Scritta da: Andrea De Candia

Morte per api

Ma io, passando d'estate
nel materno respiro d'un tramonto
fuori città – l'anima spalancata
nella sacralità di quel raggiante
disfacimento... Potevo immaginare
che un prato più splendente della bracia
mi alzasse contro un nuvolo di fiele.
Cadendo, non mi dolse
tanto il morire, quanto la ferocia
dei distillatori di miele.
Fernanda Romagnoli
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    Scritta da: Andrea De Candia

    Bilancia

    E più spesso la notte, quando scorre
    senza difesa il rivolo dell'anima,
    ecco – si leva un vento
    fuori stagione, come questo in sonno
    sento baciare i muri della casa,
    fra bisbigli di nidi e di fogliami
    già trapassati: e invasa mi sorprende
    di fantasmi d'amore, con ludibrio
    e gaudio insostenibile. Chè ormai
    già l'autunno s'appresta
    e la rondine già scruta la rotta.
    E pende fra uno sciame alto di stelle
    dall'abisso notturno la Bilancia:
    sopra il vivere mio lucida, esatta,
    non turbata da venti, in equilibrio
    fra il cielo già trascorso e quel che resta.
    Fernanda Romagnoli
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      Scritta da: Andrea De Candia

      Stigmata

      Qui dunque fui bambina. Alla marina
      crescevo accanto: l'anima digiuna
      d'ogni perché - famelica altrettanto.
      Gigli ad oriente, la riva era una spada.
      Stupendo sacrilegio imporvi un segno
      - l'arco del piede - premere col viso
      La freschezza deposta dalla luna.
      Il mare straripava nel sereno
      a livello dei cigli. Ah, la bellezza
      che pativo, non mia, che mia stringevo
      in quel primo singhiozzo di creatura
      che s'arrende all'immenso - era già il pegno,
      la stigmata che in me sfolgora e dura.
      Fernanda Romagnoli
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        Scritta da: Andrea De Candia

        Avvento

        Mi scinderò dalla perpetua danza,
        dal flusso senza fine che mi porta,
        creatura di lucente libertà
        - io - che piangete morta.
        Invaderò la casa: un solo giro
        come fa il lampo.

        In consistenza d'aria
        assumerò il colore d'ogni stanza.
        Senza toccar le cose - non ho mani -.
        Senza lasciare firme sugli specchi
        - non ho respiro -.

        Vi stupirà la tenda
        che ferma taglia un brivido,
        il vermiglio tumulto dei gerani,
        lo scompiglio dei libri nell'eremo
        della scansia. Poi, subito riemersi
        come statue da un vento:
        "Che cosa è stato" attoniti
        vi chiederete. Diletti, non v'offenda
        se durerà il mio avvento solo l'attimo
        di rifluire via.
        Fernanda Romagnoli
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          Scritta da: Andrea De Candia

          Figlia

          La mia giovane figlia, se la vita
          la spaura nell'anima – che un posto
          cercandosi, in nessuno si fa quieta-,
          si stringe chiusa, dura,
          come nelle sue ciglia
          la margherita sotto il temporale.
          Ieri sera era triste: e col suo male
          s'aggruppava nel sonno. Ma il mattino,
          dritta come una pianta,
          spensierata, m'è presso il capezzale,
          che con l'aroma del caffè mi canta
          "sveglia", col carillon del cucchiaino.
          Fernanda Romagnoli
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