Le migliori poesie di Giovanni Pascoli

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Scritta da: Silvana Stremiz

Allora

Allora... in un tempo assai lunge
felice fui molto; non ora:
ma quanta dolcezza mi giunge
da tanta dolcezza d'allora!
Quell'anno! Per anni che poi
fuggirono, che fuggiranno,
non puoi, mio pensiero, non puoi,
portare con te, che quell'anno!
Un giorno fu quello, ch'è senza
compagno, ch'è senza ritorno;
la vita fu vana parvenza
sì prima sì dopo quel giorno!
Un punto!... così passeggero,
che in vero passò non raggiunto,
ma bello così, che molto ero
felice, felice, quel punto!
Giovanni Pascoli
dal libro "Myricae" di Giovanni Pascoli
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Il Bosco

    O vecchio bosco pieno d'albatrelli,
    che sai di funghi e spiri la malìa,
    cui tutto io già scampanellare udìa
    di cicale invisibili e d'uccelli:
    in te vivono i fauni ridarelli
    ch'hanno le sussurranti aure in balìa;
    vive la ninfa, e i passi lenti spia,
    bionda tra le interrotte ombre i capelli.
    Di ninfe albeggia in mezzo alla ramaglia
    or sì or no, che se il desìo le vinca,
    l'occhio alcuna ne attinge, e il sol le bacia.
    Dileguano; e pur viva è la boscaglia,
    viva sempre nè fior della pervinca
    e nelle grandi ciocche dell'acacia.
    Giovanni Pascoli
    dal libro "Myricae" di Giovanni Pascoli
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Il Cane

      Noi mentre il mondo va per la sua strada,
      noi ci rodiamo, e in cuor doppio è l'affanno,
      e perché vada, e perché lento vada.
      Tal, quando passa il grave carro avanti
      del casolare, che il rozzon normanno
      stampa il suolo con zoccoli sonanti,
      sbuca il can dalla fratta, come il vento;
      lo precorre, rincorre; uggiola, abbaia.
      Il carro è dilungato lento lento.
      Il cane torna sternutando all'aia.
      Giovanni Pascoli
      dal libro "Myricae" di Giovanni Pascoli
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        Il Nunzio

        Un murmure, un rombo...
        Son solo: ho la testa
        confusa di tetri
        pensieri. Mi desta
        quel murmure ai vetri.
        Che brontoli, o bombo?
        Che nuove mi porti?
        E cadono l'ore
        giù giù, con un lento
        gocciare. Nel cuore
        lontane risento
        parole di morti...
        Che brontoli, o bombo?
        Che avviene nel mondo?
        Silenzio infinito.
        Ma insiste profondo,
        solingo smarrito,
        quel lugubre rombo.
        Giovanni Pascoli
        dal libro "Myricae" di Giovanni Pascoli
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Lavandare

          Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
          resta un aratro senza buoi, che pare
          dimenticato, tra il vapor leggero.
          E cadenzato dalla gora viene
          lo sciabordare delle lavandare
          con tonfi spessi e lunghe cantilene:
          Il vento soffia e nevica la frasca,
          e tu non torni ancora al tuo paese!
          Quando partisti, come son rimasta!
          Come l'aratro in mezzo alla maggese.
          Giovanni Pascoli
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Sera Festiva

            O mamma, o mammina, hai stirato
            la nuova camicia di lino?
            Non c'era laggiù tra il bucato,
            sul bossolo o sul biancospino.
            Su gli occhi tu tieni le mani...
            Perché? Non lo sai che domani...?
            din don dan, din don dan.
            Si parlano i bianchi villaggi
            cantando in un lume di rosa:
            dell'ombra dè monti selvaggi
            si sente una romba festosa.
            Tu tieni a gli orecchi le mani...
            tu piangi; ed è festa domani...
            din don dan, din don dan.
            Tu pensi... Oh! Ricordo: la pieve...
            quanti anni ora sono? Una sera...
            il bimbo era freddo, di neve;
            il bimbo era bianco, di cera:
            allora sonò la campana
            (perché non pareva lontana? )
            din don dan, din don dan.
            Sonavano a festa, come ora,
            per l'angiolo; il nuovo angioletto
            nel cielo volava a quell'ora;
            ma tu lo volevi al tuo petto,
            con noi, nella piccola zana:
            gridavi; e lassù la campana...
            din don dan, din don dan.
            Giovanni Pascoli
            dal libro "Myricae" di Giovanni Pascoli
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              Scritta da: Julie Gensini

              Novembre

              Gemmea l'aria, il sole così chiaro
              che tu ricerchi gli albicocchi in fiore,
              e del prunalbo l'odorino amaro senti nel cuore...

              Ma secco è il pruno, e le stecchite piante
              di nere trame segnano il sereno,
              e vuoto il cielo, e cavo al piè sonante sembra il terreno.

              Silenzio, intorno: solo, alle ventate,
              odi lontano, da giardini ed orti,
              di foglie un cader fragile.
              È l'estate, fredda, dei morti.
              Giovanni Pascoli
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