Scritto da: Giuseppe LONATRO

Il temporale


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Un acquazzone improvviso, scrosciante, piuttosto pieno e anche molto freddo: nessuno lo aspettava o avrebbe potuto prevederlo.
E così tutti a ripararsi sotto una tettoia, dentro un negozio, strisciando contro i muri o attraversando la strada di corsa. Tante piccole formiche bagnate in cerca di protezione.
L'aria grigia del temporale rendeva ancora più scuri i palazzi alti di via Roma, ancora più consunti i balconi e le serrande, ancora più tristi quelle interminabili file di auto in sosta.
No, non era come in campagna, quella campagna che Wanda amava così tanto. Fra i campi la pioggia riempiva di vita la terra, evaporava quel fragrante profumo di fresco, scuoteva ulivi e frutteti.
Ed anche la gente: non scappava silenziosa a ripararsi, seccata ed imprecante. Ah, la gente...
Quelle righe che le gocce tracciavano sulla finestra infastidivano Wanda e la opprimevano. Segnavano, infatti, il limite della trasparenza, marcando quella distanza che c'è fra i due lati di un vetro.
Quella stessa distanza che ora c'era fra lei e Luca. Così vicini, simili, trasparenti uno all'altra eppure allo stesso tempo senza possibilità di incontrarsi, toccarsi, stringersi. Muri d'egoismo? Barriere d'orgoglio? Incomprensione? Oppure fatalità, destino, ineluttabile conseguenza di un rapporto tanto "alto" quanto tormentato?
Come ... [segue »]

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