Mauro Lanari

Nella pagina del Film Atto di fede di Roxann Dawson
L'esordio della Dawson propone il ritorn'all'ovile del teismo cristiano come panacea al nichilismo, e non quello nietzscheano bensì quello che nella cultura occidentale inizia dalla fatalistica epica d'Omero. Il clamoroso successo dei film di Kendrick le garantisce che non avrà bisogno di molta fede per essere sicura degl'incassi al botteghino. Ed elude l'annoso problema che la taumaturgia è taboriticamente effimera e sporadicamente diffusa poiché, evangelicamente e fattualmente, è solo una "primizia dello Spirito" (Romani 8, 23) a finalità proselitistica (Marco 16, 15-18).
6 anni e 4 mesi fa
Nella pagina del Film Dolor y gloria di Pedro Almodovar
Nella categoria dell'arte autoreferenziale, autoanalitica e autobiografica, reputo più interessante il confronto con altri autori rispett'a quelli che ho trovato citati nelle recensioni a "Dolor y gloria". Non l'ho percepito un film riuscito, non ho ricevuto l'impressione ch'Almodóvar abbia saputo o voluto trasfigurare il suo personalissimo materiale. L'inizio coi capitoli "geografia" e soprattutto "anatomia", elenco animato dei vari acciacchi di salute, prometteva una forma di rielaborazione trieriana, potentemente ingegnosa, sarcastica al limite dell'autoparodia, ma non sono tonalità ch'appartengono alla tavolozza di Pedro. Altro regista notorio per la tormentata ricerca d'estendere il proprio ombelico alla condizione umana è Moretti, e il suo film migliore è quel "Caro diario" (1993) in cui s'è vincolato a una struttura classica come quella wolffiana (la stessa presente anch'in "Antichrist", 2009). Qui invece siamo vicini a un flusso di coscienza liberatorio e catartico più per chi lo esprime che per chi ne fruisce. Dett'altrimenti, ho qualche difficoltà a identificarmi con questo tipo di resoconto d'una vita eccentricamente banale, troppo soggettivo e troppo poco oggettivo.
Non capisco poi come si faccia a equivocare tra "8½" e "Amarcord", tra un bilancio esistenziale provvisorio ed uno testamentario di fine carriera. "Caro diario", Trier, "Youth" di Sorrentino rientrano nella 1a specie, questo d'Almodóvar nella seconda per ovvie ragioni anagrafiche.
6 anni e 4 mesi fa
Nella pagina del Film Fuga da Reuma Park di Morgan Bertacca
“Fanta-autobiopic” (Alò). Film coraggiosissimo per gli standard italioti: esce com’un cinepanettone qualsiasi e invece è un Hellzapoppin’ fra il Bergman de “Il settimo sigillo” e il Fellini di “Amarcord”. Imperdibile.
6 anni e 4 mesi fa
Nella pagina del Film Il grande spirito di Sergio Rubini
Il claustrofobico tinellismo del cinema italiano (nello specifico: "La stazione", 1990) sfondato dalla celeste prospettiva dai tetti di Taranto: già con questa scelta Rubini liquida l'enfasi retorica e finalmente s'assiste a un gioco di contrasti. Pure l'accoppiata fra lui e Papaleo è quella di due emarginati/marginali diversi, realismo e surrealismo. "Verismo magico", uno dei migliori ossimori che si diano in estetica. Pregevoli le musiche di Ludovico Einaudi, ottimo il cast e la recitazione anche nei ruoli minori, scorrevolissima la sceneggiatura con qualche flashback, mentr'il finale è amaro, disperato, irredento, quasi una scoria melgibsoniana più nociva dell'Ilva. Oppure il sacrificio di Cervo Nero andrebbe visto secondo l'ottica della spiritualità Sioux e non eurocentrica o yankee. Poetico, lirico, emozionante.
6 anni e 5 mesi fa
Nella pagina del Film Spider-Man: Far From Home di Jon Watts
Un film sull'odierna difficoltà di distinguere l'illusione dal reale ma che non è credibile, non convince e non avvince né come teen romance né come superhero action. Tra battute che non divertono e una trama ch'è il calco spudorato d'ogni precedente capitolo del MCU, a questo punto l'unico vero villain è la noia.
6 anni e 5 mesi fa
Nella pagina del Film A mano disarmata di Claudio Bonivento
Così televisivo che ho patito la mancanza degl'intermezzi pubblicitari.
6 anni e 5 mesi fa
Nella pagina del Film Ma cosa ci dice il cervello di Riccardo Milani
"Ma cosa dice il cervello" a Milani? Un remake di "True Lies" con la Cortellesi al posto della Curtis e dunque senza striptease? La commedia italiana che fu sferzava il malcostume nostrano, mentre questro è "delicato", cioè carino ma così leggero che me ne ricordo giusto "Take Five" buttato lì.
6 anni e 5 mesi fa
Nella pagina del Film Il traditore di Marco Bellocchio
Didattica e onirica o "incubatica" (sic), è questa la cifra stilistica di Bellocchio (dopo Fagioli?), spesso efficace, a volte ripetitiva. Per la parte didattica e considerando anche la lunghezza del film, forse sarebbe stato più consono un format televisivo, se non rosselliniano, almeno quello a puntate di Sorrentino. Per l'ideologia alla base, la fase post-iconoclastica dei "I pugni in tasca" (1965) insiste nel distinguo tra modelli familiari cattivi e buoni, Riina contro Buscetta e ovviamente gl'altri contr'il clan Bellocchio: al figlio Pier Giorgio il padre dedica progressivamente un numero sempre maggiore d'inquadrature, primi piani, linee di dialogo, sin'a renderlo l'unico affine a Favino, quas'il successore di Falcone. Mah.
6 anni e 5 mesi fa
Nella pagina del Film Il campione di Leonardo D'Agostini
I presunti "campioni" del cinema italiano innovativo, Rovere e Sibilia, producono un esordiente con la sua ottima scopiazzatura. E ch'ossimoro sia.
6 anni e 6 mesi fa
Nella pagina del Film Godzilla 2 di Michael Dougherty
In "Aliens vs. Predator" c'era dietro ancora la mano di Giger e quind'il lato oscuro dell'antropologia, in "Independence Day" (1996) c'era un blockbuster firmato Emmerich, semplice e lineare, sull'unificazione dell'umanità per uno sforzo comune contr'un nemico planetario, qui c'è una storia ecoambientalista che diventa ecoterrorista che diventa uno sbadiglioso scontro tra mostri, pardon: tra kaijū (intendi: un fantasy family). Irrilevante la presenza di "11".
6 anni e 6 mesi fa