Mai più udrai voce amica nel travaglio dei tuoi giorni. Mai più.
Sorgerai dopo notti insonni dai lunghi occhi di laguna, nella tenue bruma.
Raccoglierai nell'alba le gambe esili, candide come il tuo corpo di pesca nella tua stanza tutta bianca di luce polare, splendida nei raggi di Venere, dell'aurora della vita, ormai perduta.
Tu, smarrita sull'immenso scacchiere quel giorno, tu, altéra Regina d'avorio, affronterai l'alfiere, innalzerai la torre per difendere il tuo re; e nuda, la dolce caviglia imprigionata da chi ti dirà l'altro passo!
E verranno i giorni bianchi, e verranno i giorni neri.
Tu, novella virgo Camilla, trafitta dall'oro, accecata, tu, guarderai rapita il passaggio, dal profumo perverso estasiata, spianando il passo malvagio a chi, con la mortal veste del sovrano già amato, l'anima tua darà!
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