di nera terra,
      al di sotto d'ogni sepoltura,
      gl'occhi di civetta chiusi a catenaccio.
      - Sudario -
      Recito l'ultima preghiera
      tra chiodi e spine,
      corona di regina ammazzata viva,
      prodiga ma-donna a far ritorno,
      bella,
      malinconica,
      notturna,
      trasalire in vampe,
      ebbrietudine dannata
      in quintessenza.
      Nuda.
      Nera.
      Piena.
      Vasta.
      Le cose mute.
      Requiem.
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        Scritta da: Mariella Buscemi
        Se si squartasse l'anima
        come si squarcia il cielo
        nero di tempesta
        flagellato dal fulmine
        che inietta nei globi
        orrore e spavento

        Se mi ballasse nel cuore
        la marcia funerea
        delle tristi memorie
        d'un passato in-scheletrito
        ridotto polvere

        Se le sensazioni fossero ancora
        spilli a provare i pori
        a sentirsi vivi sotto i colpi
        di verghe che stridono

        Se fossi ancora pura
        con la fiaccola della gloria
        che non arranca tra
        mortifere macerie

        Se non mi pesasse la croce
        sulle spalle ricurve

        Se non avessi scorpioni
        e deserto nel petto

        Se fossi

        Allora, io sarei.
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          Scritta da: Mariella Buscemi
          Chè tu sei la lama,
          tagliente e conficcato.
          Chè io sono la pelle,
          tra i seni,
          offrirsi alla lama,
          cercarne la punta,
          ruotarsi e spingersi,
          lenta,
          a farsi trafiggere
          penetrare
          come in un suicidio consapevole
          amplesso
          per sgravare la colpa alla tua mano,
          ché io m'uccido in sacrificio
          per mio volere
          e tu,
          la fine e nuovo battesimo.
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            Scritta da: Mariella Buscemi
            Agghindati di morte,
            ché è oltre la vita che voglio averti.
            A sconfinare i limiti e le percezioni
            delle umane cose,
            effimere,
            passeggere,
            inconcludenti.
            A sfiorarti con l'eleganza
            delle ossa in vista,
            ché il Cuore si renda visibile
            ad occhio nudo,
            tra i liquidi che ci attraversano
            e gli umori che si creano
            ad opera di orgasmi reciproci.
            Sposi uranici,
            difronte al plenilunio,
            cori di ululi.
            Cerea candela come fiaccola.
            Celebrazione di nera eternità.
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