Parlano di me le prime luci, nei profumi freschi e teneri delle carni di un infante, nenia di voci e carillon battente la danza di una cieca. Parlano di me la sabbia dei deserti, le oasi del vuoto, le ore del chiarore, gli astri dello spazio e poi le tenebre; la ruota delle stagioni. Ora sono una lanterna: forzata dalla corrente del fiume, rincorro l'abbraccio di uno spettro che fugge da Obon. Puoi guardare il mio volto dalle acri forme di fumo di una candela votiva, in quella chiesa. Spargo petali di rose strappate ancora chiuse dalla gola ferita di un giardino notturno. Perché ti lamenti? Tutto ciò che devo, io non lo nego: fuor di me c'è solo il lato oscuro di un presagio, la carezza del boia, e un tetro corvo d'ebano.
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