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Scritta da: Renzo Mazzetti

Povertà

Eccola che cammina
e nell'illusione vive
da quando ormai nacque.
Tutto lo splendido contorno
non vale più niente
e rimane il centro
di quello che l'occhio vede
ed il cuore ancora sente
percepisce e piange.
Povertà nell'animo spoglio!
Povertà nell'anello d'oro!
Povertà nel lindo vestito!
Fuggiamo da questo noi stesso
e con le scimitarre
facciamo a pezzetti il cielo
e gettiamoci dentro i missili
evadendo da questo mondo.
Le radici però rimangono
e abbarbicate nell'oscurità della terra
ancora trovano un po' di nutrimento.

Illusione che vive
e già cammina
da quando ormai nacque
e cercando solo la morte
attanaglia coi denti sporchi
putride carni animali.
Renzo Mazzetti
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    Scritta da: Renzo Mazzetti

    Passione

    Siamo di nuovo nati
    nel pomeriggio
    ricorrenza di amori.
    Sembrava un bacio
    contatto lieve intimo
    usuale espressione d'affetto.
    Invece esplose passione
    il sentire intenso
    divenne supersonico percorso.
    Strada sul cui cammino
    quanto più complesso è umano
    questo nostro indefinito destino.
    Celestiale vortice vissuto
    arcobaleno in cielo stellato
    profondo universo penetrato.
    Calore fondente carne
    di cuori e anime congiunte
    via lattea fluttuante.
    Dopo si plana
    ritrovando il letto
    sulla concreta terra.
    Caldo delle coltri
    che raffreddi i corpi
    doni profondo sonno.
    Nel risveglio
    tutto non ricordiamo
    come fosse sogno.
    Renzo Mazzetti
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      Scritta da: Renzo Mazzetti

      zeroquarantadue

      Senza alcuna ragione ragionata
      le braccia e le gambe
      frenetiche si muovono precise
      e le mani attente, veloci, lontane
      si attaccano ai pezzi
      innestandoli opportunamente.
      In questo non vivere
      nell'ammasso di ferro lavorato
      di viti e rondelle e bulloni
      e trapani e chiavi e motori
      il cervello diventa piombato
      tenta di fuggire la realtà
      nella testa disturba.
      Uomini e donne protagonisti
      consapevoli della fatica alienante
      assorbono grammo su grammo nocività
      sopravvivono ai tempi di produzione
      costruiscono utilità.
      Renzo Mazzetti
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        Scritta da: Renzo Mazzetti

        Dodicesima "stazione" (un minuto e 46 secondi)

        L'aratro fitto nell'amata terra
        seguiva silenzioso
        le orme lasciate dalle vacche
        ansanti nella fatica.
        Il contadino seguiva
        curvo e attento incitatore
        manipolando, scansando, allineando.
        E alla sera trovava vicino al fuoco
        il centenario suo padre
        dal quale ascoltava
        l'insegnamento della natura.
        Questo accadeva un tempo
        ma oggi il contadino è diventato operaio
        e l'aratro è catena di montaggio.
        Prima v'era la natura, oggi tutto è tecnologia.
        Nulla in contrario
        per quel che riguarda la tecnologia
        ma tutto contro, e per questo io lotto,
        il potere tecnocratico
        che istruisce i cervelli
        trasformandoli in computers
        i quali a loro volta trasformano
        altri uomini in altrettante macchine
        che costruiscono altre macchine metalliche.
        Ho visto un giovane che era già vecchio
        e un vecchio quasi morto
        estraniato, sommessamente vegetante.
        Ma non era vecchio:
        Aveva appena cinquanta anni!
        Ed è già passata una vita:
        Alzati ragazzo alle cinque del mattino
        poi un'ora di viaggio.
        Alle sei suona la sirena
        parte la catena di montaggio
        e alla dodicesima "stazione"
        lavori alla velocità
        di un minuto e 46 secondi.
        Primo:
        montare la ruota anteriore
        usando l'apposita "zeppa"
        dopo essersi assicurati
        che sia del tipo richiesto
        e non presenti ossidazioni.
        Secondo:
        centrare il parafango anteriore
        rispetto alla ruota.
        Terzo:
        montare: (prendere il bulloncino,
        infilarvi la rondella e lo spessimetro.
        Prendere il filo e infilarvi la bussolina
        curvandolo nell'apposito supporto
        e infilarlo nel foro del mozzo,
        infilare la rondella e il dadino.
        Prendere la pinza e la chiave
        e bloccare il tutto tirando il filo).
        E registrare il freno anteriore
        senza che la ruota risulti frenata
        assicurandosi che il freno sia teso il più possibile.
        Torna a casa
        e dopo cena
        accendi il televisore
        e guardati "Carosello"
        ma già dormi prima che sia finito.
        Alzati ragazzo
        sono le cinque del mattino
        e tra un'ora
        ti aspetta la catena di montaggio.
        Alzati marito
        sono le cinque del mattino
        e tra un'ora
        ti aspetta la catena di montaggio.
        Alzati padre
        sono le cinque del mattino
        e tra un'ora
        ti aspetta la catena di montaggio.
        Alzati nonno
        sono le cinque del mattino
        e tra un'ora
        ti aspetta la catena di montaggio.
        Dopo l'ultimo viaggio
        nella monotona assillante alba
        finalmente riposa in pace.
        Si dice che è morto bene
        che non si è accorto proprio di niente
        e non ha sofferto neppure un poco.
        Renzo Mazzetti
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          Scritta da: Renzo Mazzetti

          Anni diciannove

          L'allarme mette in attività l'équipe. La sala è pronta, ognuno è al suo posto. L'attesa non è inoperosa: gli operatori mettono a punto le attrezzature di competenza, il chirurgo con gli aiuti valuta le eventualità, l'anestesista domanda all'infermiera la fornitura. All'improvviso la porta si spalanca: un gruppo di persone è attorno alla barella che avanza veloce. A cavalcioni del corpo sanguinante una operatrice pratica il massaggio cardiaco mentre, con voce forte e chiara, scandisce i numeri. Ecco si vede la barra di ferro del tutto estratta. Tutti la guardano, il silenzio è subentrato profondo. No, non era possibile.
          Nei socchiusi occhi come profonda nottilucénte
          serena immensa distesa misteriosa
          sorpresa accettata ingrata ineluttabile
          la morte vince la giovane vita.
          Era proprio il destino già segnato
          e la contrarietà non manifesta
          nella persona segno alcuno
          pur nell'immobilità scolpita.
          Perché accettare così nel corpo
          bianco lattato ricomposto bello
          la stroncata diciannovenne età
          precipitata nel cortile all'Isolotto?
          Senza i fiori dei morti
          la salma come corona è adorna
          nella luce festeggia la partenza
          ma sgomenta è Firenze con lacrime è Milano.
          Da vivente qui eri sconosciuto
          nei numerosi drammi riconosciuto
          per sempre rimani ricordo
          fratello sul lavoro caduto.
          Dio!
          Renzo Mazzetti
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            Scritta da: Renzo Mazzetti

            Ignominia

            Lo straniero non sapeva tutto
            di quei monti e di quelle colline
            non sapeva tutto di quelle pianure.
            Lo straniero si smarriva
            nei labirinti dei centri antichi
            non trovava gli sperduti paesini.
            Lo straniero non conosceva quel sentiero
            né il sicuro nascondiglio
            dove bambini giocarono e ragazzi si uccisero.
            Il fascio littorio
            Salò e le camicie nere
            furono barbarie e distruzione.
            Antigone salvò quei neri cadaveri
            dalla furia dei perseguitati assassini
            nell'aldilà dove non si perdona.
            L'eterna oscurità detenga le spie
            e i servitori dei tiranni dannati
            nell'infernale pozzo dei traditori.
            Nessun civile perdono sia concesso
            al morto non uguale al morto
            solo rigoroso ricordo.
            Ancora sanguinano innocenti ferite
            e cumuli di coscienze tremanti
            testimonianze perenni
            per non ricadere nell'ignominia.
            Renzo Mazzetti
            Composta sabato 25 aprile 2009
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              Scritta da: Renzo Mazzetti

              Vecchiano di marzo

              Il mare boscaiolo
              rumoreggia cupo
              inondando il territorio.
              Scomparsa è la spiaggia
              ricoperta di legname
              pare foresta rovinata.
              La nostra passata presenza
              nel selvaggio paesaggio
              risuona forte ricordo.
              Continuo è il vento
              bacia il salmastro
              sul viso resta umido.
              Il Serchio rinverdisce
              sugli argini ortiche
              gialle e bianche margherite.
              Raccolgo scultura lignea
              medioevale rocca turrita
              di servi schiacciati vestigia.
              Mistura di fango e ceneri
              fluttuando in solidi trasformati
              di antracite fondamenta diventati.
              Assorbo realtà originali
              leggero come quei gabbiani
              con elementi artistici simbiosi.
              Renzo Mazzetti
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