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Scritto da: Enza

Sogno di una notte di primavera


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...forse come il caro amico professore che aveva vissuto, ormai, almeno dieci o cento vite.
C'erano tutti. Una bella tavola, di fiori freschi e frutta, con antipasti e piatti caldi, freddi e vegetariani, per tutti. Canzoni nell'aria, revival anni 80 e 90. Anni di luce e di tenebre, di speranza e di malinconia. Anni travagliati, per me, per Marco, per Pier, per Maria, per Stefy. Tutti li, belli e vivaci. Nei loro occhi, grandi come nella favola di Cappuccetto Rosso e i miei, stupiti e commossi, come quelli di Gesù bambino o la Madonna coi re Magi, o la bella addormentata risvegliata dal Principe.

Poco prima della mezzanotte, qualcuno decise un brindisi. Fu un coro. Tutti uniti, come non mai. Tutti, con l'occhio lucido. Chi il destro, chi il sinistro, chi tutti e due.
Sembrava la tavola rotonda. A un certo punto, mi sembrò di vedere anche Mago Merlino, che aprisse la bocca e facesse qualche sortilegio.
Era tutto come non avevo mai immaginato. Sembrava che si allargasse o rimpicciolisse, come in Alice, il paese delle Meraviglie. Mancava solo stregatto e bianconiglio. O era sotto effetto di qualche potente incantesimo e non lo sapevo.
Ma era bello così. Anche loro, sembravano, finalmente felici. Che suono strano. Come una campana. Sì, era una campana, dal campanile vicino, che ricordava qualcosa. A un tratto i nostri calici uniti e un solo gridolino, quasi soffocato, infine: "Siamo liberi!".
Anche i cellulari, erano stati messi da parte. E la tv spenta, come un vecchio soprammobile della nonna. Anche nonna e nonno e cugina Nina e cugino Alfio e Mamma erano li, a sorridere.
Sembrava una foto dall'aldilà.
Poi, mi svegliai.

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    Scritto da: Enza
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    A mia madre.
    Ha partecipato al concorso
    #IORESTOACASAeSCRIVO

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