Il pesce è muto nel mare, la bestia è turbolenta sulla terra, l’uccello canta per l’aria. Ma l’uomo ha dentro di sé e il silenzio del mare e lo strepito della terra e la musica dell’aria.
Come in un sogno, l'amore viene con passi silenziosi.
Quando lei partì, la porta cigolò, mi affrettai per richiamarla indietro, ma il sogno diventò impalpabile, dileguandosi nel buio. Un tremare di luce da lontano, un miraggio, come sangue, rosso!
Saranno pieni di preoccupazioni i tuoi giorni, se devi darmi il cuore. La mia casa, al bivio, ha le porte aperte, il mio pensiero è sempre assente, perché io sono un poeta. Non sento colpa per questo, ma te lo dico, se devi darmi il cuore. Se impegno con te la mia parole in canzoni e sono deciso a mantenerla, quando la musica tacerà, bisognerà che tu mi perdoni, perché la legge decisa a maggio la violo volentieri in dicembre. Non rifletterci troppo, se devi concedermi amore. Finché i tuoi occhi canteranno l'amore e la tua voce comunicherà la gioia, le mie risposte alle tue domande saranno sempre appassionate, anche se non precise. Vanno credute per sempre e poi per sempre dimenticate.
Quando a notte vado sola al mio convegno d'amore, gli uccelli non cantano, il vento non soffia, le case ai lati della strada sono silenziose. Sono i miei bracciali che risuonano a ogni passo, e io sono piena di vergogna.
Quando siedo al balcone e ascolto per sentire i suoi passi, le foglie non stormiscono sui rami, e l'acqua del fiume è immobile come la spada sulle ginocchia d'una sentinella addormentata. È il mio cuore che batte selvaggiamente - e non so come acquietarlo.
Quando il mio amore viene e si siede al mio fianco, quando il mio corpo trema e le palpebre s'abbassano, la notte s'oscura, il vento spegne la lampada, e le nuvole stendono veli sopra le stelle. È il gioiello al mio petto che brilla e risplende. E non so come nasconderlo.
Se non puoi amarmi, amore mio, perdona il mio dolore. Non guardarmi sdegnato, da lontano. Tornerò nel mio cantuccio e siederò al buio. Con entrambe le mani coprirò la mia nuda vergogna.
Se l'amore deve essermi negato, perché il mattino spezza il suo cuore in canzoni, e perché questi sospiri che il vento del sud disperde tra le foglie appena spuntate ?
Se l'amore deve essermi negato, perché porta la notte, in dolente silenzio, la pena delle stelle ?
E perché questo folle cuore getta getta sconsideratamente la speranza su un mare la cui fine non conosce ?
Colui che il mio nome rinchiude piange in questa prigione.
Ho un gran da fare a costruirmi intorno questo muro e mentre il muro sale verso il cielo giorno per giorno me ne sto nella sua ombra scura e perdo di vista il mio vero essere.
Sono fiero di questo grande muro e lo ricopro per bene di polvere e sabbia per paura che rimanga anche il più piccolo spiraglio.
Per questa mia solerzia non vedo più chi veramente sono.
Mi hai fatto senza fine questa è la tua volontà. Questo fragile vaso continuamente tu vuoti continuamente lo riempi di vita sempre nuova.
Questo piccolo flauto di canna hai portato per valli e colline attraverso esso hai soffiato melodie eternamente nuove.
Quando mi sfiorano le tue mani immortali questo piccolo cuore si perde in una gioia senza confini e canta melodie ineffabili. Su queste piccole mani scendono i tuoi doni infiniti. Passano le età, e tu continui a versare, e ancora c'è spazio da riempire.
Sono irrequieto. Sono assetato di cose lontane. La mia anima esce anelando di toccare l'orlo dell'oscura lontananza. O Grande Aldilà, oh, l'acuto richiamo del tuo flauto! Dimentico, sempre dimentico, che non ho ali per volare. Sono impaziente e insonne, sono straniero in una terra straniera. Il tuo alito mi giunge sussurrando una impossibile speranza. Il mio cuore comprende il tuo linguaggio come fosse lo stesso ch'egli parla. O Lontano-da-cercare, oh, l'acuto richiamo del tuo flauto! Dimentico, sempre dimentico, che non conosco la strada, che non ho il cavallo alato. Non c'è nulla che desti il mio interesse, sono un vagabondo nel mio cuore. Nella nebbia assolata delle languide ore, quale visione grandiosa prende forma nell'azzurro dei cielo! O Meta Lontanissima, oh, l'acuto richiamo del tuo flauto! Dimentico, sempre dimentico, che tutti i cancelli sono chiusi nella casa dove vivo solitario!