Scritta da: Andrea De Candia
Sottometti la luce che ti resta
a una penna che mai
può dirsi sia banalità di male
le trasmetti la notte come fosse
una bevuta povera e insicura -
le passi il suo contrario ed è il trionfo
dei non colori che si fanno insieme
pace e guerra, ma se tu alzi gli occhi -
minuscoli animali impauriti,
servi della regina di un colore
che s'espande nell'alto senza limiti
e discende poi all'orizzonte-mare -
vedi che tutto è un imparare solo -
e il corruccio, le rughe, la vecchiaia,
e lo specchio che vive frantumandosi
seppelliti nel più basso possibile
ed insieme alla disapprovazione -
il cielo è una lavagna senza tempo,
le stelle si riscrivono ostinate,
consce d'essere errori all'infinito,
e la Luna tenuta tra le mani
di Dio o di Nessuno, che barcolla
negli attimi di silenzio del tempo
è un gesso o un intonaco spezzato
sotto d'un'unghia o le scosse di un sisma -
l'insegnamento cede all'ignoranza
di un arcaico che non vuol far conoscersi -
e le pupille le vedrai assorbire
altro inchiostro da questo calamaio
e la mente ti sembrerà ficcata
nel banco del tuo volto, potrà fingere
d'alzarsi con il sonno... con il sogno!

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