Scritta da: Andrea De Candia
Una sera,
consacrata con troppa premura,
i vitigni fuggono
in una felicità lontana dal linguaggio.
Davanti alla cascina le ore di pietra,
ammucchiate e bianche
per via della mano del sole,
che le ha coperte.
Ora è tempo, fratello,
di custodire la stella naufragata,
perché nessuno la derida
con la bocca tozza.
Un grido vuole prendere fiato,
il grido sacrificale della selvaggina
toglie il cielo alla valle.
Buttami la luna,
il pane dell'instancabile.
Fammi rotolare la stella
davanti al sogno risvegliato col canto.

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