Scritta da: Rossella Porro
in Poesie (Poesie personali)
Nei sogni s'addensa
il tuo ricordo
vivo
che dire vorrei,
ma le parole
muoiono al sole.
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Nei sogni s'addensa
il tuo ricordo
vivo
che dire vorrei,
ma le parole
muoiono al sole.
Rammendo ciò che resta
del passato
immagino
il presente
nulla so
e niente voglio sapere
del futuro
lascerò che s'appresti l'anima
per prima
a spalancar finestre
sulle bieche mura
perché il sole alla fine giunga.
Se dovessi paragonarti
a qualcosa
non penserei
alle stelle di una notte d'estate,
ma alle grigie nubi
delle notti di novembre
non penserei
alla rosa più bella del giardino
che vive un giorno
e nulla più
ma alle rampicanti
d'ombra che s'insinuano
negli scorci più nascosti
e mettono radici
non alla superficie
increspata del mare
ma al tumulto delle onde
in burrasca
non alle urla sghignazzanti
ma ai silenzi più duri
non al giorno
ma alla notte
più oscura
che lentamente
mi attira a sé.
E così le parole mi diventano
vento
che non posso fermare
orizzonti
di cui il confine
posso solo immaginare
silenzi
da saper ascoltare
e sfuggono alla penna
che non le sa
imprigionare.
D'improvviso bussi alla porta
chi incredulo t'apre
chi sentendo l'odore
sbarra l'entrata
ma dalla finestra
ormai sei entrata
fredda è la casa
muto è il canto
solo il silenzio
si trascina
ormai stanco
e chiude le tende
sul sole morente.
Mi hai curato l'anima
quando il mondo mi lasciava stare
hai inciso sulla tua bianca pelle
le mie ombre scure
hai decifrato i miei silenzi
guidando la mano tremante
nell'ora più oscura prima dell'alba
come una madre
hai taciuto
serbando nelle rime mancate
il mio dolore
hai raccolto ogni mia lacrima
e ne hai fatto inchiostro
su milioni di pagine bianche
quando il mondo mi lasciava stare
mi hai curato l'anima...
E gli occhi erano
pagine
su cui leggere
storie che nessun
orecchio
aveva mai sentito.
A te devo
fiumi di parole
che scorrono
nella mia mente
e solcano
le bianche pagine.
A te devo i sorrisi
spontanei,
il cuore in gola,
l'ansia dell'attesa,
il tremore della voce,
i mille dubbi
che si sciolgono
negli occhi tuoi
che si perdono
nei miei.
A te devo
il coraggio di
questi anni
persi a rinocorrere
sogni,
il diradarsi della nebbia
nel faticoso
mio cammino.
A te devo
gli attimi migliori
che pur nel numero
inferiore
sovrastano sempre i peggiori.
A te devo...
Tu
che osservi i miei passi
lascia che sia felice
anche inciampando.
Tu
che non elemosini
parole aspre
per carezzarmi
lascia che sia felice.
Tu
che sai in quale
punto affondare
per meglio vedermi
sanguinare
lascia che sia felice.
Non muoiano
sulle mie labbra
quelle parole che non
t'ho ancora detto
uccise dal tempo
che si srotola nella noncuranza
perché ciò che mai fu pronunciato
alla fine non è mai stato.