Scritto da: CLAUDIO CISCO

Il vecchio e la ragazza


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...Sembrava, quella barba, un orticello negletto, lasciato al suo destino, senza la mano amorevole d’un contadino o d’un giardiniere che lo coltivasse per riceverne in cambio i frutti. La sua faccia era rugosa ma non lasciava intravedere un’età senile troppo avanzata. Quelle sue rughe, partendo dalla fronte, si dipartivano in tutto il resto del viso alternandosi però a squarci di volto ancora lisci e quasi infantili come un albero già grande che mostra attaccati ai suoi rami, frutti maturi ed altri ancora acerbi. Un contrasto particolare di vecchiaia e giovinezza, di maturità e incoscienza, di saggezza ed infantilità insieme, che rendevano il viso di quell’anziano particolarmente ammirevole, splendente d’una luce capace di illuminare ed irradiare chiunque la osservasse. Una luce in grado di proiettare all’esterno il bambino mai cresciuto che aleggiava ancora dentro di lui, costretto a dimorare, suo malgrado, in un corpo non più infantile. Anche i suoi occhi non stonavano affatto con quell’armonia di impressioni. Ma anzi lo rendevano ancora più affascinante perché vispi, indagatori, attenti e profondi, di colore castano che volgeva timidamente al verde, dentro i quali, in età ormai lontana, una ragazza innamorata avrebbe potuto meravigliosamente specchiarsi, fino ad esserne completamente rapita, soggiogata, stregata. I ... [segue »]

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