Scritta da: Marabu

Dedicata

A te che hai trovato la strada nel vento.
A te, cui lo sgomento
altre vittorie aspetta
e la porta dei sogno
si fa, ogni giorno, più stretta.
A te che il coltello del tempo
ha già tagliato una parte di te stessa
alzo, oggi, il calice d'argento
ed il tuo Dio
ti dedicherà una messa.
Fabrizio Pizzorni
Composta mercoledì 13 maggio 1981
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    Scritta da: Marabu

    L'albero della vita

    L'albero della vita e i suoi frutti d'oro
    magico melograno e le fontane loro
    Signore dell'anello, pecore, santi e cani
    Parole dette in fretta, rimandate a domani.
    Strade percorse e gravi verso il sole al tramonto
    giochi di ragazzine che fanno il girotondo.
    Piove la nebbia intorno piove su tutto il mondo
    lasciano il pianto agli occhi nel profondo.

    "Giuda, che cosa hai fatto?"
    "Quel che dovevo fare!"
    "Giuda, perché l'hai fatto?"
    "Qualcuno doveva tradire!"
    "Giuda, qual era il prezzo?"
    "Trenta denari d'oro!"
    "T'han dato anche una corda."
    "L'ho fatto anche per loro!"

    L'albero della vita, ora ha una corda appesa
    che sa d'ipocrisia e d'incenso da chiesa,
    di voci appese ai fili d'un'altra notte scura.
    Non ci sarà domani per quelli che han paura!
    I giorni del terrore, per me, son già lontani.
    Per quelli che han paura non ci sarà domani!
    Fabrizio Pizzorni
    Composta mercoledì 25 novembre 1981
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      Scritta da: Marabu

      A mio figlio

      Subito un tonfo e un rivo rosso sangue
      Poi la paura ed il trillar nervoso
      Poi le mie corse, poi quel volto teso
      Quell'urlo atroce rimasto in sospeso.

      Il pianto che non voleva venire,
      la gioia espressa da altre voci intorno;
      "è maschio, è il terzo" e correre e gridare
      ma il correr tuo era senza ritorno.

      Notte e un dolore atroce
      stringeva come fuoco il basso ventre.
      Abiti bianchi come trini a Natale.
      "Non solo a nuocere viene tutto il male".

      E la bestemmia rimase lì, sospesa
      fra cielo e terra, quasi fosse indecisa
      se disturbare le orecchie dell'Eterno
      o, quatta quatta, tornarsene all'inferno.

      E restò lì, senza saper che fare,
      guardando intorno chi l'aveva udita.
      Poi la rividi, al mio fianco, cadere
      Inciampando sui gradini di un altare

      e mi seguì per veder s'era vero
      che l'alba, a volte, nasce anche nera,
      che il giorno passa senza sapere come
      guardando l'uomo che si faceva sera.
      Fabrizio Pizzorni
      Composta mercoledì 4 marzo 1981
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