Le migliori poesie di Edgar Allan Poe

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Scritta da: Silvana Stremiz

Una Valentina

È scritta questa rima per colei i cui occhi
lucenti ed espressivi come i gemelli di Leda,
troveranno il suo stesso dolce nome annidato
sulla pagina, celato ad ogni lettore.
Osservate i versi attentamente! Vi è in essi
un tesoro divino - un talismano - un amuleto -
che si deve portare sul cuore. Osservate poi
il metro - le parole - le sillabe!
Nulla si tralasci, o sarà vana la fatica!
E non v'è, nondimeno, nessun nodo gordiano
che senza una spada non potreste disciogliere,
se solo n'afferraste il soggetto.
Tracciate sul foglio, scrutate da occhi
in cui l'anima balena, s'ascondono, perdute,
tre parole eloquenti, spesso dette e spesso udite
da un poeta a un poeta - e d'un poeta è anche il nome.
Le sue lettere, benché ingannino, ovviamente,
come il Cavalier Pinto - Mendez Ferdinando -
sono, invece, sinonimo del Vero. - Ora basta!
Pur facendo del vostro meglio, non sciogliereste l'indovinello.
Edgar Allan Poe
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    Scritta da: Ombra Nella Notte

    Il verme conquistatore

    Guardate! È una serata di gala
    In questi ultimi anni desolati!
    Uno stuolo d'angeli alati!
    Tra i veli e sommersi dal pianto,
    A teatro siede a vedere
    Un dramma di speranze e timori,
    L'orchestra emette a tratti in sordina
    La musica delle sfere.

    Parodiando Iddio nel cielo, i mimi,
    Sottovoce borbottano, sussurrano
    E si gettano qua e là. Marionette
    Soltanto che vengono e vanno
    Al cenno di cose immense informi
    E spostano gli scenari avanti e indietro
    Scuotendo dalle loro ali di Condor
    L'invisibile Affanno!

    Un dramma così variegato, non temete,
    Non sarà scordato!
    Col suo Fantasma per sempre inseguito
    Da una folla che mai non l'afferra,
    In un cerchio che sempre ritorna
    Nello stesso identico punto,
    E molta Pazzia, e ancor più Peccato,
    E Orrore animano la trama.

    Ma guardate, tra la ridda dei mimi,
    S'insinua una forma strisciante!
    Una cosa rossosangue si snoda
    Sbucando dalla scena deserta!
    Si snoda! Si annoda! Tra spasmi mortali
    Suo cibo diventano i mimi,
    Singhiozzano i serafini ai denti del mostro
    Di sangue rappreso imbevuti.

    Spente, spente le luci, tutte spente!
    E sopra ogni forma fremente,
    Funebre sudario il sipario
    Vien giù con fragor di tempesta,
    E gli angeli pallidi esangui,
    Levandosi, svelandosi, dicono
    Che quella è la tragedia "L'Uomo",
    E il Verme Conquistatore, l'eroe.
    Edgar Allan Poe
    Composta martedì 22 marzo 2011
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      Scritta da: sagea

      Annabel Lee

      It was many and many a year ago,
      In a kingdom by the sea,
      That a maiden there lived whom you may know
      By the name of Annabel Lee;
      And this maiden she lived with no other thought
      Than to love and be loved by me.

      I was a child and she was a child,
      In this kingdom by the sea:
      But we loved with a love that was more than love -
      I and my Annabel Lee;
      With a love that the winged seraphs of heaven
      Coveted her and me.

      And this was the reason that, long ago,
      In this kingdom by the sea,
      A wind blew out of a cloud, chilling
      My beautiful Annabel Lee;
      So that her high-born kinsmen came
      And bore her away from me,
      To shut her up in a sepulchre
      In this kingdom by the sea.

      The angels, not half so happy in heaven,
      Went envying her and me -
      Yes! that was the reason (as all men know,
      In this kingdom by the sea)
      That the wind came out of the cloud one night,
      Chilling and killing my Annabel Lee.

      But our love it was stronger by far than the love
      Of those who were older than we -
      Of many far wiser than we -
      And neither the angels in heaven above,
      Nor the demons down under the sea,
      Can ever dissever my soul from the soul
      Of the beautiful Annabel Lee;

      For the moon never beams without bringing me dreams
      Of the beautiful Annabel Lee;
      And the stars never rise but I feel the bright eyes
      Of the beautiful Annabel Lee;
      And so, all the night-tide, I lie down by the side
      Of my darling - my darling - my life and my bride,
      In the sepulchre there by the sea -
      In her tomb by the sounding sea.
      Edgar Allan Poe
      Composta venerdì 12 agosto 2011
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        Scritta da: Valeria S

        Un sogno dentro un sogno

        Questo mio bacio accogli sulla fronte!
        E, da te ora separandomi,
        lascia che io ti dica
        che non sbagli se pensi
        che furono un sogno i miei giorni;
        e, tuttavia, se la speranza volò via
        in una notte o in un giorno,
        in una visione o in nient'altro,
        è forse per questo meno svanita?
        Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
        non è che un sogno dentro un sogno.

        Sto nel fragore
        di un lido tormentato dalla risacca,
        stringo in una mano
        granelli di sabbia dorata.
        Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
        per le mie dita, e ricadono sul mare!
        Ed io piango - io piango!
        O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
        O Dio! Mai potrò salvarne
        almeno uno, dall'onda spietata?
        Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
        non è che un sogno dentro un sogno?
        Edgar Allan Poe
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          I recessi ombrosi dove in sogno io vedo
          i più vaghi uccelli canori,
          son come labbra - e tutta la tua melodia
          di parole cui il labbro da forma. -
          I tuoi occhi, gemme nel cielo del cuore,
          desolati si posano allora,
          o Dio!, sulla mia mente funerea -
          luce di stelle su un nero drappo.

          Il tuo cuore - il tuo cuore! Mi ridesto
          e sospiro, e dormo per sognare
          di quella verità che l'oro non può mai comprare -
          e di quelle futilità che sempre può, invece.
          Edgar Allan Poe
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Solo

            Fanciullo, io già non ero
            come gli altri erano, né vedevo
            come gli altri vedevano. Mai
            derivai da una comune fonte
            le mie passioni - né mai,
            da quella stessa, i miei aspri affanni.
            Né il tripudio al mio cuore
            io ridestavo in accordo con altri.
            Tutto quello che amai, io l'amai da solo.
            Allora - in quell'età - nell'alba
            d'una procellosa vita - fu derivato
            da ogni più oscuro abisso di bene e male
            il mistero che ancora m'avvince -
            dai torrenti e dalle sorgenti -
            dalla rossa roccia dei monti -
            dal sole che d'intorno mi ruotava
            nelle sue dorate tinte autunnali -
            dal celeste baleno
            che daccano mi guizzava -
            dal tuono e dalla tempesta -
            e dalla nuvola che forma assumeva
            (mentre era azzurro tutto l'altro cielo)
            d'un demone alla mia vista -.
            Edgar Allan Poe
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              Sonetto alla scienza

              Scienza, vera figlia ti mostri del Tempo annoso,
              tu che ogni cosa trasmuti col penetrante occhio!
              Ma dimmi, perché al poeta così dilani il cuore,
              avvoltoio dalle ali grevi e opache?
              Come potrebbe egli amarti? E giudicarti savia,
              se mai volesti che libero n'andasse errando
              a cercar tesori per i cieli gemmati?
              Pure, si librava con intrepide ali.
              Non hai tu sbalzato Diana dal suo carro?
              E scacciato l'Amadriade dal bosco,
              che in più felice stella trovò riparo?
              Non hai tu strappato la Naiade ai suoi flutti,
              l'Elfo ai verdi prati e me stesso infine
              al mio sogno estivo all'ombra del tamarindo?
              Edgar Allan Poe
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                Scritta da: Silvana Stremiz

                A una in Paradiso

                Eri per me quel tutto, amore,
                per cui si struggeva la mia anima -
                una verde isola nel mare, amore,
                una fonte limpida, un'ara
                di magici frutti e fiori adornata:
                e tutti erano miei quei fiori.

                Ah, sogno splendido e breve!
                Stellata speranza, appena apparsa
                e subito sopraffatta!
                Una voce del Futuro mi grida
                "Avanti, avanti! " - ma è sul Passato
                (oscuro gugite! ) che la mia anima aleggia
                tacita, immobile, sgomenta!
                Perché mai più, oh, mai più per me
                risplenderà quella luce di Vita!
                Mai più - mai più - mai più -
                (è quel che il mare ripete
                alle sabbie del lido) - mai più
                rifiorirà un albero percosso dal fulmine,
                nè potrà più elevarsi un'aquila ferita.

                Vivo, trasognato, giorni estatici,
                e tutte le mie notturne visioni
                mi riportano ai tuoi grigi occhi di luce,
                a là dove tu stessa ti porti e risplendi,
                oh, in quali eteree danze,
                lungo rivi che scorrono perenni.
                Edgar Allan Poe
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                  Scritta da: Silvana Stremiz

                  Romanza

                  Romanza, che ami annuire e cantare
                  col capo assonnato e le ali ripiegate,
                  tra verdi fronde, quali agita
                  nel suo fondo un ombroso lago,
                  fu per me un variopinto pappagallo
                  - oh, a me familiare uccello -
                  che m'apprese a dir l'alfabeto
                  e a balbettare le prime parole,
                  quando nel bosco selvaggio io giacevo,
                  fanciullo - dall'occhio sagace.

                  Ma da un pezzo, del Condor gli eterni anni
                  così scuotono il cielo stesso là in alto,
                  con tumulto di tuoni mentre passano,
                  che non ho io più tempo per oziose cure,
                  mentre spio l'inquieto cielo.
                  E quando un'ora con più lievi ali
                  getta su di me le sue morbide piume,
                  dissipar quel breve tempo con lira e rime
                  (vietate cose! ) - delittuoso parrebbe al mio cuore:
                  a meno che con le corde non vibri anch'esso.
                  Edgar Allan Poe
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                    Scritta da: Phantastica
                    Coloro che sognano di giorno sono consapevoli di molte cose che sfuggono a coloro che sognano solo di notte.
                    Nelle loro visioni grigie captano sprazzi d'eternità e tremano, svegliandosi, nello scoprire di essere giunti al limite del grande segreto.
                    In un attimo, apprendono qualcosa del discernimento del bene e qualcosa più che la pura e semplice conoscenza del male.
                    Edgar Allan Poe
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