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Mia madre racconta


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Avevo cinque o sei anni e in quel pomeriggio invernale, oltre a far freddo, piovigginava. In quel tempo non si conosceva il termine "televisore" come apparecchio domestico erogatore di notizie audiovisive, che dal 1954, se non ricordo male, cominciò ad infiltrarsi e quindi a poco a poco a dilagare nelle case della gente con tutti i pro e i contro, che tutti conosciamo e che d'allora lo stesso produce.
Mia madre, come tutte le madri, per salvaguardare la mia salute non voleva che io uscissi da casa per andare a giocare fuori con altri miei compagni di strada, che mi attendevano fuori, avendo preso appuntamento, già concordato nelle ore antimeridiane di ricreazione a scuola.
Io insistevo, ma lei m'imponeva con autorevole grazia di ascoltare le sue parole. A mio malgrado ubbidii, tenuto conto che aveva veramente ragione: fuori, oltre a sporcarmi, avrei potuto giocare con i miei compagni solo al riparo, magari dentro qualche stalla o altro luogo poco accogliente e igienico, non certamente a casa di qualcuno dei miei compagni, perché i genitori degli stessi di solito disdegnavano far giocare i bambini nelle loro case per tutte le birichinate che di solito potevano commettere. La strada, infatti, era l'unico ... [segue »]

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    Dedica:
    A mia madre, donna di nobili sentimenti.

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