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Poesie inserite da Fabrizio Coccia

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Scritta da: Fabrizio Coccia

06-04-2009

Tanto si è detto,
poco si è compreso.
La mistificazione,
ha deviato i percorsi
della verità.

Ancor più terribili
certe coscienze,
che non tremano
di un millimetro.
Intatte restano,
davanti a crolli
di Anime spezzate,
per sempre.

Ancor più terribili
certe macerie,
di fiducie e di credi,
che ora giacciono
a mucchi scomposti.
A soffocare,
già provati respiri.

Mentre processioni
di fantasmi,
percorrono vuote strade,
in un falso silenzio.
Pregno, in realtà,
di echi dolorosi.
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    Scritta da: Fabrizio Coccia

    Il confine

    Dove molti guardano e non vedono,
    io miro i miei sensi
    e scopro meraviglie!
    Parte il mio spirito, inarrestabile!
    Vola oltre le barriere,
    attraversa distese,
    sorpassa le nuvole,
    irrompe nel mare.
    E tutto dopo quel muro,
    che per gli altri è confine
    e per me è sorpresa!

    Forse predestinato
    ad un misterioso progetto.
    Forse illuminato
    da qualche fulgida luce.
    O forse, in fondo...
    terribilmente normale.
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      Scritta da: Fabrizio Coccia

      Quello che sento

      Così genuino è,
      quello che sento.
      Spogliato com'è,
      di convenzioni e filtri.
      Libero com'è,
      da sovrastrutture
      e futili recite.

      Da dove viene, chissà,
      quello che sento
      e quali misteri
      porta con sé.
      Affascinante
      e pauroso.
      Ma sussulti sono,
      di vita nuda.

      E che lo detesti
      o che lo ami...
      ma quanta verità!
      in quello che sento.
      Che mi raggiunge
      ovunque
      e che mi obbliga, sempre,
      da qualsiasi parte fugga,
      a dargli ascolto.

      (da "Speranze e Paure" - 2013 - Edizioni Youcanprint)
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        Scritta da: Fabrizio Coccia

        SABBIE MOBILI

        Giungle quotidiane,
        di improbabili speranze.
        Desideri,
        inutilmente ostinati
        e granitiche fiducie,
        radicate chissà dove.

        A rischio costante
        i nostri passi.
        Un destreggiarsi continuo,
        fra suoli precari.
        Che troppa abilità vogliono,
        per non fallire.

        È un disperato bisogno
        di credere,
        quello che ci confonde.
        Con i suoi troppi abbagli.
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          Scritta da: Fabrizio Coccia

          Dalla scogliera

          Distese infinite,
          argentee e tremolanti.
          E sopra, invece,
          cinerine e sconnesse.
          Sono ambedue interrotte:
          ora l'una da lingue dorate,
          ora l'altra da squarci lucenti.
          Ma mutano altresì d'aspetto.
          E sembrano far a gara
          per lo sguardo più lungo!
          Intanto, i miei occhi,
          rapiti dalle due parti,
          e mai sazi di esse,
          si chiedono se un giorno
          potranno farne a meno.
          Composta venerdì 30 novembre 2001
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