Scritta da: Renzo Mazzetti

Passione

Siamo di nuovo nati
nel pomeriggio
ricorrenza di amori.
Sembrava un bacio
contatto lieve intimo
usuale espressione d'affetto.
Invece esplose passione
il sentire intenso
divenne supersonico percorso.
Strada sul cui cammino
quanto più complesso è umano
questo nostro indefinito destino.
Celestiale vortice vissuto
arcobaleno in cielo stellato
profondo universo penetrato.
Calore fondente carne
di cuori e anime congiunte
via lattea fluttuante.
Dopo si plana
ritrovando il letto
sulla concreta terra.
Caldo delle coltri
che raffreddi i corpi
doni profondo sonno.
Nel risveglio
tutto non ricordiamo
come fosse sogno.
Renzo Mazzetti
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    Scritta da: Renzo Mazzetti

    zeroquarantadue

    Senza alcuna ragione ragionata
    le braccia e le gambe
    frenetiche si muovono precise
    e le mani attente, veloci, lontane
    si attaccano ai pezzi
    innestandoli opportunamente.
    In questo non vivere
    nell'ammasso di ferro lavorato
    di viti e rondelle e bulloni
    e trapani e chiavi e motori
    il cervello diventa piombato
    tenta di fuggire la realtà
    nella testa disturba.
    Uomini e donne protagonisti
    consapevoli della fatica alienante
    assorbono grammo su grammo nocività
    sopravvivono ai tempi di produzione
    costruiscono utilità.
    Renzo Mazzetti
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      Scritta da: Renzo Mazzetti

      Dodicesima "stazione" (un minuto e 46 secondi)

      L'aratro fitto nell'amata terra
      seguiva silenzioso
      le orme lasciate dalle vacche
      ansanti nella fatica.
      Il contadino seguiva
      curvo e attento incitatore
      manipolando, scansando, allineando.
      E alla sera trovava vicino al fuoco
      il centenario suo padre
      dal quale ascoltava
      l'insegnamento della natura.
      Questo accadeva un tempo
      ma oggi il contadino è diventato operaio
      e l'aratro è catena di montaggio.
      Prima v'era la natura, oggi tutto è tecnologia.
      Nulla in contrario
      per quel che riguarda la tecnologia
      ma tutto contro, e per questo io lotto,
      il potere tecnocratico
      che istruisce i cervelli
      trasformandoli in computers
      i quali a loro volta trasformano
      altri uomini in altrettante macchine
      che costruiscono altre macchine metalliche.
      Ho visto un giovane che era già vecchio
      e un vecchio quasi morto
      estraniato, sommessamente vegetante.
      Ma non era vecchio:
      Aveva appena cinquanta anni!
      Ed è già passata una vita:
      Alzati ragazzo alle cinque del mattino
      poi un'ora di viaggio.
      Alle sei suona la sirena
      parte la catena di montaggio
      e alla dodicesima "stazione"
      lavori alla velocità
      di un minuto e 46 secondi.
      Primo:
      montare la ruota anteriore
      usando l'apposita "zeppa"
      dopo essersi assicurati
      che sia del tipo richiesto
      e non presenti ossidazioni.
      Secondo:
      centrare il parafango anteriore
      rispetto alla ruota.
      Terzo:
      montare: (prendere il bulloncino,
      infilarvi la rondella e lo spessimetro.
      Prendere il filo e infilarvi la bussolina
      curvandolo nell'apposito supporto
      e infilarlo nel foro del mozzo,
      infilare la rondella e il dadino.
      Prendere la pinza e la chiave
      e bloccare il tutto tirando il filo).
      E registrare il freno anteriore
      senza che la ruota risulti frenata
      assicurandosi che il freno sia teso il più possibile.
      Torna a casa
      e dopo cena
      accendi il televisore
      e guardati "Carosello"
      ma già dormi prima che sia finito.
      Alzati ragazzo
      sono le cinque del mattino
      e tra un'ora
      ti aspetta la catena di montaggio.
      Alzati marito
      sono le cinque del mattino
      e tra un'ora
      ti aspetta la catena di montaggio.
      Alzati padre
      sono le cinque del mattino
      e tra un'ora
      ti aspetta la catena di montaggio.
      Alzati nonno
      sono le cinque del mattino
      e tra un'ora
      ti aspetta la catena di montaggio.
      Dopo l'ultimo viaggio
      nella monotona assillante alba
      finalmente riposa in pace.
      Si dice che è morto bene
      che non si è accorto proprio di niente
      e non ha sofferto neppure un poco.
      Renzo Mazzetti
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        Scritta da: Renzo Mazzetti

        Anni diciannove

        L'allarme mette in attività l'équipe. La sala è pronta, ognuno è al suo posto. L'attesa non è inoperosa: gli operatori mettono a punto le attrezzature di competenza, il chirurgo con gli aiuti valuta le eventualità, l'anestesista domanda all'infermiera la fornitura. All'improvviso la porta si spalanca: un gruppo di persone è attorno alla barella che avanza veloce. A cavalcioni del corpo sanguinante una operatrice pratica il massaggio cardiaco mentre, con voce forte e chiara, scandisce i numeri. Ecco si vede la barra di ferro del tutto estratta. Tutti la guardano, il silenzio è subentrato profondo. No, non era possibile.
        Nei socchiusi occhi come profonda nottilucénte
        serena immensa distesa misteriosa
        sorpresa accettata ingrata ineluttabile
        la morte vince la giovane vita.
        Era proprio il destino già segnato
        e la contrarietà non manifesta
        nella persona segno alcuno
        pur nell'immobilità scolpita.
        Perché accettare così nel corpo
        bianco lattato ricomposto bello
        la stroncata diciannovenne età
        precipitata nel cortile all'Isolotto?
        Senza i fiori dei morti
        la salma come corona è adorna
        nella luce festeggia la partenza
        ma sgomenta è Firenze con lacrime è Milano.
        Da vivente qui eri sconosciuto
        nei numerosi drammi riconosciuto
        per sempre rimani ricordo
        fratello sul lavoro caduto.
        Dio!
        Renzo Mazzetti
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