Scritto da: Chiara Romano

Ezio


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...che aspettano. Mi scusi a volte quando inizio a parlare non riesco più a fermarmi, ma un'ultima cosa gliela voglio dire.
Quando mi rimisero in libertà, mentre stavo mettendo insieme le mie cose, si avvicinò una guardia e mi disse: Ezio mi raccomando comportati bene, non fare soffrire ancora, quella povera donna di tua madre. Ogni volta che veniva a trovarti, prima di entrare in parlatorio, si sedeva nell'atrio e riempiva di lacrime il suo fazzoletto, poi la vedevo che tirava fuori dalla borsa lo specchietto, si risistemava e, dritta come un fuso si dirigeva in parlatorio con una dignità che mai ho avuto modo di osservare. Tutte le volte la stessa scena".
Ezio mi ha guardato sorridente, ho avvertito in lui la gioia di chi si sente libero dalla prigionia, e non intendo quella del carcere, ma da quella che si era costruito con le sue stesse mani: la prigionia generata dall'assurdità della dipendenza.
Il mio pensiero però va a sua madre, alla sua profonda dignità, alla sua forza disarmante, al suo continuare a essere presente nonostante tutto e tutti.
Ho pensato per un attimo, a tutte quelle madri che hanno continuato a tener fede al loro ruolo, costringendosi ... [segue »]
Composto mercoledì 27 novembre 2019

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    Scritto da: Chiara Romano
    Ha partecipato al concorso
    #IORESTOACASAeSCRIVO

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