Scritta da: Fabio Privitera
in Frasi & Aforismi (Vita)
Non sono adatto a un'emozione stabile. Vivo per farmi coinvolgere e farmi sfibrare dalle sensazioni che sa aprirmi tra i muscoli la vita, in questo suo infinito movimento.
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Non sono adatto a un'emozione stabile. Vivo per farmi coinvolgere e farmi sfibrare dalle sensazioni che sa aprirmi tra i muscoli la vita, in questo suo infinito movimento.
Rassegnarsi, di tanto in tanto, ci insegna l'umiltà delle nostre possibilità e a riprendere fiato per riuscire, in seguito, in qualcosa di ancora più promettente di ciò che si è lasciato.
Per alcuni è naturale pensare di entrare e uscire dalla vita di qualcun altro, solo perché quel qualcun altro è accondiscendente a lasciarlo entrare. Pensa, si illude probabilmente, che nell'uscire da una casa lasciando la porta aperta possa ritrovare tutto com'era, ogni cosa al suo posto, al suo rientro. Ma lasciare la porta aperta mette una persona, così come ogni casa, soggetta al vento, alla pioggia, a chi vuole approfittarsi dell'incuranza di chi l'ha lasciata incustodita. Nessuno resta tale e quale quando un altro se ne va, non vi è casa che resta tale e quale se lasciata a sé.
Decisi di camminare da solo per non essere confuso da quelle voci che dicevano di conoscere la destinazione ma non la strada. Non lo decisi, ad essere onesto fu la mia natura stessa a spingermi lontano. Finii un giorno per girarmi e guardare il percorso che avevo calpestato e capii che la strada siamo noi stessi ed anche la destinazione.
Si invecchia dal momento in cui si smette di imparare, si muore dal momento in cui si dice "so tutto della vita".
Si dice che per ogni cosa c'è una fine ma se per ogni giorno c'è un tramonto è già l'alba nell'altro emisfero, e così mi racconto ancora dal principio perché la fine non c'è che quando non si dice più: "è la fine".
Le emozioni edificano un linguaggio privo di parole ma ricco di suoni. Il silenzio è il mezzo attraverso tali suoni raggiungono la nostra anima e la fanno vibrare della stessa armonia.
Quando tutto il rumore si ferma di colpo, ti accorgi che il silenzio non ha mai smesso di parlarti.
Gli scheletri non sono nell'armadio. Noi siamo dentro la gabbia toracica dello scheletro che non abbiamo la voglia di seppellire.
A domani, pensai, frenando le parole nel pensiero che domani fosse un tempo troppo vicino e allo stesso tempo troppo lontano per riuscirsi a staccare con questo semplice saluto. Come se domani dovesse non arrivare mai e nello stesso tempo potesse essere l'ultimo domani per noi. "A per sempre", infine pronunciai.