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Scritta da: Bramante
farfalle su gigli
che fanno l'amore
corpi di muschio
grazia nel vento
rime di perle nel fondo
anime bianche come latte
aureole diamantate
ingannate ma adorate
Crudele il suo destino
nel vento ad imbrunire
i palpiti di vita
Rima su rima
la pelle diventa ruga
la mano diventa ragno
ma l'incanto non si nega
Acqua che disseta
l'arsa gola del poeta
ansia eterna senza pace
sorrisi che salvano i dolori
La vita non affanna
se i canti appagano le spoglie
La tua abbagliante forza
acquieta il cuore mio
che non teme morte
non teme te se m'abbandoni
ma teme il tuo abbandono.
Mariana Nechita
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    Scritta da: Bramante

    Intimo tormento

    Che un respiro a fil di bocca bastasse
    ad eccitarmi e con le dita cercare le tue dita
    e sentire il canto della pelle fino in fondo
    fino al sangue che corre come un treno
    In un attimo, nuda, perdevi i lembi del pudore
    Venere di cera ti scioglievi come bruma al sole
    La sottana presa dai capezzoli fermava la discesa
    che il ruvido velluto della lingua aveva eretto
    Aderendo i corpi s'infangavano di sudore
    senza scrupoli le unghie penetravano
    la pelle scivolosa sul letto s'inchiodava
    Profanarti era un castigo reso irrefrenabile
    dalla voglia di trafiggerti che bucava come un tarlo
    l'istinto spingeva avanti senza ritegno
    L'orgasmo pioveva nel ventre che incassava
    colava bollente a riposar la danza
    tra l'inguine teso e un respiro a fior di pelle
    i sensi incenerivano l'ardente brace
    L'ultimo bacio chiudeva le mille bocche
    lambite come vini dall'aspro odor dei tini
    resta il miele ad incollare l'impetuosa voglia
    Rivestivo i tuoi nudi e virginei sguardi
    che s'intimidivano pungendo fitto il cuore
    Onde di capelli si dipanavano a matassa
    nell'intimo tormento il fiato diventava ardesia
    la tua mansueta purezza smarriva l'universo
    di quella notte che in un attimo fu già domani.
    Mariana Nechita
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      Scritta da: Bramante

      Bramami

      Se l'inverno mi spezza le catene
      e rantolo nel cielo muto di vergogna

      Allora bramami
      se il mondo intero tace
      nelle tombe dei rumori
      soggiogata da falsi amori

      Tu bramami lo stesso
      se i gigli a mezzanotte
      sono bianchi come i petti dei gabbiani
      disseminati come anime senza pelle

      Sempre bramami
      se non ti arriva più la voce
      dal cuore i miei esilii che pungono come api
      pesanti più del mare e dei suoi tramonti

      Mi basterà uno sguardo
      a sfarinare lacrime e dolori
      riportando l'anima al granaio
      come l'oro e farne pane da sfamare.
      Mariana Nechita
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        Scritta da: Bramante
        Avrai un cuore purosangue
        e milioni di mappe per i tuoi cammini
        unico viaggio eterno della vita
        Danzerai nel buio come fosse luce
        ritrovandoci dentro la forza di tuo padre
        Rivolterai le zolle dell'intimo tuo terreno
        e renderai fertile tutti i tuoi dolori
        Cadrai mille volte nella merda
        e ancor più forte t'alzerai
        potrai vedere il paradiso
        se quella merda non ti avrà deriso
        Mangerai polvere e parole,
        guarderai negli occhi chi ti fugge
        dal tuo invisibile coraggio
        Ti pulirai il viso da milioni di sputi
        di uomini fottuti e poi svenduti
        Berrai acqua sporca d'ipocrisia
        d'un mondo falso dove non esiste lacrima
        che non sia dolore per se stessi
        Chiederai la resa al mondo infame
        dove il pane è sangue di letame
        Irradierai luce ai poveri d'amore
        impareranno a sfamarsi anche di silenzi
        Un sorriso un diamante da mostrare
        e non un dolore da ammaestrare
        Colleziona sogni come perle d'un rosario
        da colarti sulla pelle quando hai freddo
        e il mare minaccia di affondarti
        infinito o piccolo, il mondo è nelle tue mani
        la tua anima sia sempre una giostra
        e che la tua follia ne sia la ruota.
        Mariana Nechita
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          Scritta da: Bramante
          Potessero i miei baci come cera
          colarti in bocca il miele che ho nel cuore
          Aprirti l'anima con un'onda di respiro
          e dissolvere l'aspro odor delle paure
          Ammatassarti i capelli in un mantice di raso
          e dell'amaro farne un debole ricordo
          da consumare sul braciere fino a cenere
          Potessero i miei pennelli dipingerti come affresco
          alle mie pareti interne e passare ore ad ammirarti
          Liberarti come rondine in cerca di primavera
          Potessi annodarmi alla tua pelle come alla barca un'ancora
          e remare e stremare impazzito del tuo profumo
          Bella e folle amante hai rapito mente e incanto
          Pungerti lo spirito e berti come acqua di deserto
          Cieca è la follia che si mangia l'amore e la ragione
          Ammansire quelle fredde notti disperate
          quando il cercarmi diventa pane per sfamarti
          Resisterti è dolore, come droga devo averti e consumarti.
          Mariana Nechita
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            Scritta da: Bramante

            Madonna

            Distesa come la duna di un deserto
            su lenzuola immacolate come il latte
            Dagli abissi del tuo corpo acerbo
            carne da ardere per queste mie mani
            Ti ammiravo nel silenzio che pungeva
            come cicche di sigarette smorzavo ogni respiro
            mi bagnavo le labbra con la vista
            non potevo resisterti, non volevo
            Avrei profanato ogni cancello
            per aprire la tua porta, quella porta
            Una madonna distesa su pampini di glicini
            dalla finestra sentivo odor di pelle nuda
            inebriata di calore scivolava sulla seta
            Maledetto il mio destino che mi fa sentir bambino
            un giglio troppo giovane mi ha preso l'anima
            Mi pungo il cuore per non sentir dolore
            briciole di sale mi bruciano le ciglia
            e spengo il fuoco che arde nel braciere
            riempio l'attesa come cera sulle mani
            tu batti gli occhi nel silenzio e taci.
            Mariana Nechita
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              Scritta da: Bramante

              Se io fossi Dio

              Strapperei dal cielo a grappoli le stelle
              spremere gli acini per berne la vita
              per capire il vero se ancora c'è
              Con la trama della sua luce
              ricamerei una soffice coperta
              per questa fredda umile Terra
              rovesciata, dissodata e poco amata
              Smielerei le api dagli etruschi orci
              addolcendo le menti amare dei folli
              arrivando a rivoltare le pelli dei cammelli
              Spaccherei le noci sui bianchi sagrati
              mettendo a nudo le anime dalle carni
              Solcherei le rughe degli stupidi poeti
              per capire se i pazzi sono loro o chi
              Affonderei le navi di questa nuova era
              per lasciare almeno un solo uomo libero
              di correre nei prati di bianche margherite
              Lascerei per me una pietosa sedia
              per non calpestar le umane lacrime
              che come rugiada fresca ogni mattina
              sempre e sempre cadranno
              ... se io fossi Dio.
              Mariana Nechita
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                Scritta da: Bramante
                Non più un burattino
                lasciato in soffitta
                per farti sfogare
                il tuo pungente estro

                sono graffi senza sangue
                che consumano la carne
                piombo nel fossato
                smarrito tra le anse

                sbranato dal dolore
                condannato ad espiare
                un impetuoso fuoco eterno
                d'una morte mai avvenuta.

                Voglio invece deragliare
                nelle altezze rarefatte,
                non sale la puzza del tuo estro,
                precipitare in pieno volo
                smarrirmi nel vorticoso cielo

                padrone del mondo,
                della vita e del piacere
                di volare e di morire
                lontano dal corpo stanco
                di avere sempre preso.
                Mariana Nechita
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                  Scritta da: Bramante
                  Tempo non ce n'è per temperare
                  al calar di bruma le radici affrante
                  Vorrei di questo mondo una matassa
                  e a punto croce rimagliare
                  una ad una le anime ricamare
                  Sorreggerò le carcasse del passato
                  nelle reti riemerse dai fondali
                  dall'aspro odor del tempo perso
                  Ogni scossa ogni tormento
                  lo mangerò come fosse pane
                  lascerò gli affanni con le ossa
                  agli avvoltoi figli della fame
                  È breve il tempo del puparo
                  ti lascia al buio nelle angosce
                  dove solo il freddo ti riconosce
                  Miete anime il canto del silenzio
                  sciorinando attende le sue vittime
                  sul sagrato immacolato del paradiso
                  Il mattino rattrista l'alba che scolora
                  mentre il grano con pazienza attende il sole.
                  Mariana Nechita
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