Scritta da: Stefania Sernicola

Appuntamento alle dieci

Appuntamento alle dieci
con i marinai infelici
e sigarette che si accorciano
rapide come la vita:
chissà perché
continuo a remare
in quest'omerico mare senza ritorno.

Appuntamento alle dieci
con gli angeli caduti
e i mulini senza vento:
chissà perché
continuo a portare
il saio della felicità proibita.

Appuntamento alle dieci
con le bambole di cera:
chissà perché
continuo a dimenticare
che dietro alla porta
c'è soltanto un forno crematorio.
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    Scritta da: Stefania Sernicola

    Passato, presente, futuro

    Memorie di treni
    partiti una notte
    senza lampioni,
    soltanto nuvole
    gonfie di niente
    e l'acquavite di un'estate:
    a volte restavo
    con gli occhi sbarrati
    a scavare il buio,
    aggrappata al cordone ombelicale
    come ad un sogno.

    Il pendolo oscilla
    nel ventaglio della luna:
    deserto di parole
    oltre al linea del ponte,
    fanali sospesi
    tra nostalgia
    e mandorli in fiore

    Domani
    un carcere senza finestre,
    alberi che non mi conoscono
    nell'aria che fuma
    fanali e sigarette;
    domani
    passeggeri nuovi
    con lo stesso destino
    malato di cancro e di noia.
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      Scritta da: Stefania Sernicola

      Halloween

      Ride
      la zucca bocca sdentata
      e saluta
      lenzuola d'acqua alle finestre;
      canta
      la zucca occhi cenciosi
      e racconta favole
      care ai bimbi:
      verranno i morti
      e troveranno la strada di casa,
      forse verrai anche tu
      aleggiando lieve
      in un triangolo d'aria.

      Ma la candela muore
      in un soffio di vento
      e il fumo si torce
      nel buio improvviso.
      Fiore di loto
      non potevi tornare
      neppure per una notte?
      (Lo sai,
      non posso lasciare
      le rive del tempo).
      Fiore di loto
      il tuo ladro di sogni
      ha scontato la pena?
      (No, è fuggito sui tetti
      come un acrobata).

      Vaticinano campane:
      è l'alba del primo novembre.
      Ora la zucca ammuffita
      è soltanto
      un povero naufrago
      senza memoria.

      E la nebbia
      mi spazia dentro,
      scolorano stelle come velieri,
      mi stritola un poco
      il presagio dell'alba.
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        Scritta da: Stefania Sernicola

        Padiglione cancro

        Questo sole
        che sconfina dietro ai vetri
        non ha un briciolo di discrezione
        e resta in bilico
        sul davanzale della finestra
        come un pagliaccio fuori posto.
        Questa luna
        madre fedele delle nostre chimere
        se sente cani e dannati
        ululare insieme
        se ne va
        ai balconi degli amanti
        a riempirsi la veste
        di canti e poesie.

        Ma tu non puoi fuggire
        la tua invisibile prigione
        e cerchi un lembo d’aria
        dove schiudere le ali.
        Lo sai,
        stai trascinando
        le tue stelle filanti
        e giri una stridula ruota
        nei mulini del cancro.
        Con quella parrucca di traverso
        e il viso gonfio di farmaci
        sembri la rana col bue,
        ma non c’è favola
        da raccontare,
        voce di mare
        da sigillare
        nel cuore di un vaso:
        il porto appena sfiorato
        è gioco di luce nella tormenta
        e l’orologio cuore malato
        non mastica più ore.

        E non puoi nemmeno pregare
        perché qui abitano gli dei
        che non sanno secoli di pene
        e ridono dei nostri scongiuri,
        e non puoi nemmeno urlare
        perché qui vivono le ombre
        e bisogna fare piano,
        sempre più piano.
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          Scritta da: Stefania Sernicola

          Butterfly

          Ci sono lune che scivolano
          indifferenti
          sul dorso della notte
          e s'inginocchiano spente
          su frane di nuvole;
          ci sono lune
          che crescono ginestre sui muri
          e splendono vive
          dietro il filo spinato della tristezza.

          Ci sono amori
          con le maschere stinte
          dei clown
          che hanno scordato le battute;
          ci sono amori
          che mano nella mano
          si accompagnano nella nebbia
          e cullano stele di sogni
          tra le colonne di fumo della memoria.

          Tu come dirai
          che non è mai stato vero giorno,
          che la rondine libera
          del tuo orizzonte
          è un'ombra senza ritorno?
          Tu come dirai
          che non c'è nessun delfino
          a soccorrerti,
          che la piccola Butterfly
          si sta nascondendo
          per fare harakiri?
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            Scritta da: Stefania Sernicola

            Shaya

            Ho recato
            la mia calla disadorna
            a una bimba
            mai nata
            (aveva il nome
            di un arcobaleno,
            ceneri di luna
            sugli occhi).
            E poi
            ho gridato come un cane ferito,
            e poi
            ho brancolato
            nel buio
            come un poeta cieco,
            il mio sole
            è invecchiato
            in un'urna di nebbia.

            Tutto perduto,
            mio piccolo angelo,
            nemmeno un mattino
            striato di luce:
            la morte
            schiaccia tra le dita
            le anime nuove
            degli asfodeli.
            Composta martedì 20 novembre 2001
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              Scritta da: Stefania Sernicola

              Formula (di matrimonio)

              Resteremo insieme
              sempre,
              nell'olocausto
              di ogni giorno,
              tra le sabbie mobili
              del tempo;
              resteremo insieme
              sempre,
              nell'ostrica
              del mattino,
              dietro la grata
              della sera
              (e il presepe dolce
              non curverà le spalle
              in un tramonto prematuro,
              non avranno
              sete di musica
              le pietre).

              Resteremo insieme
              sempre:
              un corpo solo
              come i gemelli siamesi,
              una fine sola,
              senza il rimorso
              della sopravvivenza.
              Composta giovedì 21 settembre 2000
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                Scritta da: Stefania Sernicola

                Senilità

                Ho cacciato il sole
                fuori dalla finestra,
                se n'è andata
                anche l'ultima farfalla testarda;
                gli anni hanno avvolto memorie
                in corolle di vento
                ed è inutile cercare
                segnali
                tra i barattoli vuoti
                della strada.
                Soltanto la luna
                bussa discreta
                alla mia porta,
                mite
                come la ragazza
                che vende fiori.

                Dietro a me
                sorgono schiere
                di uomini nuovi,
                con le anfore
                che recano sogni
                e il passo danzante
                della festa.

                Ed io,
                con la mia fiaccola spenta,
                con i miei gesti
                slavati dalla pioggia,
                sono un cane
                disorientato
                tra i fari
                delle auto.
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                  Scritta da: Stefania Sernicola

                  Anonimo veneziano

                  Lo sai anche tu,
                  i nostri sogni
                  non hanno radici
                  nel cratere ingordo del tempo:
                  la vita è un cerchio di sabbia
                  sul corpo eterno della sfinge.

                  La sirena dell'acqua alta
                  stanotte ha ululato
                  la sua peste nera
                  e questo ormai
                  è il vizio di sempre:
                  la porta è aperta
                  ma non si può fuggire.
                  Adesso non gridare
                  con il guardiano del faro
                  nel cotone del sonno:
                  non siamo più
                  audaci naviganti
                  e abbiamo il terrore
                  dei pesci nelle reti.

                  Lo sai anche tu,
                  le vele bianche
                  non cancellano
                  il male di vivere:
                  moriamo un poco
                  ogni giorno,
                  senza appelli
                  e senza frontiere.
                  Venezia,
                  moriamo un poco
                  ogni giorno.
                  E le Stelle
                  stanno a guardare.
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